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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno V

UNA STORIA ROMANTICA

POMODOROLa ripartenza dopo il coronavirus stimola la riflessione sul cibo naturale, biologico, biodinamico. E a pensare il futuro anche attraverso le favole. Con un occhio rivolto alla scuola.

                           
 di CANDIDO CALABRESE

 

 Grazie al coronavirus si aprono biblioteche informatiche

CALABRESEContinuo il racconto del cibo attraverso le ricerche dei documenti e, devo confessarlo, il coprifuoco dovuto al virus, mi ha aiutato a visitare biblioteche che, illuministicamente, pubblicano documenti originali di autori storici fino a ieri a me sconosciuti o letti attraverso mediazioni di altri. Sono sempre più impegnato alla scoperta del cibo naturale, biologico, biodinamico. Impresa non semplice e, quando sono in difficoltà, invento favole che mi proiettano verso cose desiderate, volute ma non facili da trovare. Penso al domani degli umani e soprattutto a quello dei futuri adulti, innocenti prede di pacchetti con lustrini e colori, ammalianti con aromi e sapori, simili ai sorrisi del falso amico. Mi rivolgo allora, sempre più spesso ad alunni dell’obbligo scolastico, delle elementari e medie e anche ai piccolissimi degli asili-nido. Cerco ogni giorno di spiegarmi questo immenso mondo del cibo, chiedendomi: - la frutta come si coltiva? Quando si raccoglie e dove? Fa bene? fa male? E le piante aromatiche? E la carne e il pesce e il miele e le uova e i dolci, e la pasta, e la pizza, e i formaggi, e i salumi?

La natura offre e propone, l’uomo elabora

Non sono prodotti calati dal cielo ma hanno bisogno di lavoro, sudore, tecniche, stagionature, lievitazioni, maturazioni, semina, raccolta, insomma un processo allo stesso tempo naturale ma studiato, provato, sperimentato e realizzato. Per ogni cibo occorrerebbe spiegare il proprio itinerario. Il pane, sempre presente sulle nostre tavole, percorre un lungo viaggio: il chicco entra nell’oscura terra, vi rimane per riflettere e decidere il da fare. A primavera è pronto a tornare a rivedere il sole, a crescere e moltiplicarsi in tanti chicchi in una, cento, mille spighe di grano. Questo miracolo avviene ogni anno. Si avvera così il mito di Demetra/Cerere! L'uomo raccoglie il chicco, ne fa farina, lo unisce all'acqua, lo impasta, lo fa lievitare, lo inforna e, diventato pane, con o senza un pizzico di sale, diventa cibo quotidiano. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano, è la preghiera chiave dei cristiani (...), ciò che si implora non è la manna, è il pane. La manna scende dal cielo, il pane si costruisce col lavoro» (Massimo Montanari (introduzione di), Il mondo del pane, pag. 15).
Alcuni di questi prodotti agricoli vengono da molto lontano, altri nascono sotto casa a nostra insaputa, altri ancora non ricordano le proprie origini. C’è chi ha cambiato pelle, è diventato trasgenico, e che vuol dire?

La favola per spiegare la realtà

Di questo immenso mondo sceglierò, per augurare una stagione estiva più rilassante, due prodotti del fantastico mondo delle verdure; queste, il più delle volte, fanno arricciare il naso a bambini e adulti; mi lascio catturare, allora, da storie surreali e inverosimili. Con la favola metto in scena i prodotti tipici dei territori che dovrebbero poi essere apprezzati attraverso l’educazione al gusto, con visite in aziende e nei laboratori di trasformazione. Questo immaginario palcoscenico dovrebbe servire da introduzione a un mondo avulso dai gusti dei ragazzi portati ad apprezzare stereotipi alimentari della propaganda televisiva a scapito di una dieta sana ed equilibrata. I cinque sensi devono essere al centro della ricerca che non metterà in secondo piano la stagionalità e la tipicità dei prodotti. Tutto ciò, dedicato al giovanissimo lettore, che è così portato a entrare in questo sconosciuto mondo vegetale, fondamentale per una genuina alimentazione e una sana crescita. 

Nel mio mondo onirico, per alcuni prodotti seguo una certa logica nel racconto, per   altri sono libere o semplici spunti per avvicinarsi allo straordinario mondo della botanica, altri infine sono dei nonsenses nati anche per divertimento. Tutto ciò, inoltre, si basa su un’implicita collaborazione tra il mondo dei ragazzi che si affacciano alla vita e quello degli adulti con il loro bagaglio culturale del sapere e del saper fare. Spesso ai ragazzini di oggi è mancato chi ha raccontato “la favola” come quella che segue. 

