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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

IL RIFUGIO DEL CUORE

FALSAREGOTempo di monti: Canazei e le Dolomiti. Il connubio tra natura e musica, le virtù del sottobosco, l’emozione delle altitudini, quando si ha l’impressione di staccarsi da terra per toccare il cielo.

                                          di RITA BARTOLUCCI

 

RITABART

Quando la canicola estiva diviene prepotente fino a impedire gesti e pensieri, il chiuso della casa con la sua frescura artificiale non riesce ad apportarmi quel sollievo verso cui anima e corpo tendono. L’aria è finta, prigioniera anch’essa di pareti domestiche sigillate dove le aperture mi guardano tra il sadico e il beffardo, dal momento che la loro funzione – di mettere in contatto l’interno con l’esterno – è divenuta all’improvviso inutile. Avverto allora che è giunto il tempo di dare altro scenario ai giorni. Accantono le azzurrità marine per affidarmi al verde, declinato nella sua vasta gamma, di boschi e prati alpestri.
La zona che ho eletto a mio rifugio è quella della Val di Fassa con il centro di Canazei che ne è quasi l’estremo limite, posto a un’altezza di circa 1500 metri. Di tutta la gran corona alpina è questo il luogo che più risponde alle mie esigenze di persona non attratta CANAZEIda specifiche attività sportive montane – pur se la località offre grandi possibilità sotto questo aspetto – ma semplicemente desiderosa di perdersi in lunghe passeggiate tra il folto degli abeti. Per la comodità e il benessere che vi trovo, mi verrebbe quasi spontaneo dire che è la località più bella di tutto l’arco dolomitico, ma so che così esprimendomi farei un grave torto a tanti altri spazi dello stesso genere, dotati di similari bellezze naturali.
Certo sì è che, prima di promuoverla a meta del “cuore”, tant’altre ne ho visitate e di famose, dal Piemonte al Friuli, scoprendo in ognuna vantaggi e quelle che, per me, erano mancanze. Le vette del Piemonte, per l’altitudine, mi son parse troppo pietrose e spoglie, più adatte allo sci invernale che a un riposante soggiorno estivo; altri paesi, posti in declivi e strette conche, avrebbero richiesto un bell’impegno nel cammino. Insomma, la scelta operata, da lungo tempo ormai, mi si è sempre rivelata consona alle aspettative; e, poiché più che abitudinaria sono fedele alle decisioni prese, continuo a praticarla ogni anno con gran soddisfazione.
Il paese – quasi una cittadina per assetto urbano e le tante e varie strutture di cui si avvale – sorge all’estremità settentrionale di un’ampia valle che dà agio ai prati di espandersi in una sontuosa veste che, in primavera-estate, è d’ogni fior fiorita. Le rocce, quindi, prendono il sopravvento e s’innalzano MARMOLADAin vette poderose tra cui troneggia la mole della Marmolada con i suoi ghiacciai, purtroppo sempre più ristretti, ma pur lucenti in tante lingue al sole. Lo sviluppo, verificatosi nel corso degli anni, non è andato a discapito della natura, anzi ne ha fatto emergere le notevoli potenzialità fruibili da parte di un pubblico poliedrico. Agevoli sentieri organizzati corrono per chilometri tra i boschi, a ridosso di un torrente – l’Avisio – di discreta portata e dall’acque impetuose e trasparenti che effondono all’intorno un suono ammaliatore e smemorante, misto a un profumo di fresca sorgiva che si nutre di pietre candide e levigate.
Se si ha pazienza di sostare presso le sue rive senza essere incalzati da un perpetuo agire, lo spirito più del corpo si rigenera; i pensieri prendono una nuova svolta, tutto si ridimensiona e gioie e affanni si rivelano nella loro misera pochezza. Niente è più bello e più importante del lasciarsi andare allo scorrere dell’acqua che fluisce come tutto nella vita, lasciando l’essere integro e sempre nuovo, sottratto alle offese dell’esistere. Al pari, un gran benessere scaturisce dallo stare in stretta compagnia con l’anima silvestre di ABETI VAL DI FIEMMEquei pregiati abeti rossi, che in sé racchiudono il magico segreto del suono raffinato dei violini, tanto apprezzato dai liutai che fin quassù si spingono per acquistarne direttamente i legni, capaci di donare grande risonanza agli strumenti musicali. Natura e musica sono, del resto, in speciale connubio sulle Dolomiti, dove da anni – eccetto questo in corso, forse per via del virus Covid 19 – si è affermata l’abitudine a tenere concerti all’aperto, in diversi luoghi e in contesti di grande bellezza, per cogliere e celebrare insieme la forza creatrice dell’arte e della natura.
Ma tornando alle virtù del bosco, anzi del sottobosco, lo si scopre ricco di una vegetazione multiforme che si distingue nelle incredibili tonalità di verde e si unifica in un sol manto cangiante, fatto di vellutati muschi, di argentei licheni, di felci e fragole dai piccoli fiori bianchi e saporiti frutti, non gonfi, insipidi ed esplosivi quali quelli in vendita nei supermercati.
Ma è soprattutto la posizione del paese a conferire maestosità e incanto all’intera zona, incastonato così com’è fra i più importanti gruppi dolomitici del Sella, del Sassolungo, della Marmolada che, con i loro alti passi, mettono in comunicazione valli e regioni diverse. Salire a quelle altitudini è davvero emozionante, si ha l’impressione di staccarsi da terra per toccare il cielo. Man mano che si procede nell’ascesa si rarefanno i boschi, finché restano solo le nude rocce che possenti si librano nell’aria e alla cui base si aggrappano prati di basse erbe e fioriture preziose, rare – perciò protette – di ranuncoli, genziane e rododendri.
