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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LA BALLATA DEGLI ADDITIVI

ADDITIVILa natura aveva già pensato a dotarci di additivi naturali per i cibi. Che però hanno tempi più lunghi. E noi, per fare in fretta, ingurgitiamo sostanze chimiche che l’organismo umano non sopporta.

          di CANDIDO CALABRESE

 

Premessa
CALABRESENel 1961 la speranza di vita per gli uomini era di sessanta anni e sette mesi, mentre per le donne era di sessantasette e due mesi. Nel 1951 c’erano 122 ultracentenari.
Nel 2019 la vita media degli uomini, in Italia è di ottanta anni e otto mesi (venti e un mese in più di quella degli anni sessanta), quella delle donne di ottantacinque e due mesi (quindici in più). Gli ultracentenari sono 15.000.
Come si è arrivati a questi strabilianti risultati? Sicuramente la ricerca farmaceutica, la scoperta degli antibiotici, dei vaccini, la lotta contro il cancro con tante malattie che sono state vinte o che permettono di allungare l’esistenza, hanno contribuito a ciò. Hanno, inoltre, contribuito le migliori condizioni di vita con abitazioni, servizi igienici, ambienti di lavoro, la raccolta dei rifiuti urbani, la riforma sanitaria… L’abbondanza del cibo ha coadiuvato al raggiungimento di questi positivi risultati. E qui entra in azione chi pensa di poter far denaro con il cibo, stando attento a non andare contro le norme legislative.

 Additivi legali
«Gli additivi sono sostanze aggiunte agli alimenti per prolungarne la conservazione, preservarli da contaminazioni microbiche e decomposizione, migliorarne il sapore, il colore e la consistenza in particolare nei cibi industriali» (fonte www.airc.it). Il problema è che se in quasi tutti i cibi che si ingurgitano ci sono additivi chimici permessi dalla legge, l’organismo umano non li sopporta e quindi scoppiano allergie, problemi di digestione, celiachia, obesità, iperattività infantile…

Per conoscerli
Nei cibi confezionati, gli additivi sono riconoscibili per la lettera E (indica che l’additivo è ammesso in tutti i paesi europei) seguita da un numero (stabilisce la categoria). Quindi:

  • i coloranti vanno da E100 a E199 (rendono i prodotti alimentari più accattivanti);
  • i conservanti da E200 a E299 (rallentano l’irrancidimento e il deterioramento in generale del cibo e la proliferazione di microbi);
  • gli antiossidanti da E300 a E399 (impediscono l’ossidazione dell’alimento cioè l’irrancidimento conservandolo sempre desiderabile alla vista);
  • da E400 a E499 ci troviamo di fronte agli addensanti, agli emulsionanti e agli stabilizzanti, da E400 a E499 (migliorano le caratteristiche sensoriali e la consistenza degli alimenti);
  • i correttori di acidità vanno da E500 a E599;
  • gli esaltatori di sapidità da E600 a E699;
  • i dolcificanti da E950 a E969.

Non è finita qui perché la natura ci aveva già pensato a risolvere questi problemi senza l’aiuto della chimica artificiale da freddo laboratorio! Abbiamo, infatti, i seguenti additivi di origine naturale:

  • vitamina C o ascorbato (E 300) e i derivati E301, E302, E303 utilizzati come antiossidanti;
  • il licopene (E160 d), presente nel pomodoro;
  • le antocianine (E 163), presenti nei frutti di bosco;
  • la vitamina B2 o riboflavina (E 101);
  • la curcumina (E100) un colorante naturale;
  • l’acido citrico (E330), un regolatore di acidità che si trova nei limoni;
  • la pectina (E 440) usata per preparare marmellate;
  • il glutammato (E 620) e la glicina (E 640), amminoacidi presenti nelle proteine, impiegati come esaltatori di sapidità (fonte www.airc.it).

Evidentemente i tempi della natura sono molto più lunghi e non sono quelli più rapidi di un prodotto di laboratorio e, siccome il tempo è denaro, ecco le scelte delle multinazionali del cibo.

