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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno V

AMAMI ALFREDO

romanzo popolare(ROMANZO POPOLARE)

   di SANDRO CIANCI

  

     Prima puntata

   

  Sara Tarda non si è sposata. Allora io quando la vado a trovare mi ci faccio certe chiacchierate. Anzi è lei che non sputa mai. Perché una persona sola, appena gli capita una a tiro, attacca una pippa che non la finisce più. E quando si mette a raccontare di Alfredo, addio.

     L’altro giorno ciavevo il sugo sul gas che mi si attaccava. E lei incomincia:

     “Io però gli volevo bene a Alfredo. Anche se lui non mi si cacava. Cioè era buono, ma si vede che mi mancava un certo nonsocché.

     Tutto modo aveva 30 anni più di me. Però che fa? Uno mica si sposa l’anagrafe! Sì, vabbè, io stavo nel sottoscala. Come “che significa?” Nel paese eravamo una scala: prima i signori che non si dovevano sporcare; poi medici avvocati e maestri di scuola che erano di seconda mano; appresso i mariti, scarpari e potechini che comandavano sulle femmine; a zero i cafoni e sottozzero noi, le serve femmine, che però siamo belle e se ne abbusavano. Ebbè tu dici che è per questo che non mi si cacava? Non zo, io dico che era per quel certo nonsocché.

     Tutto modo, nella fotoromanza che mi facevo nel mio io interiore lo chiamavo “Fred”, perché ciaveva un ciuffo bellissimo. Americano. Bruno, mare mosso,  occhi azzurri: un fotoromanzo. Io perciò dovevo stare attenta quando mi sedevo vicino al braciere perché la carbonella abbamba e allora mi uscivano le vacche alle gambe, cioè una tela rossa di ragno. E Fred mica si poteva mettere con una con le vacche!...

     Lui viveva d’aria. Era una cosa che non si può capire. L’aveva conosciuta in Africa dove ci stava per la guerra. Cioè un film: lui sta sul camion pieno di soldati, all’exabrutto esce un aeroplano di nemici. “Saltiamo!”, dice. E si butta giù. Gli va appresso solo uno con la valigia piena di suole (che poi che ci faceva non lo so). Passano cento metri e bum. “Guarda come volano!”, dice Fred: il contraccolpo della bomba ha aperto la valigia e via le suole come rondinelle al volo. “Sembrano mille paesi di farfalle!”, dice per non pensare ai compagni morti, “E quella è l’aria… E quel cielo pulito è una corda azzurra di violino…”, piange, “Ma sul treno, mentre torno a casa, il mare non lo guardo, perché è la porta d’acqua dell’inferno. E prego Dio di non fargli toccare terra a quelle suole, perché la terra, così, fa schifo, porca zozza, e l’aria invece è leggera e canta e quel giorno la morte l’aveva bestemmiata”. Fred era un poeta e non si può capire.

Tornato dall’Africa, la notte non poteva dormire. E pensa la mamma che quante ne aveva fatte per farlo tornare a casa! Per esempio, quando le veniva il singhiozzo si faceva dire una lettera dell’alfabeto. E se uno le diceva “Effe”, rispondeva: “Effe? Alfredo!... Vuol dire che torna”. Oppure misurava la parannanza con il palmo della mano: se dopo l’ultima palmanna ci avanzava ancora un po’ di panno, “Sta per la via”, diceva.

Magagìa.

(Continua)
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