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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno V

NAVIGARE SENZA FRETTA

BRUNO1 contigianiQuesto è il tempo dell'incertezza, ma anche della scoperta e dell'accettazione dei tempi lunghi e della resistenza all'autoisolamento, che è più insidioso di quello imposto. I piccoli passi aiutano nel cammino.

di BRUNO CONTIGIANI

 

Quando si è soli le giornate durano un anno e gli anni un giorno. Non ricordo dove ho sentito questa frase, ma l'ho trovata per molti versi vera. Sono stati lunghi i giorni passati? Come li abbiamo trascorsi? Che cosa è cambiato?
Alla fiducia dei primi giorni, è subentrata un po' di rassegnazione e un vago senso di inutilità.
Se scorriamo il diario di quei mesi ci accorgiamo però che di cose ne abbiamo fatte tante e anche se non sono riuscite a farci vincere la pandemia ci hanno fatto arrivare fin qui.
Quello che si affaccia ora è un ancor più difficile tempo dell'attesa, all'insegna dell'incertezza, in cui sentiamo il bisogno di qualche cosa di nuovo, che possiamo sfidare anche con un po' allargata ripetitività.
Non sarà certo un nuovo televisore a rivitalizzarci e nemmeno una nuova ricetta, ma passando in rassegna le esperienze trascorse potremmo trovare un modo semplice per ampliarle. Quel piccolo passo ci rimetterà in moto e ci consentirà di tornare a rivolgerci agli altri nel segno della reciprocità, agendo, senza soverchie aspettative, la prima mossa.
Nando Cianci, mi chiede se l‘isolamento favorisce in qualche modo l’esigenza di rallentare il ritmo della nostra quotidiana esistenza. L'isolamento ci ha obbligato a rallentare e per molti è stato durissimo. Chi aveva imparato a scalare le marce della quotidianità sarà riuscito a superarlo senza tanti danni, qualcuno con soddisfazione. Ora, però, siamo di nuovo in ballo, quindi? Per cominciare, potremmo immaginare di navigare verso occidente nell'incertezza, senza fretta e avendo il coraggio di riprendere le attività che avevamo messo in campo, non cedendo all'autoisolamento, molto peggiore di quello forzato. Non si tratta di tornare a cantare sui balconi, si tratta di accettare il senso dei tempi lunghi, riprendendo in mano il telefono e parlando con vecchie e nuove conoscenze, oppure semplicemente facendo bene il nostro lavoro. Con pazienza: forse non andrà tutto bene, ma di sicuro meglio. Avremo superato una guerra senza sentirci dei reduci, e come ci ricorda Alessandro Baricco in Novecento avremo una storia da raccontare: «Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla».

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