Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza utente. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo.

 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

IL REALISMO CAPITALISTA

PALLADINIIl cammino dei Passi Bassi dalla lotta contro il mare allo sballottamento tra le grandi potenze, al colonialismo e al ruolo nell'Europa. L’architettura originale e la grandezza delle arti figurative. I diritti civili e i problemi dell’integrazione.

          di MASSIMO PALLADINI

 

Guai a chiamarli Olanda; sono i Paesi Bassi e l’Olanda propriamente detta è solo la più grande parte di essi, corrispondente  alla antica  contea dal nome germanico  Holtland  (terra boscosa); inoltre il Regno dei Paesi Bassi comprende ancora la sua appendice coloniale caraibica residua che, tuttavia, va perdendo dei pezzi man mano che lì rivendicano sovranità piena.
Insomma è un complicato paese; ma fuori da esso ci viene comodo chiamarlo Olanda , come facciamo.
Dobbiamo confessare che su di esso siamo pieni di luoghi comuni; dalla loro proverbiale lotta contro il mare sotto il cui livello hanno grandi plaghe che difendono con complessi sistemi idraulici e dighe (da cui la storia del bimbo che salva il Paese col dito nella falla); all’associazione con l’igiene della casa grazie all’Olandesina, testimonial della estinta  Mira Lanza; all’immagine dei campi di tulipani e delle estese coltivazioni in serra.
COLONIALISMONaturalmente la presenza del fiume Reno che sfocia nel Mar del Nord sul suo territorio ne ha suddiviso nei secoli la influenza tra Francia e Germania; oltre che della Spagna, quando guidò il Sacro Romano Impero. Ma come formazione statuale dobbiamo aspettare la rinuncia di Carlo V e di suo figlio Filippo II contro cui, alla fine del 1500, si scagliarono il Protestantesimo e le sue rivolte. Le diciassette Province esistenti divennero una Repubblica e, quasi insieme, un Impero fino a tutto il Settecento; fu poi il Congresso di Vienna a rimettere in trono un re come spesso avviene, non solo da quelle parti, sulle baionette delle potenze.
In quei due secoli l’Olanda è stata una fucina del colonialismo come braccio della sua eccellenza nei commerci e del capitalismo in salsa anseatica. Sui canali di Amsterdam lo attesta una originale tipologia edilizia di case “verticali” nelle quali la compresenza di botteghe, fondaci, laboratori, con le residenze ha prodotto varianti a volte molto elaborate, la cui CANALE AMSTERDAMtassazione ne registrava la ricchezza in funzione della larghezza dei fronti. Il “Secolo d’oro” ha prodotto una grande economia, una etica adeguata allo “spirito del capitalismo” ed una grande cultura figurativa, fatta di interni, di mestieri, di famiglie industriose ed opulente come nei quadri di Vermeer; o come col Rembrandt   della “Ronda di notte”(celebrazione del tranquillo prestigio della Guardia civica) o della “Lezione di anatomia”( che combina la scienza e lo status dei medici in una teatrale messa in scena).
Anche come colonialisti essi furono, più che scopritori, rifinitori di scoperte altrui intravedendone le potenzialità e lottando per esse. Col valore aggiunto dell’abilità commerciale, come quando inventarono la salatura delle arringhe, dilatando a dismisura  il loro mercato.
La vastità della espansione olandese cozzava con la dimensione del Paese di partenza , in lizza con  le dominazioni spagnola, portoghese, inglese; come quelle, si appoggiava a delle “Compagnie delle Indie”  e proprio quelle, non assistite da adeguata potenza di fuoco, portarono la crisi.
L’Olanda tornò alla piccola politica continentale, seguendone vicende e tragedie fino al comune approdo alla Unione Europea; con un re quasi più posticcio dei Savoia ed i luoghi comuni di cui sopra. Ma, nel frattempo, in quel paese ci fu una notevole evoluzione dei costumi e dei diritti ad essa connessi; non solo nei classici settori di scuola, sanità, sostegno alle famiglie, politiche del lavoro. Ad esempio, gli LGBT sono da tempo riconosciuti, da una legge sulla condizione omosessuale dal 1811 fino a quelle sulle forme di convivenza, sulla genitorialità e contro la discriminazione; ma oltre i diritti colpisce la diffusione di forme che ne favoriscono la socialità, la cultura, l’ arte. Un paese gay frendly, anche nel consenso molto alto presso l’opinione pubblica.
PROVOSLa nostra generazione ci andava e cercava "il Dam", famosa piazza di Amsterdam con l’obelisco bianco progettato dall'architetto olandese J.J.P. Oud, pioniere del moderno. Qui (e nella piazzetta Spui) si radunavano i Provos, non violenti combattenti contro il consumismo, ecologisti ante litteram; ed inforcavamo le loro biciclette bianche che, dopo l’uso, venivano depositate nei luoghi previsti, convinti (ma smentiti) di non ritrovarcele. Girava molta erba e, del resto, anche ogni altra droga perché lì, pur considerando reato la sua produzione e commercio, il consumatore viene guardato con tolleranza con l’obiettivo (raggiunto, a guardare le statistiche) di limitarne le vittime.

