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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

NETIQUETTE

NETIQUETTEUn neologismo per indicare che nella rete occorre contrastare il modo di esprimersi caratterizzato da aggressività, violenza, superficiale rozzezza. Senza dimenticare che questi problemi sono nati al di fuori della comunicazione online.

                    di NANDO CIANCI

 

 

Un amico dottore, dotato di fine senso dell’umorismo e di autoironia, mi dice che i medici, quando hanno difficoltà a formulare una diagnosi si appellano alle “cause psicosomatiche”. Che vanno bene per ogni occasione. Fuor di battuta, un procedimento mentale analogo si attiva in molti di noi quando siamo alle prese con manifestazioni di grettezza relazionale, di maleducazione, di povertà comunicativa, di aggressiva rozzezza. La spiegazione sempre più diffusa, che va bene per tutte le occasioni, ne attribuisce le cause al diffondersi e all’imperversare dei social media.
Non può trascurarsi l’evidenza che i mezzi di comunicazione hanno caratteristiche loro proprio che, in qualche modo, tendono a modificare anche i nostri comportamenti. Il mezzo non è propriamente neutrale. O, almeno, non lo è nel senso che comunemente gli si attribuisce: quello di essere buono per tutti i messaggi e indifferente al loro contenuto. A volte ci “spinge” verso determinati modi di esprimere, condizionando anche i contenuti. Ma non perdono, comunque, mai del tutto la loro caratteristica di mezzi.
Sicché appare difficile attribuire ai social media in quanto tali l’attuale tasso di litigiosità, di difficolta a valutare serenamente le opinioni altrui, di tendenza ad intervenire in modo spregiativo, offensivo, violento verso chi è portatore di idee diverse dalle proprie, di reagire in modo irriflesso e non meditato, e così via. Tutto ciò trova, è vero, la manifestazione più evidente e diffusa sui social, ma non si può dire che nasca con essi. Maleducazione, intolleranza, incapacità di confrontarsi nel merito, aggressività, odio, violenza esistevano già prima dei social ed hanno cause che andrebbero cercate più a fondo nella società.
Non vi è dubbio, tuttavia, che i nuovi mezzi – oltre che dare immense possibilità di contatti e di dibattiti fecondi- hanno fornito anche la possibilità di manifestare all’universo mondo i propri rancori. Oltre che di coltivare su più vasta scala comportamenti ampiamente diffusi anche prima del loro avvento: bullismo, pornodipendenza, ludopatia, pedofilia. Il campionario delle perversioni umane non è nato con internet.
E, tuttavia, la rete ha amplificato i comportamenti e, forse, ne ha anche stimolato la diffusione. È diventato un mondo di relazioni per le quali a molti sembra urgente definire regole di comportamento. Di rispetto e di buona educazione. È nato così l’ennesimo neologismo netiquette, che assembla espressioni di due lingue diverse (l’inglese network, rete, e il francese étiquette, galateo) e vorrebbe stimolare la buona educazione in rete. Non che i galatei precedenti, quelli elaborati per la vita reale, siano riusciti ad informare di sé tutte le relazioni umane, ma la speranza è che, educando ad esprimersi in modo corretto sui social, si possa porre un argine al dilagare online della malacreanza, dell’aggressività, della violenza, dell’odio. E, magari, di tentare anche di ripristinare la lingua italiana, soggetta anch'essa a quotidiani e sterminanti insulti.
Sono nati, così, associazioni e siti che lavorano a questo risultato. Tra tutti, particolarmente nel campo della scuola, si segnala per la cura e la costanza delle iniziative, Parole O_Stili. Lavorano a definire comportamenti rispettosi e di correttezza espressiva e relazionale nel campo specifico dei social media. Proliferano, anche, lavori di studiosi che tendono ad evidenziare come molto dipenda, specie per l’avvenire, dalla coerenza con la quale gli adulti sapranno stabilire e, soprattutto, praticare regole condivise. Dall’esempio che sapranno dare.
Iniziative senz’altro utili. Che non sostituiscono, anzi ne richiamano l’urgenza, la necessità di affrontare gli stessi temi nel complesso della vita reale (riconoscendo, però, che anche le relazioni virtuali fanno ormai parte della realtà). Temi che non attengono ad una astratta buona educazione, ma che discendono dall’idea che ognuno ha dei propri simili, del modo di cooperare con essi nella società, del valore della cultura nella storia dell’uomo. Dall’idea della vita e della società. Dentro e fuori la rete.

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