 La tutela della salute in EU e nel mondo
In Europa tutti gli additivi a uso alimentare subiscono un lungo processo di valutazione effettuato da:
EFSA - European Food Safety Authority (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Agenzia dell’Unione europea fondata nel 2002 che fornisce consulenza scientifica e comunicazione sui rischi associati alla catena alimentare;
JECFA - (Joint Expert Committee on food additives) Ente dell’Organizzazione per l’Alimentazione e per l’Agricoltura (FAO) e dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS);
IARC - Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Un esempio contraddittorio: il glifosato
GLISOFATOIn Italia per la coltivazione del grano non è consentito l’uso di questo potente e contestato erbicida, usato nell’America settentrionale (Canada e Usa). La Bayer, colosso chimico farmaceutico tedesco ha acquistato l’americana Monsanto per sessantatré miliardi di dollari. La Monsanto è stata condannata al pagamento di 80 milioni di dollari per aver causato ad alcuni cittadini il cancro per l’uso di “diserbante glifosato cancerogeno”. Ma non è finita qui. Lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) afferma che il glifosato è un probabile cancerogeno per l’uomo. Di contro, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) afferma che ha una ridotta tossicità perché ha scarsa capacità di penetrazione nel suolo. L’EPA, l’agenzia statunitense per la tutela dell’ambiente ha assolto e ritenuto il glifosato non dannoso alla salute umana! Fatto è che il giro di affari del glifosato, usato in ben 140 paesi del globo terrestre, è di cinque miliardi e 400 milioni di dollari! (fonte www.fondazioneveronesi.it).

Consigli utili
Quando leggiamo che una sostanza o un agente è stato inserito in una delle liste dello IARC, non è il caso di farsi prendere dal panico. È necessario capire quali sono i reali livelli di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero (fonte www.airc.it). 
Da modesto ricercatore di ciò che può far bene o male alla salute umana, mi sento di suggerire, ricordando che non sono un medico:

  • la scritta “aromi” senza l’aggettivo “naturali” sta a indicare, in genere, additivi chimici di sintesi;
  • Quando gli ingredienti di un prodotto sono tanti, meglio evitare l’acquisto. Ad esempio per un prosciutto gli ingredienti dovrebbero essere: carne suina e sale.

Le paste che non contengono la scritta 100% grano italiano, e sono la quasi totalità, usano grani provenienti da stati in cui è ammesso l’uso del glifosato che non arreca certamente benefici all’organismo umano se, come si usa in Italia, ci si nutre tutti i giorni di pasta alimentare. Questa è una mia convinzione personale condivisibile o non condivisibile. Io cerco, trovo e acquisto spessissimo la pasta (preferisco integrale) in cui c’è la scritta 100% grano italiano!   

Conclusione
Il particolare momento che sta vivendo il Pianeta Terra attaccato dal coronavirus ci porta a riflettere sulla produzione del cibo per denaro con guadagni non per chi lavora la Terra ma per chi ne è il padrone e usa strumenti, esseri umani e tecnologia per un profitto spinto al massimo. A questi e non solo dedico quanto segue:  

La ballata degli additivi
Coloranti, conservanti, antiossidanti?
Certo! ma con esaltatori di sapidità
e regolatori di acidità!
Gli emulsionanti, gli addensanti, i gelificanti,
con stabilizzanti, antiagglomeranti ed edulcoranti,
si uniscono agli antischiumogeni e agli umidificanti.
Occorrono anche agenti di rivestimento,
agenti di trattamento della farina e così si sparpagliano nel firmamento.
I grassi e gli oli vegetali cercano il carbonato acido d’ammonio,
non trovano poi il correttore di acidità e scoppia un vero pandemonio!
Triste, arcigna e desolata è la margarina vegetale.
Tutto questo a me sembra e, non esagero, proprio… letale.

Fonti
Lingua e Cibo, piccolo dizionario enogastronomico abruzzese (non edito)
Rapporto annuale ISTAT
www.fondazioneveronesi.it 
www.airc.it  

 

 

 

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