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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno VII   -  Articoli di Gennaio 2023

IL TESTAMENTO DEL PORCO

MaialeLe tradizioni che ruotano intorno al maiale, animale fortemente presente nella tradizione popolare, oggetto di gratitudine e di scritti di vario genere. Ne riportiamo qui uno del Seicento.

CALABRESE

In quasi tutte le regioni italiane, il 16 e il 17 gennaio, la civiltà contadina celebra il suo grande fratello: il porcello! Naturalmente le celebrazioni prevedono che si onori il protettore degli animali: Sant’Antonio Abate. La Chiesa ha dato un’impronta prettamente religiosa a tale iniziativa popolare che, in effetti segnava l’inizio del carnevale. In occasione del Sant’Antonio abate si organizzavano e si organizzano gruppi mascherati. Evento dirompente in una società fatta ostaggio di telefonini, televisioni, FIRMA CALABRESEclub cosiddetti sportivi in cui la violenza la fa da padrona, branchi il cui sport preferito è assalire deboli, indifesi e… mi fermo qui.
Dal Veneto alla Lombardia, dall’Emilia Romagna alla Toscana, dalla Sicilia alla Sardegna, senza dimenticare l’Abruzzo e il Molise, il Santo protettore degli animali e, soprattutto del porco, si onora con fuochi, benedizione degli animali (ora è quasi sparita questa tradizione per i famigerati allevamenti intensivi), gruppi che praticano il teatro di strada con le questue, la consumazione di carni suine e abbondanti bevute, insomma la parte più vera della tradizione che faceva iniziare il carnevale. E proprio a Napoli, nel ‘600, il carnevale era aperto dal viceré il 17 gennaio, partendo dal borgo di Sant’Antonio abate.   
Vincenzo Tanara - (Bologna ? - Bologna 1644) - Agronomo. Autore di  L’economia del cittadino in villa, che, avrà altre nove edizioni postume. In quest’opera troviamo “la descrizione dell’uccisione del maiale, i metodi di cottura in centodieci maniere di farne vivande, le razze, i tagli e al termine leggiamo una filastrocca, sino ad allora tramandata oralmente, dal titolo Il testamento del porco. La trascrizione di una memoria orale, già testimone del valore attribuito al maiale e della riconoscenza Maiale economiapopolare ad esso deputata, ebbe un effetto moltiplicatore della sua fortuna. In Porci e porcari nel medioevo, a cura di M. Baruzzi e M. Montanari, Bologna, Club, 1981, p. 73, la filastrocca era recitata dai bambini (fonte www.accademiabarilla.it). E non posso fare a meno di riportare questo singolare Testamentum porcelli.

Avvedutosi certo venerabil porco, che da (...) Zighettone doveva esser macellato, gli addimandò un hora di tempo per poter disporre delle sue facoltà, così comparve il notaro di Svigo, il quale rogò l’ultima volontà di quello.“(...)
Lascio a Priapo (Dio della fecondità e degli orti) il mio grugno, col quale possa cavare i tartufi dal suo horto. Lascio a’ librari e cartari i miei maggiori denti, da poter con comodità piegare e pulire le carte. Lascio a’ dilettissimi Hebrei, dai quali mai ho avuto offesa alcuna, le setole della mia schiena, da poter con quelle rappezzar le scarpe e far l’arte del calzolaio. Lascio a’ fanciulli la mia vescica da giocar. Lascio alle donne il mio latte, a loro proficuo e sano. Lascio la mia pelle a’ mondatori e mugnai, per far recipienti da acconciar i grani. Lascio la metà delle mie cotiche a’ scultori, per far colla di stucco, e l’altra metà a quelli che fabbricano il sapone. Lascio il mio sebo a’ candelottari
(costruttori di candele), per mescolarlo a metà col bovino e caprino e far ottime candele, con le quali li virtuosi possono alla quiete della notte studiare. Lascio la metà della mia songia (sugna) a’ carrozzieri, bifolchi e carrettieri, e l’altra metà a’ garzolari per conciare la canapa. Lascio le mie ossa ai giocatori, per far dadi da giocare. Lascio a’ rustici, miei nutritori, il fiele per poter senza spesa cavar le spine dal loro corpo, quando scalzi e nudi nel lavorar la terra gli fossero entrati nella pelle, e per poter senza spesa, in luogo di lavativo, l’indurato corpo irritare. Lascio agli alchimisti la mia coda, acciò conoscano che il guadagno che son per fare con quell’arte è simile a quello che io faccio col dimenar tutto il giorno la detta coda. Lascio agli hortolani le mie unghie, da ingrassar terreno per piantar carote. In tutti gli altri liei, lardi, prosciutti, spalle, ventresche, barbaglie, salami, mortadelle, salcizzutti, salcizze e altre mie preparationi” e conclude che il suo herede universale dovrà essere il carissimo economo villeggiante”.

Mai tanta generosità fu data all’immeritevole essere umano!

 

Foto del titolo: Jean-François Millet (1814-1875), L'uccisione del maiale.

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