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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno V

LE CATENE DEL SISTEMA

Mario SettaIl Concordato tutela la Chiesa o ne vincola la libertà? Andare oltre di esso non è una pretesa laicista, ma un’esigenza evangelica.


di MARIO SETTA

 

Trentasette anni fa, il 18 febbraio 1984, ero finalmente libero dalle catene costituzionali. Veniva firmato il secondo Concordato, che riprendeva e correggeva quello dell’11 febbraio 1929 tra Chiesa e Stato, inserito e approvato integralmente come art. 7 nella nuova Costituzione Repubblicana.  Firmavano, a Villa Madama, per lo Stato italiano Bettino Craxi e per la Chiesa il cardinale Agostino Casaroli.
In un discorso del 20 marzo 1985, per la ratifica degli accordi, Craxi auspicava “il superamento della dimensione concordataria”, precisando che la riforma attuata dal suo governo doveva considerarsi come “revisione-processo”. Una situazione transitoria in attesa dell’abolizione del regime concordatario. Una politica craxiana che ancora oggi resta lettera morta, anche se col recente film “Hammamet” sembra risvegliarsi l’ombra del passato. Craxi proponeva una linea politica che si ispirava alla concezione liberale di Cavour, ma anche alla linea ecclesiale scaturita dal Concilio Vaticano II.
L’Accordo del 1984 superava le norme più odiose e anacronistiche, anche se prestava il fianco a vari aspetti di incompatibilità costituzionale. Un lungo elenco di fatti, con i quali lo Stato italiano privilegia la chiesa cattolica sarebbero incompatibili con la Carta Costituzionale. Questi, ad esempio, i più clamorosi: 
-il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio religioso. Un aspetto giuridico del matrimonio-sacramento, di cui la chiesa stessa dovrebbe richiedere l’abolizione, proprio per farconcordato emergere la netta distinzione tra matrimonio-sacramento, con i suoi attributi di indissolubilità e il matrimonio civile;
-gli effetti civili delle pronunzie dei tribunali ecclesiastici (Sacra Romana Rota) mediante la procedura dell’annullamento. Un autentico “vulnus” non solo al diritto ma alla concezione stessa di “sacramento”;
-l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, con la nomina dei docenti da parte degli Ordinari Diocesani;
-l’8 per mille, il meccanismo col quale si è sostituita la vecchia “congrua”, che lo Stato concedeva direttamente ai “dipendenti” della chiesa (vescovi, parroci, canonici, ecc.); alla condizione che se le entrate dell’8 per mille fossero state inferiori all’importo totale delle congrue, lo Stato sarebbe intervenuto per integrare la somma; se però le entrate fossero state superiori, il surplus sarebbe appartenuto alla Chiesa. Al momento del bilancio e del pareggio, la somma dell’8 per mille fu superiore e spesso doppia, tripla e perfino quadrupla. Cosa che ha riempito e continua a riempire di denaro le casse della Chiesa italiana.
Oggi il rapporto Chiesa-Stato resta il cardine dell’“establishment”. I Patti Lateranensi del 1929 (11 febbraio) colmavano la frattura tra Chiesa e Stato, creatasi dopo la breccia di Porta Pia. Ma ne aprivano un’altra: la frattura tra libertà religiosa e libertà civile. Lo Stato italiano, per alcuni aspetti, conservava la funzione di “braccio secolare”.  Basta ricordare l’art. 5 comma 3 del Concordato, che affermava: «In ogni caso i sacerdoti apostati o irretiti da censura non potranno essere assunti né conservati in un insegnamento, in un ufficio od in un impiego, nei quali siano a contatto immediato col pubblico». Sulla base di questo articolo, Ernesto Buonaiuti fu allontanato dall’insegnamento all’Università di Roma. L’ingiustizia non fu eliminata dalla Costituzione repubblicana, perché il Concordato fascista venne totalmente accolto con l’approvazione dell’art. 7.
A chi scrive, prete sospeso “a divinis” per motivi ideologico-politici, con due lauree statali, vincitore di concorso pubblico statale, nel 1980 venne negata l’immissione in ruolo. Pur appellandosi al diritto costituzionale italiano di essere in possesso della cittadinanza italiana e non quella vaticana, la rivendicazione non ottenne risultati positivi. Solo con la revisione craxiana del 1984, abolito il famigerato articolo 5, con successiva vincita di concorso mi è stata concessa l’autorizzazione ad entrare di ruolo nella scuola superiore.
Il sistema concordatario è stato e continua ad essere una catena che vincola la libertà della Chiesa. Limita la presentazione del messaggio di cui è depositaria. Andare oltre il concordato non è una pretesa laicista, ma una esigenza evangelica.
In un periodo particolare, quando la Chiesa Cattolica sotto la guida di papa Francesco, vive un tempo estremamente utile al rinnovamento, (il cosiddetto kairòs biblico), la revisione e l’abbandono del concordato potrebbe e dovrebbe essere una proposta derivante dalla Chiesa stessa. Una nuova via verso l’evangelizzazione universale. 
Ma pur, in nome della fratellanza mondiale, alla luce dell’enciclica Fratelli tutti, le condizioni storiche della Chiesa Cattolica non presentano la volontà di un rinnovamento radicale, che sopprima la Città dello Stato Vaticano e tutti i diversi ministeri che la compongono. Non sarà certamente papa Francesco ad operare una simile “kenosi” (annichilimento), ma un movimento di progresso umano che identificherà Chiesa-Società, in nome stesso dei valori umani, ancor oggi condannati e repressi dalla Chiesa e nella Chiesa.

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