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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

UNA TERRA INVENTATA

RITABARTUn Paese strappato alle acque, dove convivono fascino dell’antico e dinamismo giovanile. Ma l’anima dell’Olanda, si trova soprattutto nelle piccole città e nei villaggi. 

                                                       di RITA BARTOLUCCI

Un Paese strappato alle acque, dove fascino dell’antico e dinamismo giovanile convivono nella vita delle città. Ma l’anima dell’Olanda, si trova soprattutto nelle piccole città e nei villaggi. Oltre che nelle opere straordinarie dei suoi pittori.
Ci sono popoli davvero geniali e forse persino un po’ maghi che, dal niente o dal poco, tirano fuori opulenti fortune. Gli Olandesi appartengono a questa categoria. In tanti si volgono loro con ammirazione e qualche sospetto nell’intento di carpirne trucchi e segreti, quasi avessero innanzi un abile prestigiatore che, con tocco fatato, estrae mirabilia dal nero cappello a cilindro. In buona sostanza, anch’io condivido una tale impressione, ricavata nel corso di viaggi condotti in un’insolita terra, dove è in atto da tempo una lotta incessante tra natura e umane imprese, per la salvezza di un territorio fragile, eppure capace di dare ricchezza al paese. Che – piatto, indifeso e di modica dimensione – sarebbe stato AFSLUITDIJKfacile preda dell’insaziabile voracità marina, costantemente decisa a “inghiottirlo”, anche sotto la spinta di infausti e preoccupanti eventi climatici, se gli Olandesi non avessero opposto alla grave iattura la forza dell’intelligenza.
Ѐ così, che si sono “inventati” la terra di cui erano carenti.
Costruendola letteralmente con il sistema dei polder: una tecnica di prosciugamento di tratti di mare e successiva bonifica degli spazi acquisiti, per renderli idonei alle coltivazioni o ad altri scopi. Il procedimento, già attivo sin dal 1600 e successivamente modernizzato con l’introduzione di sistemi idrovori elettrici, è oggi in grado di risucchiare molta più acqua di quanto riuscissero a fare i bei mulini a vento del tempo che fu. Sta di fatto che l’Olanda è all’avanguardia per l’agricoltura, l’allevamento e la floricoltura, per non dire dell’industria. Il principale esempio di polder moderno è quello dello Zuiderzeewerken, realizzato mediante un progetto di alta ingegneria idraulica nei primi anni del 1900, portato avanti con lavori scansionati per blocchi che contemplavano l’edificazione di una lunga diga di ben 32 Km, denominata Afsluitdijk.
Solo a percorrerla in macchina – lungo l’autostrada che l’attraversa nel duplice senso unitamente alle corsie predisposte per i ciclisti – ci si rende conto dell’arditezza dell’opera, e ancor più se ne coglie la dimensione titanica se si sale, dalla zona riservata al parcheggio e alla sosta, alla sopraelevata che permette ai pedoni di coglierla nella grandiosità dell’insieme. S’innalza per più di sette metri dal livello del mare e raggiunge un’ampiezza di novanta metri. Trovarsi l’acqua da un lato e dall’altro, immersi nella nebbia e nel vento, spesso presenti, suscita qualche timore misto a riverenza per chi l’ha ideata e per quanti l’hanno costruita. Ѐ come viaggiare su un nastro sospeso tra due opposte sponde che da un versante tengono fuori le ire del mare del Nord, dall’altro racchiudono l’acqua più cheta e poco profonda di quel tratto di mare divenuto, in seguito allo sbarramento, lago IJsselmeer.
La continua lotta con il mare, a difesa di terre che si trovano sotto il suo livello, ha condotto gli Olandesi ad avere una forte consapevolezza della fragilità del paesaggio e al dovergli riservare ponderati interventi per non stravolgerne il precario equilibrio. L’ambiente è tenuto presente nella complessità degli aspetti, e ognuno si fa un punto d’onore nel rispettarlo con adeguate scelte di vita pubblica e privata.
L’esiguità dello spazio non è mai andata a discapito della qualità dei servizi funzionali all’urbanizzazione.
Città, paesi e villaggi sono, ad esempio, ben collegati e facilmente raggiungibili grazie a un’efficiente rete viaria che assorbe l’intenso traffico extraurbano, mentre lascia tranquille le vie dei centri abitati, affidate quasi totalmente all’utilizzo di ecologiche biciclette. Gli alloggi, tranne quelli delle grandi città, sono modesti nelle dimensioni e nei materiali adoperati, tra i quali primeggia il legno che, vivacemente tinteggiato, KEUKENHOFcontribuisce alla bellezza del paesaggio. Molte case sono inoltre “galleggianti”, concepite come barche e, in quanto tali, ormeggiate lungo le banchine dei tanti canali che contrassegnano il territorio.
Ovunque la campagna è presente con ricchi pascoli, dominio di pregiati bovini da carne e da latte che costituiscono una rilevante risorsa economica, insieme alle distese a perdita d’occhio di speciali coltivazioni floreali e ortofrutticole che pure rappresentano una notevole fonte d’introito. Se si ha occasione di effettuare un viaggio in primavera, ineludibile è una visita ai campi fioriti che sono vere opere d’arte, monumenti sontuosi alla bellezza. Tulipani e Olanda sono un binomio felice per introiti ed estetica; i bulbi preziosi dello splendido fiore sono giunti dalla Turchia sin dal XIV secolo e qui hanno trovato un ambiente favorevole alla crescita. Tra marzo e maggio le terre esplodono in mille colori, soprattutto nelle zone vicine alle città di Haarlem e Leida, dove è stato realizzato anche il grandioso parco di Keukenhof di ben 32 ettari che accoglie milioni di bulbi, disposti in forme spettacolari secondo precisi progetti architettonici.
Entrambe le volte in cui mi sono ritrovata in tale paradiso terrestre non riuscivo a venirne più fuori, poiché la “cacciata” mi aveva il sapore di un’espiazione troppo gravosa. Era difficile lasciare tutto quel cromatismo che si flette e raddoppia nei giochi d’acqua delle fontane e nei canali che tranquilli attraversano il parco.
Anche la nebbia – presenza non rara, pur in tempi di sole, per una terra così stretta ad un mare brumoso – è fonte di fascino enorme. Improvvisa, avvolge il paesaggio, soprattutto campestre, in un manto di gocciole salse. Cancella volumi e contorni, lasciando filtrare soltanto le sagome di pale giganti dei tanti mulini che s’agitano come fantasmi in un infinito orizzonte. Nelle città, il paesaggio ovviamente si prospetta diverso. Vi predominano le costruzioni che, sia nei piccoli come nei grandi centri, recano impresso il sigillo della storia trascorsa. Un passato di conquista e ricchezza – frutto di supremazia marittima – grazie all’invincibile flotta, che ha reso l’Olanda padrona di tante colonie sparse nei vari continenti e le ha garantito un primato economico, a lungo durato nel tempo.

