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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LIBERTÉ, ÉGALITÉ, FRATERNITÉ

BASTIGLIANel 1789 la sollevazione della popolazione parigina e di quella delle campagne diedero una spallata all’ancien régime e segnarono l’avvio del costituzionalismo moderno. 

           di ROBERTO LEOMBRONI

Ben due secoli e tre decenni ci separano da quel 14 luglio 1789 che, a giudizio unanime della comunità degli storici, ha mutato il volto dell’Europa e del ROBERTOmondo. Al punto che, ancora fino a pochi decenni fa, quella data era considerata lo spartiacque tra l’età “moderna” e quella “contemporanea”.
Come si era giunti all’evento culminante di quell’anno, la “presa della Bastiglia” da parte del popolo parigino? Di là dagli aspetti da “epopea” che tal evento ha assunto nell’immaginario collettivo, non solo dei francesi, esso si presenta come lo sbocco inevitabile di una serie di contraddizioni che attanagliavano il sistema assolutistico di Luigi XVI da diversi anni. La causa principale della debolezza della monarchia consisteva nell’incapacità dimostrata nel risolvere la crisi finanziaria, determinata dal rifiuto della nobiltà e del clero a rinunciare ai propri privilegi. Nel corso del 1789 si giungerà dunque alla convocazione degli Stati Generali, il massimo organismo rappresentativo della nazione, nel cui seno si determinerà la mobilitazione politica del Terzo Stato, che aveva gradualmente acquisito coscienza di rappresentare la stragrande maggioranza della popolazione (98%) e rivendicherà, di conseguenza, il proprio ruolo nella direzione del paese. La sua iniziativa si manifesterà con l’autoproclamazione in Assemblea Nazionale Costituente, che segnerà la fine dell’ancien régime, fondato sulla rappresentanza per ceti.
Sarà l’ambiguità del re che, pur cedendo di fronte all’Assemblea, si accingerà a preparare la repressione, a scatenare l’assalto popolare alla Bastiglia. L’elemento di maggiore novità rappresentato dall’evento sarà l’irrompere del popolo parigino (in prevalenza piccoli commercianti e artigiani) nello scenario politico rivoluzionario. Un’irruzione destinata a sconvolgere i piani di chi (aristocrazia “illuminata” e alta borghesia) avrebbero voluto contenere la rivolta anti-assolutistica entro limiti “moderati”. All’insurrezione della capitale, infatti, seguirà la sollevazione delle campagne, motivata dalla “grande paura” destata dal timore che gli aristocratici scatenassero bande di briganti armati contro i contadini. La rivolta dei ceti rurali determinerà il primo grande risultato della rivoluzione: l’abolizione dei diritti feudali nelle campagne.
Le conseguenze del 14 luglio andranno tuttavia ben oltre. Esso, a pochi anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776), segnerà il trionfo del costituzionalismo moderno, in base al quale l’origine della sovranità (e dunque della legalità) è individuata nell’insieme dei cittadini. Ovvero nel “popolo”. Una teoria che troverà la sua più concreta realizzazione con l’approvazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, pubblicata il 26 agosto 1789. Già l’anno precedente, alla vigilia della Rivoluzione, l’abate Sieyès aveva pubblicato il Saggio sui privilegi, nel quale aveva smantellato il fondamento giuridico dell’Ancien Régime, coincidente, appunto, con il privilegio. Con la Dichiarazione dell’Ottantanove, il concetto di uguaglianza giuridica dei cittadini s’imporrà su qualsiasi forma di disuguaglianza, eliminando, ad esempio, i “tribunali di pari” e i diritti feudali che i signori esercitavano sui contadini. Si affermerà, dunque, con la Rivoluzione francese un concetto di “legalità” strettamente legato a quello di “sovranità popolare”. Il popolo assumerà un potere “costituente”, dando la stura a un principio destinato a divenire centrale nei moti rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento e nella stessa Italia democratica e repubblicana che, nel 1945, nascerà dalle ceneri della dittatura fascista.
Con la Rivoluzione francese si affermerà, inoltre, un modello di cittadinanza ben diverso rispetto a quello antico, che riguardava solo una minoranza della popolazione. Lo dimostra anche il fatto che, nel corso della rivoluzione stessa, i francesi si rivolgeranno l’uno all’altro con l’appellativo di “cittadino” (citoyen). Che sostituirà quello di “signore”, rimarcando in tal modo, anche nel linguaggio corrente, l’uguaglianza di tutti gli uomini nei diritti fondamentali. Una concezione universalistica della cittadinanza che sarà ereditata dai moderni Stati democratici e dalla Costituzione italiana.
Ovviamente, quello innescato dal 14 luglio, è un processo destinato ad andare ben oltre i limiti presenti nella stessa Dichiarazione. Nel corso stesso della rivoluzione, alla Costituzione “censitaria” del 1791 (di cui la Dichiarazione costituisce il preambolo) si contrapporrà, nel 1793, durante la dittatura di Robespierre, una costituzione più “democratica” ed “egualitaria”. Al principio dell’uguaglianza giuridica si affiancherà quello dell’uguaglianza politica, che non restringerà il diritto di voto ai soli “cittadini attivi” (ovvero quelli più ricchi). E, tra le forze politiche rivoluzionarie, si faranno progressivamente spazio persino istanze “socialistiche”, quali quelle di Babeuf e Filippo Buonarroti. Destinate ad aprire ulteriormente il medesimo concetto di uguaglianza alla sfera sociale.
Bisognerà invece attendere il XX secolo affinché le spinte egualitarie investano un’ampia fetta di mondo esclusa dalle innovazioni dell’Ottantanove. A cominciare dalle donne, le cui richieste di emancipazione, pur presenti nella letteratura rivoluzionaria, grazie alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina elaborata da Olympia de Gouges, rimarranno lettera morta per tutto il secolo successivo. E ancora oggi sono continuamente posti in discussione i diritti delle minoranze (dagli omosessuali ai rom agli stranieri). A dimostrazione di quanto difficoltoso sia il cammino, aperto dalla presa della Bastiglia, in direzione di un costante e continuo avvicinamento del “diritto positivo” alle richieste di “giustizia” che avanzano da settori sempre più consistenti del genere umano.

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