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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LA SIRENA SCACCIATA

PALLADINI

Dalle vicende di un luogo d'Abruzzo, Francavilla al Mare, una favola alla maniera di Hermann Hesse.


di MASSIMO PALLADINI

 

Tante ne hanno viste, le stagioni, trascorrendo sopra quel luogo; una spiaggia battuta dalle onde mutevoli secondo i capricci degli astri per secoli è stata frequentata da pescatori di acqua bassa con i loro piccoli battelli o ha visto il riparo occasionale, alla fonda, di navigli maggiori appartenenti alla pirateria od ai commercianti di altre sponde. I contadini difendevano a fatica le colture dallo spirare dell’aria salmastra, trovando vantaggio nelle retrostanti colline e valli; raccoglievano molluschi di sabbia con certi rastrelli ed a volte azzardavano anch’essi delle pescate, con improvvisate costruzioni anfibie a reggere le reti. Dal Medioevo un nucleo elevato sul colle guardò la striscia litoranea e raccolse le forme della vita associata; quella landa conobbe peste e razzie ma fu ospitale, nel Quattrocento, accogliendo una colonia di albanesi. I turchi che li perseguitavano avrebbero poi espugnato anche l’abitato, ormai stabilmente radicato sul colle; nonostante tutto, esso si riprese fino a meritare il titolo di città, tuttavia legata SIRENA 1888soprattutto ai circostanti orti e frutteti. Ma fu l’Ottocento a portargli lustro e rinomanza; scesero gli insediamenti, per accogliere la nuova macchina nera che correva sui binari distesi lungo la costa: il quartiere della Marina inverò la nuova stazione balneare, con residenti e turisti colti ed eleganti, pittori, letterati, uomini di mondo; al suo centro il palazzo “Sirena”, di cui narrarono anche le cronache mondane della Capitale. Ma ancora un cataclisma l’attendeva, per cambiarle il volto: una guerra mondiale, i suoi bombardamenti. Dall’arenile al colle una distesa di macerie occupò il sito con i resti dei villini distrutti, annichilendo i suoi abitanti. Ma alacre cominciò la ricostruzione, proprio da quel palazzo “Sirena” che  proiettava la rinascita della cittadina nel traffici del mondo:il vecchio kursaal  abbattuto ritornò,non più nelle vesti eclettiche pensate per esso dall’ingegner Liberi, dannunziano per formazione e parentela, ma nelle forme di un elegante razionalismo, tardo forse per le capitali del gusto, ma espressivo  di quello slancio collettivo; poi venne San Franco, ad interpretare la cuspide del rilievo abitato su disegno dell’architetto Quaroni, uno dei protagonisti della nuova architettura italiana, e cercò il dialogo coi villini litoranei e con la distesa facciata della nuova RESURRECTIO 1947“Sirena”. La ricostruzione, da ripristino della preesistente orditura, ben presto si rovesciò nel suo contrario: grandi edifici intensivi sul mare o arrampicati a mezza costa, improbabili porticcioli, antenne per le telecomunicazioni piantate a turbare le armoniche gerarchie presero il posto del manto edilizio precedente, ancora trapuntato di orti e giardini fioriti. La “Sirena” partecipò delle due città, fino a che la seconda non la soffocò: si decise, nella seconda decade del secondo millennio, che proprio lei, abbandonata e negletta a favore dei nuovi templi del consumo, era fattore di degrado rispetto al contesto delle rutilanti insegne al neon e dei cartelli con le offerte di vendita. Alte si levarono le proteste di chi ne ricordava le memorabili serate e gli eventi o ne segnalava la storia significativa, l’eleganza sfiorita ma ancora evidente delle forme. Non bastarono: una sera d’estate fauci meccaniche la sbriciolarono; la Sirena non esistette più. I guardiani del patrimonio erano girati da un’altra parte, in ferie, non si sa dove. Ora il luogo mostra l’alveolo da cui il dente è stato cavato ed affida all’estetica delle palazzine la rappresentazione di sé. Ma la storia non finisce e l’elaborazione del lutto (o meglio i sospiri di sollievo degli ostinati, immemori fautori) ha portato un singolare consiglio: il luogo è ora degno di tutela e conservazione, sentenziano all’ unisono i demolitori ed i loro tolleranti guardiani. “Rapporti prospettici, coni visivi, emergenza, tessuti minuti”: tutto l’armamentario della letteratura di settore viene speso per magnificare il luogo, finalmente liberato. A pensarci subito dopo la guerra, ben di più di esso si sarebbe potuto salvaguardare! Decidendo anche la stagione da imbalsamare: quella della spiaggia coi pescatori? quella del borgo affacciato sull’ azzurro? o l’incantevole stagione Michettiana? No, quella no, perché la sua scena lasciò pure qualche vestigia, bisognevole di manutenzione (come del resto la Sirena che per due volte aveva tentato di trovare lì il suo approdo): e questo è sembrato un compito troppo impegnativo. Per essa è stata decretata la condizione SIRENA VECCHIAdi corpo estraneo: occupava uno spazio infine sgomberato. I guardiani del patrimonio legittimano l’accaduto, individuano valori ambientali che, evidentemente, essa comprometteva (potendosi accettare invece tutti gli ingombranti detrattori ambientali tuttora esistenti) e suggeriscono al demolitore i paramenti per nascondere la ferita. Quindi è bene anche ciò che non finisce bene; ne consegue però una nozione che a ben pensarci, si poteva capire anche prima: la Sirena si era rifugiata solo pro tempore a Francavilla, consapevole dell’ostilità dell’approdo; o forse era un simulacro come quelli che a volte si vedono dai pescherecci, verso lo scoglio di Pomo in mezzo all’Adriatico. Insomma, invertiti i termini del mito omerico, la creatura fantastica partecipe del mondo ittico e dell’umano aveva ceduto essa alle lusinghe degli uomini che l’hanno maltrattata ed, infine, scacciata preferendole le proprie sgraziate costruzioni. Del resto i nostri lidi si mostrano sempre meno capaci di evocarne le forme, cui si affidava la rappresentazione dell’amenità e del fascino di quelle località; rimarrà relegata nei racconti, sempre più rari, di certi vecchi marinai.

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