Gli alti e stretti palazzi di Amsterdam, come quelli di altri centri parimenti importanti, mostrano ancora i segni evidenti di pregresse attività AMSTERDAMcommerciali. Le originali facciate a “gradoni” dagli intensi colori che privilegiano il rosso dei mattoni cotti e non escludono il nero perché altre tinte con più forza risaltino, sono tutte fortemente inclinate in avanti, tanto che paiono dover cadere da un attimo all’altro per improvvisi cedimenti strutturali. In realtà, l’inclinazione era prevista in partenza e serviva ad agevolare – mediante un sistema di ganci e carrucole ancora visibili – l’ascesa e discesa dall’esterno di ingombranti materiali, perché non andassero a battere e a infrangersi contro la parete. Le tante merci stoccate nel sottotetto non sarebbero, infatti, riuscite a passare attraverso le anguste e ripide scale interne. Le tasse sul suolo da costruzione erano allora, come forse anche oggi, alquanto elevate e per risparmiare si progettavano edifici proiettati in altezza e di base ridotta. Magazzini e botteghe occupavano i pianoterra, mentre il secondo livello era adibito ad abitazione.
Era così congeniata la casa medio-borghese dei tanti mercanti attenti al denaro e al prestigio sociale, artisticamente ricreata dai più grandi pittori del XVII secolo, quali Rembrandt e Vermeer, su tele preziose illuminate dalla calda luce dell’intimità domestica, in dialogo con oggetti ed arredi.Ma i canali, oltre alle belle e tipiche case, attraggono per il loro speciale fascino. Sono tanti, fiancheggiati da platani ombrosi che lasciano cadere i lunghi rami fin quasi a pelo dell’acqua e attraversati da romantici ponti guerniti di fiori, hanno fatto guadagnare alla città l’appellativo di “Venezia del Nord”. Seppure tanto diversa – misteriosa e raccolta – è l’immagine che da essi deriva, rispetto a quella – ridente e fulgida – della nostra insigne città lagunare.
La cultura è presente ogni dove e soprattutto nei luoghi ad essa appositamente adibiti: i musei.
Se ne contano parecchi, i più prestigiosi sono il Rijksmuseum che accoglie una ricca collezione di opere del periodo d’oro, il 1600; il museo Van Gogh, interamente dedicato all’artista olandese e a chi a lui si è ispirato; lo Stedelijk, riservato alle opere moderne.
Ѐ importante fare loro una visita perché si ha l’opportunità di una visione complessiva e comparativa dell’arte fiamminga, e non di essa soltanto, considerata lungo un esteso asse temporale che giunge sino all’oggi.

