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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LA PRIMAVERA DELLA RADIO

ROBERTOI cambiamenti culturali ed esistenziali delle nuove generazioni negli anni Settanta attraverso le radio libere e le narrazioni cinematograiche ironiche (e impietose) di Nanni Moretti e Luciano Ligabue.

              di ROBERTO LEOMBRONI

 

La seconda metà degli anni Settanta del Novecento segna un momento di svolta nella politica italiana. In seguito all’uscita dei socialisti dal governo (1975), e soprattutto al risultato elettorale del 1976, che vede una forte avanzata dei comunisti e una sostanziale tenuta della DC, l’indisponibilità del PSI nei confronti di qualsiasi riedizione del centro-sinistra accelera la maturazione di condizioni favorevoli alla formazione di una nuova maggioranza, che coinvolge anche il PCI. Nel 1978 nasce un governo monocolore democristiano di “solidarietà nazionale”, guidato da Giulio Andreotti, con l’astensione di tutti i partiti (compreso il PCI), esclusi MSI e radicali, che si propone di creare un argine sia all’avanzante crisi economica sia all’emergenza scatenata in quegli anni dal terrorismo.  Intanto la crescita della disoccupazione giovanile, in contrasto con la crescente scolarizzazione di massa, è alla base della nuova protesta studentesca, che troverà sbocco nel movimento del 1977. Anch’esso, come quello del Sessantotto, è preceduto da fermenti culturali ed esistenziali che modificano ulteriormente il comportamento e la mentalità delle masse dei teen ager. Tra essi acquista un’importanza particolare la crescente pratica dell’ “autoriduzione” del prezzo dei biglietti nei concerti pop; della diffusione dei “centri sociali”, nati dall’esigenza di “stare insieme” ascoltando musica, vedendo film ed esercitando assistenza ai tossicodipendenti; e soprattutto la proliferazione delle “radio libere”. Se infatti le emittenze radiofoniche erano state, fino al 1975, monopolizzate dalla RAI, sin dal 10 marzo di quell’anno cominciano le trasmissioni di Radio Milano International, fondata da tre ragazzi di vent’anni. Ad essa ne seguiranno tantissime altre, diffuse in tutto il territorio nazionale (saranno 4.000 nel 1979). Oltre a favorire la diffusione di nuovi generi musicali, che non riescono a trovare spazio sulle frequenze della RAI, le radio libere contribuiscono a dare voce alle diverse anime della protesta studentesca, trasformandosi in un vero e proprio megafono della musica che farà da colonna sonora al movimento del Settantasette. Nello stesso anno 1975, una sentenza della Corte Costituzionale sancisce anche la “liberalizzazione” dell’etere, limitatamente però all’ambito locale. Ha inizio in tal modo la proliferazione di televisioni private (500 nel 1975) che iniziano a sottrarre spettatori alla RAI.
ECCE BOMBOVero e proprio cult-movie della generazione dei tardi anni Settanta, il film Ecce Bombo (1978) di Nanni Moretti ci restituisce un quadretto, drammatico e ironico al tempo stesso, dello stato d’animo delle nuove generazioni a ridosso dell’esplosione del nuovo movimento di contestazione. Il pregio maggiore del film, premiato sia dal tradizionale pubblico adulto che da quello giovanile “alternativo”, consiste nell’operare una colorita e, al tempo stesso, impietosa analisi del mondo giovanile di quegli anni, indagando a fondo nella psiche dei personaggi e descrivendo con rara efficacia la solitudine, la desolazione e lo smarrimento ideologico ed esistenziale di un’intera generazione che non vede all’orizzonte alternative accettabili alla propria condizione. Pur uscito nel pieno degli “anni di piombo”, una settimana prima dell’assassinio di Aldo Moro, e pur identificandosi, in gran parte, con gli stati d’animo della generazione del Settantasette, il film non abbonda di riferimenti espliciti all’attualità politica. Il bersaglio dell’ironia e dell’insofferenza di Moretti è piuttosto costituito dai costumi, dai comportamenti e dal linguaggio di una ben determinata fetta delle