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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LA RIVOLUZIONE A TAVOLA

FRAGOLA

Sulla nostra mensa arrivano prodotti che sono passati attraverso un guazzabuglio di veleni e di speculazioni. Ma i consumatori hanno nelle proprie mani la possibilità di cambiare le cose.

 

                 di CANDIDO CALABRESE

 

 

Le fragole

CALABRESEGuardo le fragoline nel vaso del balcone, piccoline, alcune rosse altre ancora verdi, mentre mangio altre fragole che Mario ha avuto la bontà di portarmi a casa, per il divieto di uscire ed evitare il virulento contagio. Fragole grosse, belle, saporite, messe a lavare in acqua fredda con aggiunta di un bel po’ d’aceto. Ho chiesto a Mario: «Ma che ci mettete a queste fragole?». Mi risponde: «Hanno bisogno di un antiparassitario, quindici giorni prima della raccolta che, al momento della vendita, non fa male all’uomo». L’ho pagato e fatto finta di essere convinto. 

I prodotti della Terra

Nonostante la pandemia, abbiamo continuato a mangiare patate del Fucino o della pianura padana, mele del Trentino, pomodori pugliesi, verdure di Fondi, pesci d’allevamento, baccalà dei mari del nord, carni allevate non si sa come né dove, senza trascurare la filiera firmata della cipolla di Tropea, dell’aglio rosso di Sulmona, del pane di Altamura, delle arance tarocco di Sicilia, dei pomodori pugliesi e così via con oli, formaggi, salumi, vini… Mario ha continuato a nutrirci, come se tutti questi prodotti cadessero dal cielo; mi torna in mente la manna celeste della Bibbia.

Gli ultimi testimoni di una civiltà agricola in estinzione

Molto prima che fossimo attaccati da questo terribile virus, il sesto censimento ISTAT sull’agricoltura metteva in evidenza che al 24 ottobre 2010 in Italia c’era stata una riduzione del numero delle aziende del 32,2%. Siamo nel 2020, l’emorragia è continuata e la diminuzione degli addetti in un settore vitale per l’uomo getta luci sinistre sul futuro. Siccome sono un incorreggibile ottimista, cerco tra i dati qualcosa di positivo e lo trovo quando i dati ISTAT mettono in risalto l’aumento in percentuale dal 2,1 al 2,5% di giovani capo-azienda dal 2000 al 2010, e la stessa tendenza con addetti con meno di 45 anni dal 18,2% nel 2000 al 18,6% nel 2010. Magra consolazione! Cerco ancora e trovo che il grado di PESTICIDIistruzione dei capo-azienda (oltre il 60% possiede almeno la licenza media contro il 40% del 2000) anche se solo il 5% ha una specializzazione in ambito agrario e nel 2000 l’aveva il 3%. Questi scarni segnali indicano che c’è ancora chi non si arrende e vuole coltivare la terra in modo sano. Ma chi cerca di resistere all’attività agricola intensiva, in cui abbondano fertilizzanti e pesticidi sistemici, prediligendo la coltura biologica e la biodinamica? Mi conforta, allora, leggere e riportare che «il nostro pianeta, i milioni di anni che hanno contribuito al suo ecosistema, la nostra biologia animale e vegetale non sono fatti per essere consumati. Ma rigenerati (cfr. Cibo vero, storie di passione per la terra, pag. 6). Ciò fa esclamare a  un agricoltore come Innocenzo Miceli: «Il mio sogno è quello di lasciare ai miei figli un mondo più pulito» (ibidem, pag. 52). Cambiare rotta è operazione disperata ma necessaria e c’è chi ci prova con tutte le proprie energie fisiche, morali, economiche.

Il dovere della Politica

Chi produce quello che giornalmente mangiamo? Non si può far finta di non sapere e, se in Parlamento si affronta il problema di una giusta remunerazione per chi raccoglie mele, patate, arance, pomodori,…occorre essere partecipi, applaudire a tale iniziativa che, finalmente, può rendere la vita meno dura a chi giornalmente ci nutre. Il sistema del profitto ad ogni costo con la fragola bella, rossa, grande, saporita, ha privato le campagne delle persone che rispettavano la Terra, i suoi tempi, che trattavano gli animali come componenti della famiglia. Chi li accudiva li chiamava per nome, nulla da spartire con animali ammassati e diventati macchine di produzione industriale per un profitto oltre qualsiasi logica naturale. Una politica, questa sì miope, ha cacciato chi viveva in campagna, affamandolo. L’abbandono ha prodotto il sopravvento delle multinazionali con le monocolture, con gli allevamenti intensivi, con i veleni sparsi a larga mano a nostra insaputa o con il nostro tacito consenso. Faccio la spesa, scelgo il prezzo più basso, credo di essere in pace con il mondo, pago e torno a casa felice e contento. No! non può più funzionare così. Si è complici volontari di una tragedia che si sta consumando giorno dopo giorno. Per la maggior parte di noi non esistono braccianti in nero, caporali, commercianti senza scrupoli, possessori delle banche dei semi, multinazionali della chimica. Facciamo finta o non sappiamo che i prodotti agricoli, i pomodori, il latte, il grano costano pochi centesimi alla fonte. Entrano poi in azione gli enormi ricarichi della drogata filiera commerciale. Occorre cominciare a essere consumatori consapevoli chiedendo se ciò che si sta acquistando continui ad avvelenare la Terra o no. Pochi centesimi in più al contadino o all’azienda agricola che ci nutre può significare un incentivo a non continuare ad abbandonare la terra. Chi acquista può far cambiare questo perverso mondo. Ho sempre sostenuto che la rivoluzione comincia a tavola. Bisogna essere rivoluzionari scegliendo ciò che si compra e si mangia. Fare finta di niente, ci porterà, purtroppo, ad essere gli ultimi testimoni di una civiltà, quella contadina, condannata a morte!