La romantica storia di Rino e Tina

Non sempre ci si incontra per caso,
specialmente se si è soli e si cerca qualcuno con cui fare naso e naso.
Rino un giorno, sovrappensiero, si sentiva tutto solo
e un po’ triste, decise di alzarsi e lasciare il lenzuolo.
Cominciò per strada a guardare se qualcuna volesse condividere,
con lui, le stagioni e le meraviglie del creato per meglio così vivere.
Tina invece tutta ritrosa, se ne stava a fantasticare
se era meglio riposare o stare a cercare
chi poteva, senza guai, darle un po’ d’affetto e dimostrare
che si poteva anche andare a letto, le stelle osservare
e il cielo ammirare.
Rino la incontrò, la guardò,  Tina lo osservò
e incuriosita, si girò, s’incamminò e sospirò.
E le stelle, tutte quante, erano in cielo, che incanto!
L’imbrunire avanzava come un manto
pieno di tanti lucenti puntini
che, in fila e sparpagliati, sembravan tanti chiodini.
Rino e Tina ognun per sé
erano quasi incantati
in quest’atmosfera  intrappolati
da non spiegarsene il perché.
Si respirava nell’aria
una musica dolce e varia,
una melodia strana, coinvolgente
da travolgerli, come un violento torrente.
Tutto era soave ma poco chiaro
e forse anche un po’ amaro.
Stavano insieme, per davvero,
ma ognun per sé con il proprio pensiero.
Passò la notte, arrivò il giorno,
e al risveglio sentirono intorno:
«Ma che buona questa insalaTina
con un pomodoRino dovrebbe essere ancora più saporitina!»
Si ritrovaron abbracciati, in un bel piatto, profumato
con extravergine e aceto che a larga mano, il cuoco aveva versato.
Rino e Tina ne approfittarono
e, davanti a tutti, finalmente, si baciarono.

Pomodo Rino da cittadino americano a simbolo della cucina Italiana

Della famiglia delle Solanacee (suoi stretti parenti sono Pata Tina, Peperon Gino, Melanza Nina,…).
I pomodori diventano adulti nel periodo estivo e in estate inoltrata. Famosi quelli di San Marzano, di Pachino,…

Un po’ di storia

PomodoRino giunge in Europa (portato la prima volta da Hernan Cortés, uno dei conquistador spagnoli, nel 1540) dopo la scoperta dell’America. Bello, perfetto ornamento di giardini e case e, solo alla fine del ‘700, inizi dell’ ’800, comincia a offrisi come cibo.
Oggi Pomodo Rino condisce tutti i tipi di pasta ed è diventato piatto nazionale. Ha sposato poi una certa Pizza diffondendosi nel mondo intero.

In medicina  

I medici affermano che è sanissimo in salute e chi lo frequenta ne ha tutto da guadagnare perché è ricco non di denaro ma di altre monete che hanno nomi strani: il betacarotene, il licopene le vitaminePENNE AL SUGO A, B e C. Quando però non sta bene, nel senso che non ancora è cresciuto, diventa scorbutico, di colore verde e, a chi gli si avvicina, trasmette una materia urticante e quasi velenosa dal nome ancora più strano: la solanina!

In cucina

La bandiera italiana ha tre colori: il bianco, il rosso e il verde. Perché non preparare una merenda tricolore con pane (bianco), possibilmente un poco raffermo, olio extravergine d’oliva (verde), un pizzico di sale (ancora bianco), con Pomodo Rino attempato e maturo (rosso). Da lontano Insala Tina sventolando la sua verde vestaglia urla che vuole unirsi alla comitiva. L'accolgono con piacere e così anche la vista è appagata.
Praticamente, per tornare a terra con i piedi e in cucina con le mani, per i più piccini e non solo, quest'estate si prepari:

  • Abbracci d’insalata verde e pomodoro.
  • Pane raffermo, origano, olio extravergine d’oliva, pomodoro maturo, una fogliolina d'insalatina e un pizzico di sale.
  • Pasta corta (penne, rigatoncini, fusilli,...) con pomodoro e, se piace, parmigiano o caprino stagionato grattugiato.

 

Etimologia

- Pomodoro - da pomo d’oro per il colore della pelle che riveste il frutto.
- solanina - nome deriv. dalla famiglia di piante, le Solanacee, dal  latino  scientifico   solanum “pianta del sole” (Sabatini-Coletti, Diz. Lingua Italiana, pag. 2565).
- San Marzano - da San Marzano sul Sarno (oltre 10.000 abitanti), in provincia di Salerno
- Pachino - dal comune siciliano di Pachino (oltre 21.000) abitanti in prov. di Siracusa                

Fonti

- A .Mastrangelo-C. Micheletti-B. Minerdo-G. Novellini-A. Surrusca, F. Vizioli, Il mondo del pane,(introduzione di Massimo Montanari), Slow Food Editore, Bra 2016.
- C. Calabrese, Lingua e cibo, piccolo dizionario enogastronomico abruzzese (non edito)
- Sabatini-Coletti, Diz. Lingua Italiana,Rizzoli – Larousse editore, Milano 2003.                                           

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