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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

AMOR SACRI

AMOR SACRIIl nuovo libro di Nicola Ranieri reca per sottotitolo Il rimosso dell’Occidente ormai planetario. Ne riportiamo qui il risvolto di copertina, l’incipit e una nota biografica dell’autore.

 

Nicola Ranieri,
Amor sacri.Il rimosso dell'Occidente ormai planetario,
 Carabba, Lanciano, 2020, pp. 460. € 20,00.

 

Il maschile e il femminile come tutti gli opposti, essendo complementari, si cercano sempre, rimanendo comunque opposti.
L'uno: semplice e prevalentemente esteriore; definibile, afferrabile; fallico e identitario; aggressivo perché limitato.
L'altro: pervaso da un piacere intimo e diffuso; non definibile, contraddittorio, inafferrabile, illimitato; diveniente come la natura che ama nascondersi e custodire il suo segreto.

Fin da Pitagora, forte è il contrasto tra limite e spaventosi illimite.
Nasce d qui l’esprit de geometrie: l’aritmo-geometria, la scienza dei numeri per mettere ordine nell’illimitato caos – da cui, però, tutto origina secondo un suo misterioso ordine. Per scoprire il quale (o per illudersi di averlo scoperto) i maschi – soprattutto occidentali e divenuti nel frattempo individui proprietari e quindi dediti ad afferrare ogni cosa con l’avere o con l’essere – si sono imprigionati. Imprigionando insieme a se stessi le donne e la natura, nel carcere di propria mano costruito.

Il libro, attraverso la libera rielaborazione e l'analisi critica di opere letterarie, filosofiche, psicoanalitiche e cinematografiche, riflette con sguardo inusuale sul donde e il dove dell'uomo occidentale, sul suo carattere e il suo destino.

L’incipit; «Nessun simile piange la morte di un leone nella savana. Solo gli uomini, a differenza degli animali che ne sono incapaci, si stringono commossi attorno a un feretro. Come noi oggi. Un paese, una comunità intera piange la morte di un uomo onesto, buono e giusto. Dedito al lavoro, alla famiglia, agli altri…». 

“Sul caposaldo dei valori cristiani e della vita nella fede, che le darebbe senso e la renderebbe segno testimoniante l’invisibile agire divino, l’omelia nettamente distingue gli uomini dagli animali, secondo la plurisecolare quanto infondata gerarchia degli esseri viventi, a sostegno del creazionismo contro l’aborrita teoria dell’evoluzione”.
Così, ascoltando in maniera non distratta, cercavo – con reminiscenze, rudimenti scientifici, razionali e perfino di buon senso – di rispondere mentalmente alle affermazioni esplicite, agli impliciti rimandi, agli accostamenti impropri tra figure, personaggi biblici e il defunto. Al dilungarsi, per nascondere la vuota retorica di circostanza, di un parlare con quasi niente da dire su uno che non frequentava la chiesa e, riservato, non manifestava facilmente o a chiunque le sue idee. Comprendevo, certo, anche la dose di ingenuità, vera o presunta, di parole magari pensate in buona fede per un morto anziano ma non ancora vecchissimo. E tuttavia i giri a tratti insensati delle frasi, il tono – denso di pause e silenzi a effetto – così accorato da suonare falso, mi riportavano agli anni dell’adolescenza. A quando, scandalizzato da doppiezza e falsità dei preti, decisi che non avrei più messo piede in chiesa. Mi dichiarai enfaticamente ateo. Ignoravo allora che avrei impiegato gran parte della vita per diventarlo e che si trattava, al massimo, di un incipiente atteggiamento eretico. Maturai in seguito – prima da solo e sulle opere di Nietzsche poi – la convinzione che i cristiani, se sinceri e onesti, per sete di verità diventano atei.
Le risposte mentali all’omelia, le preghiere risuonanti dei fedeli per le navate, le mie lontane decisioni enfatiche di gioventù erano comunque meno intense di immagini recenti ben più profonde. Che mi aiutavano solo in parte a mitigare l’urgere emotivo; a frenare il groppo alla gola.

Nicola Ranieri (1947), laureatosi con Pasquale Salvucci nell’Università degli Studi di Urbino con una tesi di Filosofia della scienza, prosegue lo studio della medesima disciplina con Ludovico Geymonat nell’Università Statale di Milano. Collabora alla rivista Cinema nuovo e con Guido Aristarco è commissario d’esame di Storia e critica del cinema nell’Università La Sapienza di Roma. Docente di Italiano e Storia, di Storia e Filosofia al Liceo Classico, tiene numerosi corsi di Cinema a studenti e docenti, in molte scuole. Insegna Italiano e Storia negli Istituti superiori. Organizza e cura rassegne cinematografiche.; mostre d’arte; cicli di concerti; incontri su diversi temi, con la partecipazione di importanti studiosi italiani.
Scrive su apassoduomo.it e su medium.lasinovola.com.
Ha pubblicato Amor vacui. Il cinema di Michelangelo Antonioni, Meta, Treglio 2913 (II edizione); Verrusio/Éteras. L’arte non muore, Meta, Treglio, 20111; Le stagioni dell’amor sui, (romanzo), Rendina Editori, Roma 2001;  Odissea nello spazio-tempo, IRRE-Abruzzo 2005 – ipertesto multimediale per il centenario della Teoria della relatività, in collaborazione con i Laboratori del  Gran Sasso; Nel vento, nel mare, Arte della stampa, Vasto 1995.

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