ENSORADIRAA contatto di uno scenario così impressionante vien fatto spontaneo di pensare alle meraviglie della storia geologica e a come simili masse dal mare siano emerse e innalzate tanto. A sconfessare ogni incredulità, tracce marine testimoniano la loro origine. Si tratta di conchiglie, alghe e coralli accumulatisi nell’immensità del tempo e divenuti calcari, da cui hanno tratto origine certi tipi di roccia. La loro altezza è destinata a crescere per il continuo scontro tra le placche europea e africana che annulla gli esiti dell’erosione prodotta da fattori esogeni e il conseguente appiattimento.
Miti e leggende avvolgono la bellezza delle vette e ne spiegano, tra realtà e mistero, le particolari caratteristiche. Affascinanti sono quelli che raccontano la nascita delle Dolomiti e il perché del loro colore luminoso, attribuito all’opera di generosi nani che hanno filato i raggi di luna per rivestire le montagne scure e trasformarle nei Monti Pallidi. Oppure la storia del Re Laurino volta a descrivere il fenomeno dell’enrosadira (arrossamento) per cui le Dolomiti sono famose e, in base al quale, all’alba e al tramonto si tingono di rosa. Nella fantasia popolare sul massiccio del Catinaccio si adagiava una volta il giardino di rose di Re Laurino che, in seguito a un torto subito, lo trasformò in pietra lanciando la maledizione che nessuno, né di giorno né di notte, avrebbe più potuto vederlo. Avendo trascurato di indicare anche i tempi dell’alba e del tramonto, questi rimasero esclusi dalla maledizione e perciò, solo in essi, i monti si colorano nelle tinte di quel giardino di ineguagliabile bellezza.
I passi, pur se contrassegnati da comuni fattori quali le vette, i prati e l’altitudine, non sono tutti uguali. Alcuni si presentano in forme dolci e ampie, altri s’inerpicano bruscamente o accolgono laghi di grande suggestione come nel caso del passo Fedaia e del relativo invaso – in parte artificiale e in parte naturale – in cui si specchia la Marmolada. Ѐ questo una superficie d’acqua di grandi dimensioni, che in me genera sempre un sentimento di inquietudine forse per l’incombente mole che ha a ridosso, per le acque gelide e profonde e per l’alta diga entro cui è costretto; sta di fatto che, più che CAREZZAsostare presso le sue rive, preferisco salire con la cabinovia fino a una media altezza della gran montagna, in una località detta Pian dei Fiacconi, da cui si gode un panorama senza limiti e lucente di neve.
Un altro passo, quello di Costalunga, ospita anch’esso un lago, molto diverso dal precedente, di origine naturale, non grande ma di rara bellezza, tale da costituire un forte richiamo per un turismo internazionale. Ѐ il lago di Carezza. E il nome dice già tutto! Ѐ un occhio verde-azzurro, segreto tra gli alti abeti fino a due anni fa. Quando, nel novembre del 2018, una tromba d’aria ha squassato le valli del Trentino sradicando immense superfici a foresta, lasciandole a nudo in una struggente desolazione. Ѐ stato un danno di portata enorme, difficile da rimarginare, nonostante l’impegno e lo zelo degli enti locali e delle popolazioni. Malgrado ciò, l’acqua smeraldina continua ad affascinare frotte di visitatori, come l’incantevole leggenda ad essa collegata che narra dell’arcobaleno frantumato e affondato nel lago da un mago deluso per non aver conquistato il cuore della bella ninfa Ondina, abitante di quel magico luogo.
Le strade, che serpentine ascendono alle cime più elevate con stretti tornanti, sono inoltre oggetto di forte interesse da parte di ciclisti e motociclisti che ne saggiano il percorso per verificare le proprie abilità: il Falsarego, il Pordoi, il Sella, il Fedaia, il San Pellegrino sono l’ambizione di sportivi di tal genere. Che, ritrovandosi in gruppo al termine della giornata, amano attardarsi a narrare con una gioia così spontanea e intensa che sa d’infanzia le imprese compiute, accompagnandole a generose bevute di birra.
In inverno Canazei e la sua valle assumono tutt’altra connotazione, impressa dalla neve che copiosa scende per la gioia di sciatori e non. Il paese possiede un vasto comprensorio di piste a vario livello di difficoltà. Classificate in base alla pendenza del terreno, vanno incontro alle plurime esigenze degli amanti di questo sport, inclusi bambini e principianti. Per chi invece non amasse confrontarsi in tal maniera con la neve, resta l’incanto del SLITTApaesaggio in cui immergersi in fiabesche passeggiate con le ciaspole. Strumenti semplici che non richiedono particolari abilità d’uso, ma che consentono di muoversi anche tra i boschi dove la neve è spessa e di godere del silenzio di una natura quieta, morbida e candida.
Un’altra esperienza straordinaria, che una volta soltanto ho realizzato, è quella di percorrere un tragitto su una slitta tirata da cavalli. La mia risale ormai a un po’ di tempo addietro, quando il freddo non era uno svantaggio per la salute. Ma è rimasta così indelebile nel ricordo che ancora mi pare di sentire il trotto dei cavalli, il suono dei campanelli fissati alle bardature, il tepore delle coperte sulle gambe e il frizzo dell’aria sulle guance. Per non dire del paesaggio, che correva incontro nei colori del blu cobalto del cielo, reso ancor più smagliante dal biancore circostante.
In conclusione, da persona che non fa tutt’uno con la realtà montana perché il suo mondo istintivo è il mare, posso affermare che la natura – qualunque origine abbia – tanto sa dare per arricchire l’esistenza umana. Merita solo di un po’ d’attenzione, che non si esaurisce nella cura e nel rispetto, ma richiede una disposizione d’animo aperta ai sensi e non sopraffatta, come spesso accade, dall’ansia dell’agire.    

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