DELFTSe Amsterdam è il cuore pulsante del paese, altre città non sono secondarie per storia e bellezza.
La mia preferenza in assoluto va a Delft, perché vi ritrovo tutti i pregi del grande centro uniti a quelli di più piccole realtà. Ѐ una città massimamente pittoresca con i piccoli ponti, che paiono essere stati pensati per illustrare libri di fiabe, e i tanti canali dall’aspetto ridente dove lente scivolano acque fiorite di erbe e ninfee, alquanto diversi da quelli scuri e profondi di Amsterdam.
Il centro storico è stato con avvedutezza riservato al libero transito dei pedoni, solo le biciclette possono accedervi. E passeggiare nei vicoli stretti o sostare nella immensa piazza del Mercato diviene fonte di grande piacere. I pensieri si lasciano andare nell’aria tranquilla, che profuma di antico e conserva a tutt’oggi quello stesso fascino che Vermeer ha immortalato in tante sue tele.
La vista si sofferma su due splendide chiese. La medievale Oude Kerk – con un campanile pendente, ma non compromesso dal suolo cedevole, dal quale s’innalza e con luminose vetrate – custodisce le spoglie dell’insigne pittore, su nominato. Mentre la Nieuwe Kerk del XIV secolo s’impone per il vertiginoso campanile, purtroppo vittima di reiterati incendi, sempre ricostruito e infine dotato di un melodioso carillon di campane che ancora sorprende i passanti; regala loro dolcezza e li allevia dalle inquietudini. Ѐ questo il luogo dove riposano i membri della famiglia reale. Entrambe le chiese, nate come cattoliche e poi adeguate ai principi del protestantesimo, al loro interno sono prive di immagini e statue di santi e appaiono mistiche e spirituali nel sobrio biancore.
Non si può lasciare Delft senza aver fatto visita alla storica fabbrica di ceramica blu, la Royal Delft. La particolare lavorazione dell’argilla, praticata sin dal 1600, ha reso famosa la città in tutto il mondo e le ha permesso di competere con le pregiate e assai più costose porcellane UTRECHTcinesi. La fabbrica, a tutt’oggi operativa, consente di osservare un maestro decoratore mentre dipinge a mano gli oggetti ed include uno spazio museale dove si possono ammirare pezzi antichi di grande valore che rimandano ai processi di produzione, alla loro evoluzione, alla storia della fabbrica e dell’intero Paese.
Ne sono uscita a fatica – poiché non potevo distogliere gli occhi da tanta bellezza – con un acquisto modesto che mi riporta alla mente i magici giorni trascorsi in luoghi dove i sogni trovano materia.

