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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

IL SORPASSO

SORPASSO1Il cambiamento culturale  e il clima di euforia e cinismo che accompagnarono il boom economico guardati con occhio satirico da Dino Risi nel suo celebre film.


di ROBERTO LEOMBRONI

 

Il boom economico italiano, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, si accompagna a una notevole dilatazione dei coROBERTOnsumi di massa: lavatrici, elettrodomestici, e soprattutto l’automobile (in particolare le utilitarie della FIAT: la 600 e la 500) che, insieme alla Vespa e alla Lambretta (gli scooter prodotti rispettivamente, dalla Piaggio e dalla Innocenti), costituisce il simbolo della motorizzazione di massa che investe la penisola all’alba del nuovo decennio. Lo sviluppo della rete autostradale, con l’avvio della costruzione dell’Autostrada del Sole Milano-Napoli, favorisce l’incremento delle esportazioni. Contemporaneamente comincia a diffondersi la consuetudine delle vacanze balneari e dell’assalto festivo ai litorali. 
Vera e propria metafora dell’Italia vacanziera in automobile è il capolavoro di Dino Risi, Il sorpasso (1962). Il titolo del film, classico esempio di “commedia all’italiana” (nonostante il finale tragico), ben rispecchia il clima di euforia, speculazioni e illusioni che caratterizza i primi anni Sessanta. Ma esso testimonia anche il cinismo che si manifesta nell’irrisione degli altri (soprattutto se appartenenti ai ceti medio-bassi della società), nello sfruttare le occasioni, nella prontezza nell’afferrare tutto ciò che la vita può offrire. Pur snobbato inizialmente dai critici, il film incontra un notevole successo tra il pubblico, non solo in Italia: negli Stati Uniti, esso esce con il titolo Easy life. Vari registi, tra i quali Martin Scorsese e Dennis Hopper (il regista del celebre road movie Easy Rider) dichiarano di averlo preso a modello. Coniugando felicemente farsa e tragedia, Il sorpasso ci regala soprattutto uno spaccato di grande precisione sociologica, al tempo stesso divertente e “impegnato”, di un’Italia che sta smarrendo la sua cultura rurale e tradizionale, con l’irrompere di nuovi modelli antropologici prodotti dal boom economico, di cui l’istrionico protagonista, Bruno Cortona (in600 E BALLOterpretato da uno strepitoso Vittorio Gassman), vero e proprio maestro nell’arte di arrangiarsi, riesce a incarnare sia i numerosi difetti (un’artificiale euforia, una buona dose di presunzione e irresponsabilità, una sostanziale assenza di valori ideali) sia i più modesti pregi (generosità e disponibilità). Il personaggio rispecchia in maniera esemplare i due volti dell’Italia del boom. Per suo tramite, il regista sottopone a dura satira i nuovi comportamenti trionfanti, introducendo non pochi elementi di perplessità e di rigetto nei confronti di una realtà apparentemente opulenta. Il sorpasso, dunque, costituisce una straordinaria fonte storica dell’Italia di quegli anni: Un Paese che, travolto da un’allegra spinta consumistica, abbandona le campagne. I giovani, sempre più omologati, ballano il twist, affollano le spiagge e i locali notturni, ascoltano i juke-box, si aprono verso una sia pur timida libertà sessuale, sempre più trascurati da genitori assorbiti dalle loro molteplici attività. Le donne, dal canto loro, sono alla ricerca della propria emancipazione, a cominciare dal lavoro. Crescono gli adulteri e i divorzi, a scapito della tradizionale “sacralità” del nucleo famigliare. È un Paese, dunque, che sta irreversibilmente modificando i propri connotati umani in seguito alla frenetica spinta consumistica. Un consumismo, tuttavia, diversificato in base alle classi sociali. C’è quello dei nuovi ricchi, la cui spesa si indirizza verso gli oggetti-simbolo del loro status sociale (dalle auto sportive alle barche ormeggiate a Portofino). E c’è quello dei ceti medi, più modestamente rivolto all’acquisto di un’utilitaria, alle gite al mare, a pasti consumati in trattorie a buon mercato. È un Paese, purtroppo, in cui aumenta anche il cinismo, come mostra AGRIGENTOl’impietosa scena di un cadavere in strada, travolto dalle merci cadute da un automezzo, e osservato con indifferenza da gran parte dei gitanti ferragostani. Bruno, con la sua dinamica vitalità, rappresenta l’immagine più genuina di questa Italia. Egli si presenta, infatti, TRAFFICOall’opposto del suo timido amico Roberto (un giovanissimo Jean-Louis Trintignant), con il volto di un uomo sicuro di sé, spaccone, di gusti per lo più volgari e caciaroni, che vive di espedienti, sicuro di averla sempre vinta. Alla fine, però, è costretto ad ammettere, nonostante la sua disinvolta sicurezza di sé e della smodata fiducia nei propri mezzi, il suo sostanziale fallimento nella vita: in amore come negli affari. Accanto a Bruno, l’automobile è la protagonista indiscussa del film, quasi una protesi meccanica del personaggio, volta ad assecondare la sua vitalità. Nel film di Risi si intravede, tuttavia, anche lo sfondo politico-culturale nel quale s’inquadra la vicenda dei protagonisti. Lo testimoniano i riferimenti ironici all’operato dei primi governi di centro-sinistra, o al concetto di alienazione che domina nei contemporanei film di Antonioni. Altrettanto evidenti appaiono gli scempi edilizi operati dai palazzinari e il crescente traffico di TIR, carichi di merci, sulle autostrade. Non manca persino il riferimento a nuove discipline universitarie quali il “diritto spaziale”. Tra i pregi del film, spicca, non ultimo, la straordinaria colonna sonora, una vera antologia dei successi (in particolare delle “canzoni da spiaggia”) dei primi anni Sessanta, da Guarda come dondolo e Pinne, fucile e occhiali, nell’interpretazione di Edoardo Vianello, a Quando, quando, quando, cantata da Tony Renis, a St. Tropez Twist, interpretata da Peppino di Capri.

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