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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno VIII   -  2024

L'EREDITÀ CHE RESISTE

LIA3Cocullo, una piccola comunità emblema di resistenza civile, ospita il Museo del Rito dei Serpari e un Centro Studi dedicato ad Alfonso Di Nola. Antropologi ed istituzioni a lavoro per il riconoscimento di Patrimonio dell’UNESCO.


di LIA GIANCRISTOFARO

 Cocullo sarebbe un paese in crisi, se non fosse per la fortuna mediatica della sua festa, che cade il primo maggio. La festa consente di accettare serpenti come creature dell’equilibrio della natura, e anche di ritrovare fiducia nelle persone all’ombra di un piccolo campanile, espressione di una piccola comunità che in occasione della festa si allarga. Questa festa è espressione di un comune sentimento di religiosità verso questo santo, ma questa religiosità si estende, anche idealmente, al mondo dei laici, che sempre più affollano la festa, la quale in passato cadeva il primo giovedì di maggio.
Un primo “scossone” nella ripetitività dell’uso del giovedì è arrivato nel maggio del 2009 quando, per effetto del tragico sisma che il 4 aprile aveva colpito L’Aquila, per evitare assembramenti di migliaia di persone nella zona a rischio, la festa fu sospesa per ordine prefettizio e i pochissimi residenti, che, nel marzo del 2009, avevano catturato le serpi in onore di San Domenico e le custodivano nelle case in attesa del rituale, realizzarono privatamente la loro processione di ringraziamento al Santo. Negli anni successivi, per effetto del Decreto Legge 138 del 2011, che ha stabilito lo spostamento delle festività civili alla «prima domenica immediatamente successiva» oppure, in alternativa, al primo giorno festivo disponibile, la festa venne accorpata con la festa del Primo Maggio.
Lo spostamento di tre giorni e l’accorpamento con la festa del Primo Maggio consente una migliore gestione della festa stessa, visto che i cocullesi, residenti o di ritorno per l’occasione, hanno maggiore tempo da dedicare alla festa, la quale appunto dipende dal volontariato di una micro-comunità.
Dopo il cambiamento di data del 2011, a partire dal 2020 la festa è stata sospesa per la pandemiaRITO SERPARI2, e lo sarà anche quest’anno, nel 2021. Non sappiamo cosa succederà in futuro. Per questo, è in atto un processo di salvaguardia che coinvolge antropologi e istituzioni come il MiBAC e l’UNESCO.  
Constatando le fragilità del contesto sul quale poggia la trasmissione di questo patrimonio culturale, c’è una situazione di difficoltà indotta dallo spopolamento e dalla crisi che costringe i giovani a cercare sbocchi occupazionali altrove. Dal 1900 ai nostri giorni, il paese ha perso gran parte della popolazione, arrivando attualmente a meno di 300 abitanti. Dunque il rito rischia di sparire per la diminuzione dei cocullesi, che però non si arrendono al destino e per la loro resistenza sono un simbolo di tutti i paesi che cercano di arginare questa fuga verso le grandi città e le aree metropolitane.
Valutando l’importanza della devozione a San Domenico Abate, della festa in onore del Santo e del Rito dei Serpari dal punto di vista culturale, non possiamo non constatare il valore dei suoi contenuti simbolici, le ricadute sull’economia locale, l’impatto sul territorio, visto che un paese di 300 abitanti è in grado di attirare, con la sua festa, anche 20mila visitatori. Nessuna festa abruzzese al giorno d’oggi, per quanto pubblicizzata, finanziata ed enfatizzata, registra mai questo impatto sociale e mediatico dall’estero e dalla Nazione intera.
Da qui, il progetto di salvaguardia nazionale e internazionale e il riconoscimento come patrimonio da parte dell'UNESCO: un patrimonio dell'umanità. La candidatura necessita di un lavoro in campo di anni, trattandosi di un bene immateriale essa consta soprattutto di formazione, organizzazione, progettazione di uno sviluppo sostenibile, equo e solidale. Il Comune di Cocullo, oltre ad essere sede del Museo del Rito dei Serpari, nel corso di questi anni è diventato la casa degli studiosi, grazie alla presenza del Centro Studi dedicato al grande studioso Alfonso M. Di Nola, unendo i piccoli Comuni di Scontrone, Fontecchio, Vittorito, Raiano, Morino, Pettorano sul Gizio, associati nel progetto “AbruzzoèAppennino”; costruendo legami con i Comuni di Foligno, Sora, Atina, Sant’Elia Fiumerapido, Villalago, Villamagna, Pretoro, San Pietro Avellana, Fornelli, Caiazzo legati alla devozione a San Domenico Abate; aprendosi a percorsi di salvaguardia delle specie ofidiche protette assieme alla Riserva Naturale di Anversa degli Abruzzi, alla Riserva Naturale Lago Pio – Villalago, all’Ente Parco PNALM, all’Ente Parco Maiella /Morrone, al Parco Sirente Velino, alla Provincia dell’Aquila, alla Regione Abruzzo, alle Associazioni Pro Loco, alle AzienMUSEO COCULLOde di prodotti locali, al Museo delle Genti di Abruzzo, alle Università D’Annunzio Chieti/Pescara, all’Università dell’Aquila, all’Università di Teramo, portando in questo piccolo paese, per convegni nazionali e internazionali, intellettuali e politici di rilievo come Franco Cardini, Dacia Maraini, Serge Latouche, Riccardo Di Segni, Pietro Clemente, Keled Fouad Allam. Sicuramente un salto di qualità, nella specificità della formazione interna, è stato fatto nel 2013, con la realizzazione, insieme con SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia Demo-Etno-Antropologica), di iniziative periodiche di formazione sui temi del patrimonio culturale e delle risorse del territorio (inventari partecipativi). Il ruolo fondamentale di coordinamento e consulenza, nell’ambito del processo di candidatura a patrimonio UNESCO, ce l’ha Valentina Zingari (SIMBDEA), un’antropologa esperta in questo settore, tanto da essere considerata un punto di riferimento fondamentale nel Forum Internazionale delle ONG accreditate all’attuazione della Convenzione UNESCO 2003. Certamente, il processo di candidatura necessita di fund-raising: questo è l’aspetto più dolente della situazione. La “comunità di eredità” di Cocullo si impegna dagli anni ’80 nell’intraprendere un percorso partecipativo di ricerca, riconoscimento e rispetto delle pratiche, delle conoscenze naturalistiche locali e dei legami tra i valori della festa e il territorio come suo contesto vitale.

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