
Spunti di riflessione su l’Aquila capitale della cultura. Le prospettive e i rischi. La necessità di uscire da un orizzonte prettamente regionale
di COSTANTINO FELICE*
Per un giudizio ponderato sull’Aquila capitale italiana della cultura 2026 occorrerebbe partire da un paio di cruciali interrogativi: con quali singolarità proprie il capoluogo abruzzese si presenta all’importante appuntamento? E qual è, di conseguenza, la sua forza di proiezione sullo scenario nazionale (e magari anche oltre)? A uno sguardo minimamente attento, stando a quanto emerge finora (ma del resto è già esplicita la programmazione d’insieme), appare concreto il rischio che il tutto possa ridursi ad una vacua ostentazione di banalità e luoghi comuni: i soliti insulsi stereotipi insomma (comprese le magiche formulette come “Città multiverso”, “multiterritorialità”, “Un territorio mille capitali” e consimili) i quali, anziché disvelare e valorizzare lo straordinario patrimonio culturale e artistico di cui L’Aquila è storicamente depositaria, lo distorcono ed occultano per la gran parte.