Agricoltura biologica, biodinamica e ritmi circadiani

I polli, i maiali, le mucche, ammassati nei capannoni, i pesci stipati negli allevamenti ittici rispettano i ritmi circadiani? Gli antibiotici che si usano per non farli ammalare rispettano i cicli vitali della natura? Ma poi queste carni, questi pesci, sono veramente nutrienti e non creano GRANO1nessun problema all’ambiente e all’uomo? Non è che virus e batteri guazzano e prosperano in questo “guazzabuglio”?  
Su questi delicati e importantissimi argomenti credo di tornare con altre note.

Conoscendo, cercando, scegliendo: la rivoluzione dell’acquisto!

  • pasta: Mi permetto di suggerire, per chi ancora non lo fa, di acquistare non la pasta pubblicizzata dalla TV ma quella pasta che scrive: semola di grano duro 100% italiano, meglio, ma non sempre, se integrale. Perché? perché il grano italiano è senza glifosato;
  • carne: Leggere attentamente le etichette e acquistare carne allevata e macellata in Italia;
  • uova: biologiche da galline allevate e razzolanti a terra;
  • farina: da 0 a 1 a 2 fino alla integrale, evitando l’acquisto di quelle che non fanno parte della nostra cultura come la camut o la manitoba anche se, a volte, più pratiche per certi impasti;
  • insaccati: salumi senza nitriti e nitrati;
  • caffè: in grani 100% arabica.

 Costi

Ma questi sono prodotti costosi! Dipende. I negozi piccoli hanno prezzi più contenuti.
Quelli equo e solidale sono da prediligere per ovvi motivi. La grande distribuzione specula e alza l’asticella dei prezzi perché non dobbiamo abituarci a questi sapori diciamo “diversi”!
Spendiamo molto per scarpe, vestiti, cellulari: oggetti che non si mangiano.
Atteggiamento diverso per l’acquisto del cibo ove scatta la caccia al prodotto che costa meno senza rendersi conto di ingredienti e qualità. Compriamo, ad esempio un prosciutto senza nitriti e nitrati e invece di mangiare quattro fette se ne mangino due! Appoggiamo le forze politiche che legiferano per i giovani che vogliono aprire aziende agricole e abbiano incentivi economici e fiscali per poterlo fare. Si premi e non si tassi chi promuove e produce con agricoltura biologica e biodinamica.
Se si comincia a mettere in atto tutto ciò, la rivoluzione è iniziata! Peccato che è dovuto arrivare un mortale virus a ricordarcelo. Il coronavirus sarà senz’altro sconfitto ma, se continueremo a vivere come prima saremo attaccati da altri virus pronti a punirci.

Etimologia

  • biologico - nome o aggettivo composto di bio+logico dal gr. bíos “vita”+ lógos “discorso, parola”, derivato di légein “dire” (cfr. Sabatini-Coletti, Dizionario della Lingua Italiana, pagg. 1449-300).
  • biodinamico - nome o aggettivo composto di bio+dinamico, dal greco bíos “vita”+dinamico dal francese dynamique, ←greco dynamikós “potente”, derivato di dýnamis “forza” (ibidem, pag. 746).
  • circadiano - aggettivo, dall’inglese circadian composta di latino cĭrca “intorno” e dies “giorno” (ibidem, pag.492).
  • glifosato - posso solo affermare che è un potente diserbante di cui non sono riuscito ancora a trovare l’etimologia.

Fonti

  • Fabio BRESCIACIN, Morire di fatica, cosa si nasconde dietro un prezzo troppo basso, Naturasì magazine, nov/dic. 2015.
  • R. Brugnara, A. Callari, P. Panzera, Cibo vero, storie di passione per la terra, Giunti Firenze, Alce Nero Bologna 2012, introduzione di Lucio Cavazzoni.
  • Candido Calabrese, Lingua e cibo, piccolo dizionario enogastronomico abruzzese (non edito).
  • Censimento ISTAT agricoltura 2010.
  • Fondamentale AIRC – FIRC, n. 1 gennaio 2018.
  • Francesco Sabatini-Vittorio Coletti, Dizionario della Lingua Italiana, Rizzoli-Larousse, Milano 2003.

 

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