nuove generazioni: quella di giovani romani, in maggioranza “capelloni”, di estrema sinistra e appartenenti al ceto medio, “bamboccioni” non più giovanissimi, che però continuano a vivere in famiglia. Lo scenario della seconda metà degli anni Settanta, nel film, accanto ad alcuni stanchi rituali (l’occupazione di una scuola o un’inconcludente riunione di genitori), è quasi totalmente occupato dalla solitudine e dall’incomunicabilità prodotte dalla società di massa: lo testimonia l’attività di una radio libera, che scandisce gli intervalli della vicenda con le sue trasmissioni, dense di telefonate, nelle quali abbondano la denuncia della solitudine stessa e altri luoghi comuni relativi alla condizione giovanile; o la scelta di Mirko, un altro dei giovani protagonisti, di andare a vivere in una “comune”. Il tutto avviene in un contesto in cui grande assente, nella vita di quei giovani è la politica. Oggetto di tempestive recensioni sulla terza pagina di celebri settimanali, quali Panorama e L’Espresso, Ecce Bombo si distingue in particolare per alcune gag emblematiche che sono entrate a far parte della mitologia giovanile: tra esse il dialogo tra Michele e l’amica che svolge un lavoro vago (“giro, vedo gente, faccio cose”); il surreale esame di maturità sostenuto da uno studente, che si presenta davanti alla commissione per discutere l’opera di un poeta sconosciuto, seduto a fianco a lui e intento a illustrare agli allibiti commissari le sue ricerche letterarie sul rapporto tra gastronomia e poesia; l’angoscioso dilemma del protagonista sulla partecipazione o meno a una festa (“mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?”).
RADIOFRECCIALa stagione delle “radio libere” costituirà, invece, venti anni dopo, in maniera ancora più esplicita, il contesto di Radiofreccia (1998), un film a sfondo autobiografico dell’esordiente regista, nonché celebre cantautore, Luciano Ligabue, tratto dai suoi racconti di Fuori e dentro il borgo (1997). Il protagonista principale del film è Ivan Benassi, detto Freccia (a causa di una voglia che compare su una sua tempia), un ragazzo inquieto e insoddisfatto, una sorta di James Dean emiliano degli anni Settanta, innamorato dei grandi divi del rock, da Elvis Presley ai Rolling Stones. Il contesto è quello post-sessantottino (siamo nel 1975) in una cittadina del reggiano, in un clima caratterizzato da voglia di libertà, ribellione, trasgressione. La storia ruota attorno a una piccola radio locale (Radio Raptus), nata su iniziativa di un gruppo di amici, contraddistinti dall’inequivocabile “divisa” di quegli anni (pantaloni a zampa d’elefante, basette lunghe e camicie eccentriche) e impegnati in un duro scontro generazionale, oltre che in storie d’amore, sesso e droga. Primo film rock all’italiana, a vent’anni da Ecce Bombo, Radiofreccia torna a proporre un’autobiografia della generazione dei ragazzi degli anni Settanta, che sogna, grazie soprattutto alla passione per il rock americano, di sottrarsi alla noia di una provincia di cui si tende a demolire il mito dei “valori”, in un contesto di sostanziale nichilismo esistenziale. Accompagnata da una colonna sonora costituita da musiche del decennio (tra gli autori, Roxy Music, Iggy Pop, David Bowie, Lou Reed, Creedence Clearwater Revival), trionfa nel film l’epopea delle “radio libere”. Nate con un minimo di spesa, senza ricorrere a di sponsor, e con un’attrezzatura essenziale (una stanzetta, un piccolo apparecchio ricetrasmittente, un microfono, un giradischi), esse sono impegnate nell’esclusiva trasmissione di musica e programmi ispirati allo spirito libertario di quegli anni, contrassegnati non solo dal flagello della droga ma anche da profonde trasformazioni nei comportamenti sessuali e nella comunicazione. È significativo che, nel 1993, il giorno del suo diciottesimo compleanno, Radiofreccia cesserà le proprie trasmissioni, rifiutando di assoggettarsi alle leggi del mercato e di rinunciare alla propria libertà.

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