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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

IL RIMOSSO DELL'OCCIDENTE

AMOR SACRIAmor sacri. Il rimosso dell’Occidente ormai planetario, di Nicola Ranieri, Carabba, Lanciano, 2020, pp. 460, € 20,00.

«Temi filosofici che diventano pasto quotidiano».

 

                           Recensione di MARIO SETTA

 

Non è facile, né normale immergersi in un libro. E capita raramente perché un libro è destinato alla lettura. Ma il libro di Nicola Ranieri, Amor Sacri, è un antro, un museo, la famosa caverna di Platone in cui persone detenute e libere vivono insieme. Parlano, discutono, raccontano e si amano come nell'Eden mitologico. Temi filosofici che diventano pasto quotidiano.
Filosofia e poesia, storia e letteratura, psicanalisi e sociologia, psicologia ed economia, musica e cinema, realtà e immaginazione, parola e pensiero in un discorso senza fine e sempre aperto.
Sei la "res cogitans" per eccellenza, ma come "res extensa" il libro assume i caratteri d'un breviario, sempre tra le mani, un canto infinito senza l'Amen.
Un confronto sistematico con i maggiori intellettuali di ogni tempo, privilegiando Socrate e Platone, Freud e Jung. Su quest'ultimo e il suo rapporto con jung e freudSabina Spielrein, il libro ne è una approfondita analisi psicanalitica. Un cammino pluridisciplinare che affronta ogni aspetto esistenziale, in particolare l'obiettivo dell'homo oeconomicus, il punto più alto in cui siamo arrivati, attraverso la riduzione statistico-matematica sotto il controllo degli algoritmi fino alla ricerca dell'algoritmo degli algoritmi, l'algoritmo definitivo, risolutore di qualsiasi problema, quando gli uomini diventerebbero tutti automi. Una prospettiva possibile, stando alle tesi dello storico israeliano Harari, che ne tratta nei suoi libri. Ranieri accenna anche alla New Age ispirata a Ilya Prigogine che vede l'universo evolversi secondo un processo di "auto-organizzazione creativa". Idea rafforzata dal biologo Rupert Sheldrake che parla di un universo non meccanicistico, governato da leggi soggette al cambiamento. Forse, inconsapevolmente, un riferimento alle teorie di Teilhard De Chardin, paleontologo, sulla natura umana e l'interpretazione dell'universo in cammino verso il punto Omega.
Nel capitolo "Coazione a ripetere" viene riportato un lungo brano di Freud in cui il contrasto vita/morte, Eros e Thanatos, si risolve nella affermazione della morte: "dato che le cose inanimate persistono a quelle vive, la meta di ogni vita è la morte per cause interne; è il ritorno all'inanimato".
La trattazione di Ranieri risulta talmente complessa e profonda che richiama ogni altro spiraglio e personaggi in riferimento all'argomento affrontato. L'esito catastrofico della prima guerra mondiale porterà Freud ed Einstein ad analizzare la vita umana affermando che la pacificazione è un'illusione, perché "il carattere primordiale dell'odio è più antico dell'amore", ma ciononostante, "legge universale deve essere la pace anche se noi siamo fatti biologicamente per la lotta".
Il brano di René Girard, tratto da La violenza e il sacro pone in risalto la prevalenza della violenza nei rapporti tanto da dire: "gli amici sono acerrimi nemici" e persino "sacro e violenza reciprocamente si richiamano".
Tutta la storia del pensiero, tra "res cogitans" e "res extensa" cartesiane, tra carne e spirito delle religioni, non cessa mai l'urgenza di svelare l'"arche'" Morte a Veneziadella "phisis". Perfino l'arte moderna era rimasta alla tipologia del passato, ma solo con Courbet si compie un passo decisivo, culminando nell'opera L'origine du monde, l'abisso da cui si proviene. Ranieri sostiene che le donne non sentono la necessità di chiedersi il perché (archè) della natura, della "phisis", che in loro palpita.
Se all'inizio del libro c’è la presentazione del film "Morte a Venezia" di Luchino Visconti, tratto dal romanzo di Thomas Mann, alla conclusione ci si trova di fronte al film di Pasolini, "Edipo re".
Una analisi potente, straordinariamente acuta dei due film, che lascia colpiti e frastornati per le problematiche sollevate. Una riflessione a vasto raggio, anche per il fatto che l'autore è notoriamente un esperto di cinematografia. Resta l'osservazione che Nicola Ranieri tende e riesce a presentare, sulla scia dei grandi psicoanalisti, la sua autopsicanalisi, come se volesse tentare l'obiettivo dell'unum, del mito dell'androgino, morte e rinascita.
Negli ultimi capitoli, i più chiari e personali, prendendo lo spunto da René Girard, che viene giustamente criticato, Ranieri affronta tematiche di stampo religioso e in particolare del Cristianesimo, la Chiesa, Gesù Cristo, sulla scia di Nietzsche, assunto come testimone esistenziale fondamentale su questi problemi. La vita e l'opera di Nietzsche diventano pagine aperte di critica e di riflessione. In Ecce homo Nietzsche, trovandosi a Roma, pensa e decide di andare a L'Aquila, città di Federico II, laica per natura. Non ci riuscirà ma il tentativo era chiaro: contrapporre L'Aquila a Roma. Simbolicamente: Cristianesimo e laicità.
Sul problema e personaggio Gesù, Ranieri cita Jaspers, ma ricorre anche ad una serie di intellettuali, come Marx, Cacciari, Bloch, Pasolini, Le Goff. Una trattazione piacevolmente personale, anche se correttamente contestualizzata.
Sul problema e personaggio Maria viene presentato il film di Godard, Je vous salue, Marie in cui la donna-Maria diventa simbolo della donna reale.
L'ultimo capitolo ha per titolo "In memoria di me?" ed è un inno all'estasi. Probabilmente l'inno autobiografico dopo la lunga estasi vissuta scrivendo il libro. L'uscita dall'antro platonico finalmente libero, per vivere in compagnia la vita normale di ogni giorno.
Termino col dire che personalmente, sulla base della mia formazione teologico-filosofica, il libro mi ha veramente sbattuto di fronte ai problemi esistenziali di persona, di prete sospeso a divinis, di uomo felice di condividere le analisi di un amico.

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