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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LA MELA TENTATRICE

CALABRESEAssociata a miti apportatori di sciagure, la mela è da sempre fonte di sostentamento e di delizia del palato. Con tante varietà, alcune delle quali a rischio di estinzione.

                                                   di CANDIDO CALABRESE

ab ovo usque ad mala
dall’uovo fino alle mele

MELA DI PARIDELa mela nell’immaginario mitico/religioso ha rappresentato il frutto del piacere che genera disgrazie: si pensi alla mela d’oro di Paride che scatenerà la guerra di Troia e alla rossa accattivante mela che il tentatore serpente offre a Eva con le tragiche conseguenze per l’umanità. Questo senso di punizione per qualcosa di buono, bello e nutriente non mi è molto gradito anzi m’infastidisce. Ma i miti sono duri a morire e, una volta entrati nel cervello umano difficilmente vanno via.
Passando dal mito alla realtà botanica dico che nome scientifico di questo prezioso frutto è Malus domestica Borkh.
Oggi sul mercato dominano le mele trentine (Melinda, Fuji, Stark, Val di Non, …), cercano di resistere le annurca campane, le nesta toscane, anche se le varietà delle mele, in genere, ascendono a circa 2000 esemplari!
Nell’antica Roma dalle 15,00 in poi, iniziavano le epulae vespertinae, il vero pranzo dei Romani; c’era il detto ab ovo usque ad mala, cioè il pasto cominciava con le uova e terminava con le mele.

 Le mele in Abruzzo e Molise

Evitando di promuovere sterili proclami di campanile voglio ricordare e portare a conoscenza di qualche distratto lettore, se ci sarà, un patrimonio che va verso l’oblio e potrebbe scomparire, purtroppo! Qualche ricercatore ha portato alla luce l’esistenza di ben sessanta varietà di mele, nel solo Molise. In Abruzzo, rischio di perdermi e perciò, sinteticamente, cerco di elencarne solo alcune:

  • Molto diffusa, ancora, per fortuna, è la melapiane. Caratteristica di tante zone della Regione. La scrittura esatta dovrebbe essere mel’apiane nel senso di mele appiane, portate cioè a Roma da Appio. Bartolomeo Scappi (1500 – 1577), cuoco “segreto” (privato) di papa Pio V, autore di un trattato di gastronomia in sei volumi, l’Opera del 1570, descrive una ricetta di mele appie.
  • A Vasto, in provincia di Chieti, si preparavano le mel’ a tenèlle; si toglieva alla mela il torsolo, si tagliava a ruota, s’infilavano queste rondelle a uno spago e si mettevano a seccare al sole. Era una delle tante provviste dell’inverno che, anche se breve, sembrava sempre lungo e interminabile.
  • Altro frutto molto comune è la mela casulane “la mela casolana”, tipica di Casoli, sempre in provincia di Chieti che alcuni fanno risalire a quella descritta dal Boccaccio nella quarta novella del Decameron.
  • Abbiamo poi la mela zetèlle “la mela zitella”, della Valle Subequana, in provincia di L’Aquila. Mele che maturano tardi e quindi…zitelle. In effetti è la mela cerina, di colore bianco, succosa, dolce e untuosa come la cera.
  • E sempre in questa zona troviamo la mela limoncella, dal gusto un po’ acre che ricorda quello del limone. Le mele rappresentavano, come accennato, un’altra scorta invernale ed erano conservate amorosamente in cassette (per le grandi quantità) o sparse su teli o piani di legno, in cantina, al buio per evitare l'andata a male. Periodicamente c’era l’ispezione e quelle marce erano eliminate. Un consiglio da seguire anche per altri momenti della nostra movimentata vita, in cui occorre eliminare altri tipi di mele marce!
  • Discorso a parte meritano le méle cotogne, profumate, asprigne e poco adatte al consumo. Sono perciò usate per preparare la marmellata di méle cotogne o cotognate.
  • Nel territorio di Roccascalegna, Altino, Casoli, ancora in provincia di Chieti, troviamo le méle seggióle, che maturano prima dell’estate.

Si potrebbe continuare, a livello abruzzese, con la mela meloncella, la mela gelata, la melarosa, la rapacciosa, la San Pietre, la San Giuvanne, la Sant’Antonie, la roscetta…

 

MELALe mele sono tante

Evito di ripetere l’elenco delle trentine e, a livello nazionale, ricordo le mele campanine, dell’Emilia Romagna, le limoncelle, che, oltre che in Abruzzo, si trovano anche in vaste zone dell’Appennino laziale/campano, le rotelle, delle Alpi Apuane (nord della Regione Toscana), … È importante ricordare la loro maturazione (verso la fine dell’estate fino alla metà di ottobre), la conservazione che dura quasi cinque mesi. Da maggio alla fine agosto/inizio settembre, cioè fino al nuovo raccolto, è inopportuno continuare a nutrirsi e comprare mele che sono state raccolte un anno prima. Mi chiedo: dove e come sono state conservate?

 Simbolo della medicina

Le mele contengono vitamina C, sali minerali, pectina che impedisce l’assorbimento dei grassi nel sangue prevenendo un eccesso di colesterolo, grazie anche a un basso contenuto calorico; sono ricche di polifenoli che favoriscono la circolazione del sangue. Tutto ciò, se consumate nei periodi dettati dalla natura (autunno, inverno e inizio estate).
Alcuni, contravvenendo al detto latino, affermano che chiudere il pasto con la mela o la frutta in genere non sia molto salutare perché questa velocemente passa nello stomaco e va nell’intestino ma, se trova la strada ingombra di cibo che lo stomaco sta digerendo, non ha l’effetto benefico nella digestione e nell’assimilazione delle sostanze nutritive. Altri affermano il contrario. Altri ancora dicono dipendere dallo stomaco che è particolare e unico per ognuno. Insomma ognuno si regoli e mangi una mela al giorno quando lo crede opportuno! E poi tenete presente che chi scrive queste note, non è affatto un medico.

Etimologia

Per la mele cotogne, dal “latino cotōneum “di Cidonia” antica città dell’isola di Creta donde si riteneva fosse originaria la pianta” (cfr. Sabatini – Coletti, Dizionario della Lingua Italiana, pag. 633).

Per mela, dal latino mālu(m).

Fonti

Sabatini – Coletti, Dizionario della Lingua Italiana.
Calabrese, Lingua e cibo, piccolo dizionario gastronomico abruzzese (non edito).
Fernando Palazzi, Dizionario illustrato di mitologia.

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