A circa 60 Km da Delft, andando verso l’interno, si va incontro a un’antica città che sprizza giovinezza da ogni suo angolo: Utrecht. Sede di una storica e prestigiosa Università, è da secoli un centro culturale d’avanguardia, capace di attirare studenti da ogni dove, per cui unisce alle bellezze artistiche la vivacità e l’entusiasmo della presenza giovanile. Le vie e i canali brulicano di una festosa vita colorata e le pittoresche cantine a livello d’acqua – un tempo utilizzate per lo stoccaggio merci, oggi trasformate in bar e ristoranti – sono prese d’assalto da frotte di persone. Le biciclette, diffuse su tutto il territorio olandese, sembrano qui aver trovato il loro regno: sfrecciano rapide sulle tante piste ad esse riservate e i campanelli vivaci rimbrottano e allertano gli incauti pedoni. Il più grande parcheggio al mondo le accoglie in deposito entro una struttura coperta a tre livelli, anch’essa vanto della sensibilità ingegneristica ed ecologica di questo popolo.
Ѐ smemorante, quindi, sedere a un tavolo circondati da tanta vitalità, in vista della magnifica Torre del XIII secolo del Duomo di Saint Martin, che unisce il suono brillante del suo carillon di campane alle molteplici voci d’attorno.

EDAMA fianco dei medi e grandi centri, l’Olanda annovera una miriade di villaggi e posti caratteristici che ancor meglio consentono di penetrare l’anima del Paese nel suo rapporto con la terra e il mare. Sono luoghi di grande fascino e densi di storia come Edam, cittadina medievale, nota per la produzione del pregiato formaggio. Ho avuto la fortuna di capitarci proprio nei giorni di festa e mercato di questo prodotto. Ѐ stato fantastico vedere le tome del giallo cacio stese a terra su teli, su colorati carretti e su barche a piroga, in una coreografia di persone in costume che ricordava il glorioso e mercantile passato di cui Edam era stata protagonista.
Volendam, vecchio borgo di pescatori e antico porto di Edam, è un'altra imperdibile località. Si affaccia su quello che, un tempo mare, oggi è il lago IJsselmeer. Con le sue casette colorate, i ponti levatoi, le stradine e le barche ancorate al molo e qualche bel veliero che nelle forme ricorda antichi vascelli: è un’immagine da miniatura.
Zaanse Schans è un particolarissimo villaggio-museo, situato in campagna, poco distante dal centro di Zaandam e dalla stessa Amsterdam. Ѐ il luogo privilegiato dove poter visitare i mulini e farsi un’idea di come si svolgeva la vita un tempo. C’è il museo del pane e quello del formaggio; tanti sono i laboratori artigianali ubicati in piccole case di legno, tra cui incuriosiscono quelli dove è possibile assistere alla lavorazione dei famosi zoccoli. Il tutto è immerso in un’incomparabile serenità agreste.
Enkhuizen è un magnifico esempio di città portuale, affacciata sul lago IJsselmeer. Ha una storia importante alle spalle che risale al secolo d’oro per i Paesi Bassi, il 1600, dovuta ai fiorenti commerci, favoriti dall’appartenenza alla Compagnia delle Indie orientali. Seta, spezie, tessuti pregiati sono stati i preziosi carichi delle tante navi che qui facevano approdo e che l’hanno resa ricca. Un passato di imprese di mare, rimasto scolpito nel territorio: nelle sue case dalle bianche finestre, nelle taverne dove i marinai sopivano la fatica nell’alcool e i turisti di oggi cercano sogni per vivere, nelle tante botteghe artigiane in cui prendevano vita le imbarcazioni.
Non ho saputo resistere alla tentazione di portarmi in ricordo un modello di antico veliero; che sempre mi guarda nella quiete domestica e mi invita all’andare.

Troppi luoghi e città di gran pregio sono rimasti fuori dal pur modesto mio resoconto. Ma chiacchiere tanto prolisse arrecano più danno che beneficio. Ѐ giusto che ciascuno si appelli alla propria immaginazione, per cercare una meta che gli faccia conoscere – insieme al mondo – anche se stesso.

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