Il passato coloniale ha fatto dell’Olanda un paese fortemente multietnico (più del 10% viene da l’oltremare) e, quindi, con forme elevate di integrazione; ma di recente non è più così.
Il 6 maggio del 2002 un estremista ambientalista assassinò Pim Fortuyn: un sociologo apertamente omosessuale fondatore di un partito repubblicano che accoglieva  vari aspetti di sinistra nel suo programma ma era avverso all’immigrazione indiscriminata cui voleva chiudere i confini e all’Islam in particolare, da lui tacciato di omofobia e contrarietà ai loro raggiungimenti sociali. È il primo caso che ricordi in cui non il ritorno alla tradizione e ai suoi valori ma la “superiore” condizione di laicità e tolleranza raggiunti sono posti alla base di discriminazioni verso i nuovi “infedeli”, incapaci di vivere non traumaticamente lo standard raggiunto.
Due anni dopo, quasi a confermarlo, cadde il regista Theo van Gogh omonimo del bisnonno fratello di Vincent. Con l’attivista somalo-olandese Ayaan Hirsi Ali, impegnata sui diritti delle donne in ambiente islamico, girò il cortometraggio “Submission”; il film gli valse una fatwa,eseguita dal marocchino-olandese Mohammed Bouyeri che la spiegò in cinque fogli fissati da uno dei coltelli con cui lo trafisse.
europa covidL’Olanda, quindi, si è incaricata di portare alla miglior evidenza il drammatico contrasto interculturale in corso,  ad uno dei poli del quale ha posto proprio la sua grande affermazione dei diritti civili.
Riguardo alla sua presenza in Europa invece ( o forse analogamente) l’Olanda ha scelto presto e con realismo una visione che le consentisse di cogliere i vantaggi del Mercato Comune con  la possibilità di proteggere i pomodori di serra da quelli di campo, nel solco di una tradizione precomunitaria che la vede  saldamente nell’orbita tedesca. Più di recente, constatando il sistematico trasferimento delle sedi legali di nostre imprese (a partire da FCA/FIAT e Mediaset) abbiamo scoperto che ha molto puntato sul differenziale fiscale  per incassare anche dalle produzioni degli altri Paesi  UE e rafforzare il proprio ruolo direzionale.
Ora, alla stretta della crisi post Covid19, la troviamo in prima linea a bacchettare gli ultimi della classe in una visione di Europa delle Nazioni nella quale si dividono le convenienze ma non le emergenze. È probabile che essa reciti una parte in commedia per consentire alla Germania una “mediazione” che rafforzi la sua egemonia. Ma certo gioca anche la sua storia, il mercantilismo spinto, la attitudine a scegliersi i terreni competitivi. Così nel passato ha raggiunto grandi risultati ma, in ultima analisi, le è andata male ed, infine, ha perso tutto. Speriamo che queste attitudini non le scontino anche gli altri europei.
Nel pieno della trattativa sulle misure Europee post-virus( che sembrano,salvo imprevisti, giunte a buon fine) i rappresentanti olandesi ancora hanno scelto la loro strada specifica: imporre più briglie che si può agli spendaccioni di una certa Europa (“Non dare soldi agli italiani!” gridava il tassista al suo premier) ma soprattutto, ottenere vantaggi per loro: avrebbero, infatti, ottenuto un importante sconto sul proprio contributo al bilancio comunitario. In altre parole, nel prossimo Qfp, l’Olanda verserà meno soldi all’Ue di quanto fatto finora.
Fedeli, ancora alla regola del commercio.

Per inserire un commento devi effettuare il l'accesso. Clicca sulla voce di menu LOGIN per inserire le tue credenziali oppure per Registrati al sito e creare un account.

© A PASSO D'UOMO - All Rights Reserved.