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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

CELESTINO V, LA NEGAZIONE DEL POTERE

Mario SettaIl 13 dicembre 1924 Pietro da Morrone rassegnava le dimissioni, con un gesto interpretato come pavidità, ma che presentava il potere come ostacolo alla salvezza. Affermazione di libertà contro l’ipocrisia.

 

di MARIO SETTA

 

 

Una festa religiosa e civile mai celebrata. C'è sempre qualcosa di strano nella storia degli uomini. Qualcosa di inafferrabile, di incomprensibile. Ma certamente di calcolato, voluto, condiviso. L'interrogativo: perché il 13 dicembre di ieri e di oggi non è mai diventata una festa, una commemorazione mai avvenuta nella comunità religiosa né in quella laica? Una data rimasta nel silenzio, spesso nel più lontano dimenticatoio. In quel giorno, in quella data storica, un papa rassegnò le dimissioni. Si chiamava Celestino V. Un gesto mai accaduto. Un gesto profondamente rivoluzionario non solo nella storia della Chiesa, ma nella storia in generale. Imperatori e re dimissionari non pare ce ne siano stati, tranne di recente il caso di Akihito in Giappone. Le dimissioni non sono mai passate come gesto di esempio e di coerenza, ma come espressione di pavidità e di fuga dalle responsabilità. Le dimissioni di papa Celestino V furono e sono rimaste come denuncia, attacco ad un potere che aveva ben poco di evangelico. Ad un regime ed un sistema di vita lontani dalla vita eremitica che Pietro da Morrone aveva condotto fino alla incoronazione papale. Le dimissioni sono il frutto d'una consapevolezza interiore che nega il potere come tale, rinunciandovi e ritenendolo ostacolo alla salvezza. La fuga dal palazzo reale di Napoli, dove Celestino si trovava relegato come pontefice, anche se in una povera capanna costruita appositamente per lui, era la riconquista della libertà contro l'ipocrisia e la contraddizione. Un cristiano/papa non poteva vivere tra le ricchezze d'un re, accumulate frodando e impoverendo la povera gente. Lo stretto rapporto con Carlo II d'Angiò che lo schiacciava col suo potere regale e che muoveva tutti i fili del pontificato era una evidente ingiustizia che subiva e una colpa che lo affliggeva. Dopo l'incoronazione, il 29 agosto nella Basilica di Collemaggio a L'Aquila, Papa e Re partono per Napoli e vi arrivano il 5 novembre, accolti da una massa di napoletani entusiasti. Diventa suo segretario Bartolomeo da Capua, un uomo poco affidabile tanto che il cardinal Stefaneschi lo definisce il vero responsabile degli errori attribuiti a Celestino. I 107 giorni dal 29 agosto al 13 dicembre 1294 rappresentano il tempo di riflessione, di sofferenza, di espiazione per aver accettato la nomina a pontefice. Un tempo trascorso nel castello di fumonericordare e desiderare i luoghi del suo eremitaggio. Desiderio che cercherà di realizzare dopo le dimissioni e l'arrivo del nuovo papa, Bonifacio VIII. Lo farà nonostante l'ordine del papa di non tornare a Sulmona, al Morrone. Sarà il tempo della sua fuga giornaliera per evitare le guardie papali che lo vanno cercando. Una fuga che non durerà molto, perché individuato, catturato e imprigionato in una cella del castello di Fumone, dove muore il 19 maggio 1296. L'esempio di Celestino è stato seguito, dopo oltre sette secoli, da Benedetto XVI. Anche le sue dimissioni hanno significato la denuncia alla burocrazia vaticana e al suo isolamento nella attività pastorale di pontefice. Dimissioni che aprono nuove vie. Per questo il successore, papa Francesco, ha preferito vivere in una normale abitazione, casa Santa Marta, come stile e come esempio di vita. Non sappiamo se la data della sua ordinazione sacerdotale, il 13 dicembre 1969, abbia riferimenti con la data delle dimissioni di Celestino V, ma certamente un tempo non casuale e piuttosto provvidenziale per la particolarità dell'incontro tra i due, un pontefice che lascia il potere ed uno che lo accoglie. Esempi del genere e simili stili di vita dovrebbero diventare normalità nella Chiesa. Purtroppo gli episcopi, i palazzi dove risiedono i vescovi, sono costruzioni antiche, artisticamente decorate, con numerose stanze ornate. Lontani dagli eremi dove viveva e amava vivere Celestino. Il fenomeno delle dimissioni apre una strada nuova, meravigliosa non solo per la Chiesa, ma per l'umanità. La strada della critica al potere e della sua trasformazione in servizio. È la strada che, storicamente, si è già aperta ed è percorribile per tutti quegli uomini, laici e chierici, che si incamminano e costruiscono una umanità libera, fraterna, degna di essere.

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