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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno VI   -  Articoli di Aprile 2022

SULLA VIA DI ESOPO

LEBRONLebron, I polli sognano le aie, Tabula Fati, Chieti, 2022.
Un libro che si situa nell’area del pensiero surreale, divergente, ironico, non convenzionale, colto. 

   

RECENSIONE EIDE1Sorprendere, far sorridere, promuovere una sonora risata è un’operazione seria: non per caso, la vis comica, il senso dello humor, l’ironia, la ricombinazione in modo inconsueto di elementi noti hanno suscitato, non da oggi, domande complesse e prodotto un labirinto di interpretazioni e riflessioni pratiche, teoriche, filosofiche, educative. Socrate, per esempio, si serviva dell’ironia per segnalare i dogmi e i pregiudizi in cui si rifugiano i pigri, e ad Aristotele siamo debitori della più antica definizione del “comico”. Nel rappresentare la distrazione in opposizione alla previsione; nel provocare uno strappo nel tessuto della quotidianità; nell’introdurre nella serietà della vita un elemento di ameno distacco, l’umorismo, la comicità, l’ironia costituiscono una necessità vitale per l’equilibrio psichico e, in sovrappiù, inducono, che lo si voglia o no, a leggere la realtà, la società, il mondo quotidiano in modo differente da quello normato della consuetudine. Questo libro, come può dedursi anche dall’eccentricità del suo titolo e della sua copertina su cui si staglia il muso altero, impassibile, solenne di un boxer dal manto bianco che indossa lo smoking, si situa a pieno titolo nell’area del pensiero surreale, divergente, ironico, non convenzionale, colto. E per più di un motivo.
Innanzitutto perché, come dichiara nella presentazione Sabatino Ciocca, il suo autore è un cane che risponde al nome di Lebron. Qualcuno maliziosamente o malignamente potrebbe asserire che la circostanza non è inusuale. Ma in questo caso cadrebbe in errore: vuoi perché Lebron appartiene alla orgogliosa famiglia dei canidi e nessun gratuito, improprio, irriguardoso apparentamento lo lega agli umani di bassa lega; vuoi perché rivitalizza, attraverso questo suo impegno intellettuale, quell’antica e colta tradizione letteraria che, fin dai tempi di Esopo, ha dato voce e pensiero agli esponenti di quel mondo parallelo, gli animali appunto, che hanno partecipato da comprimari e/o da protagonisti agli eventi reali o ideali della storia degli uomini.
A questo punto del discorso, corre l’obbligo di precisare che Lebron è riuscito in questo intento per una serie di fortuite e fortunate evenienze. La prima delle quali è legata al fatto di dimorare, fin da cucciolo, in una casa in cui i libri non costituiscono un orpello o un elemento di arredo ma vengono “letti” e, all’occorrenza, sono disponibili anche ad essere masticati e digeriti come è successo a I nostri antenati di Italo Calvino. È in tale ambiente che il Nostro ha elaborato quella filosofia dell’esistenza che qui, in questa sua opera prima, propone all’attenzione del lettore.
In secondo luogo, perché queste pagine sono costruite su una forma comunicativa oggi tanto remota quanto inosservata: il dialogo. Com’è noto, il dialogo, modo privilegiato per conversare, discutere, domandare e rispondere tra persone associate da un comune interesse e da un interattivo e informato mondo vitale (Socrate docet) non è più di moda, soppiantato com’è da vacuità, cicalecci, messaggini, chiacchiere incontinenti, borborigmi mentali, connessioni omologanti e disossate. Lebron, invece, che cerca la relazione reale e concreta e ha cura vuoi della “parola”, vuoi del concetto ritualistico del comunicare, rivitalizza questa ormai dismessa forma interattiva invitando ad accompagnarlo in queste divagazioni sulla vita il suo padrone/amico/coinquilino, Sabatino Ciocca (familiarmente chiamato “Saba”), riservando tuttavia a sé (almeno a mio avviso) il ruolo di primo attore e a Saba quello di comprimario.
Va da sé, e per coerenza con queste premesse, che anche la veste tipografica di questi pensieri non ossequia formati normalizzati: di qui la scelta di impaginarli in foggia di un maneggevole album, rinforzato iconograficamente con quelle sintetiche espressioni comunicative che affidano il pensiero all’evidenza del segno: le vignette.Il risultato è una raccolta di immagini e pensieri brevi e concisi sulla quotidianità degli umani, innervata di quel segno di libertà, sagacia, irriverenza, ovvero di quella spezia necessaria a insaporire la vita che è l’ironia. In queste pagine, tuttavia, (è d’obbligo sottolinearlo) abita l’ironia giocosa, bonaria, generosa che, pur invitando a riflettere su una contemporaneità che avrebbe bisogno di numerosi interventi di ristrutturazione e di restauro, non bara, non colpisce in modo corrosivo, non spara alla schiena o attraverso la tasca. L’ironia che si respira in queste pagine è di tutt’altro segno: anche quando mette a tema il malcostume, le miserie ricorrenti di una società sempre più impersonale, boriosa, devitalizzata, incapace di condivisione, responsabilità, convivialità sociale, si propone in veste di scherzoso distacco. L’ironia di Lebron è, dunque, singolarmente trasgressiva per questo nostro tempo in cui, all’opposto, si contrabbandano per tale il sarcasmo, la derisione, la dissacrazione, il dileggio, lo scherno, la critica plebea. Ma qui, lo ripeto, non c’è traccia di questi offensivi colpi bassi, né di critica graffiante. Lebron usa il fioretto non la sciabola in questa sua lettura delle derive e delle contraddizioni dell’oggi e, pur essendo un briccone, è un briccone misurato, aggraziato, sornione, morbido come un gatto.
Attraverso Lebron, dunque, Sabatino Ciocca conferma il suo profilo di intellettuale sottile, arguto, originale che non sa nascondere il proprio fastidio per questi nostri tempi frammentati e accidiosi quanto vacui e arroganti che, avendo eletto a proprio modello l’ordine mediocre, non sanno criticarsi, né correggersi e, verosimilmente, né conoscere, riconoscere e, meno che meno, praticare la vitalità dello humor. La capacità di creare nodi di opposizioni, di cogliere l’esuberante vitalità di espressioni rovesciate rispetto al senso comune, insomma di ridere e sorridere ha bisogno, per esprimersi, di perspicacia, stupore immaginativo, cultura, creatività, socialità, intuizione. Ovvero di elementi che, al momento, paiono abitare altrove e solo raramente, quasi in veste di turisti frettolosi, rompono l’innervante mediocrità del presente, come in queste pagine dimostrano l’imperturbabile Lebron e il suo sagace amico Saba.

   

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