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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LUCI DEL MEDIOEVO

RITAVittima a lungo di una riduttiva lettura polemica, operata da umanisti e illuministi, il Medioevo è in realtà un’epoca ricca di arte e di cultura. Un viaggio attraverso le sue bellezze in Italia e Francia.

 

                       di RITA BARTOLUCCI

Nel pieno fulgore dell’epoca rinascimentale venne ideato il termine medium aevum, non tanto con l’intento di indicare solamente un periodo storico di quasi 1000 anni, quanto piuttosto con quello di volerlo marcare come parentesi “opaca”, di “mezzo”, appunto, tra le magnificenze dell’età romana e quelle allora in atto. Concezione dettata principalmente dall’insofferenza verso lo strapotere religioso, esercitato dalla Chiesa di quel tempo a danno della libertà di pensiero. Una tesi che verrà sostenuta, poi, a gran voce in età illuministica, in cui la ragione era ritenuta quale unico elemento fondante d’ogni sapere.
Un tale giudizio, così smaccatamente di parte, ha condizionato anche i tempi successivi, fino a rasentare quelli più recenti. Filtrato attraverso le maglie della bassa cultura, si è quindi radicato nella mente di chi meno sa. Molti libri scolastici – specie quelli riservati alla scuola di primissima formazione – in un recente passato hanno ancora privilegiato le tesi denigratorie, forse nell’intento di semplificare il racconto storico, pensando di renderlo più accessibile alle giovanissime menti. Limitandosi così a liquidare come “buia” un’epoca di grande respiro e intralciando lo sviluppo di una cultura scevra da pregiudizi di ogni sorta.
VOLTERRAPare impossibile si sia potuto immaginare di accantonare o, addirittura, di fare a meno di una realtà storica tanto ricca – che ha lasciato in eredità un pensiero profondo e opere artistiche d’eccellenza – per il solo fatto che un tale patrimonio culturale fosse stato, per gran parte, di provenienza religiosa ed ecclesiastica. Basti soltanto riflettere per un momento a quanto “poveri” saremmo oggi, se privi di quelle illustri testimonianze: fatte di basiliche che incantano per valore ingegneristico e rara bellezza; di sculture, pitture che attraggono visitatori da tutto il mondo e… non mi dilungo oltre nell’elenco.
Storici di grande competenza, non accecati da gretto spirito di parte, hanno ampiamente provveduto a sfatare una simile maldicenza e a restituire valore e dignità a secoli di complessa e intensa vita.
Per quel che mi riguarda, posso affermare di essere sempre stata attratta da questa era – a lungo rimasta avvolta da mistero – e dai tanti luoghi dove essa, con modalità diverse, maggiormente si è affermata.
Se, infatti, per alcuni caratteri di fondo, l’urbanistica medievale si presenta con aspetto similare in tutto l’Occidente europeo e anche oltre, per altri se ne distingue in base alle zone d’origine, all’ambiente naturale e soprattutto per le locali vicende storiche.
A esempio, i centri sono ovunque, inizialmente, di piccole dimensioni.
Sorgono secondo una pianta a raggiera, con strade che si irradiano dalla piazza centrale verso l’esterno; sulla quale convergono gli edifici del potere civile e religioso – a differenza di quanto avveniva negli impianti, a scacchiera, di epoca romana.
CERTALDOAlte mura e fossati li circondano a scopo difensivo, torri di avvistamento segnalano eventuali pericoli, che vengono impediti anche da massicce porte, poste a controllo dell’entrata. Le case crescono addossate l’una all’altra, quasi a proteggersi vicendevolmente. Mancano tutte quelle strutture, adibite a scopi salutari e ricreativi, fortemente presenti nel tempo precedente, in quanto la società medievale, nella sua prima fase, è principalmente protesa a salvaguardare se stessa.
Con l’andar del tempo e il proliferare delle attività produttive e mercantili, lo spazio urbano si fa più ampio e articolato. Sorgono nuovi quartieri, prossimi alla cinta muraria, “borghi” abitati da artigiani che vi hanno anche bottega. Compaiono ulteriori spazi riservati al mercato, nuove piazze si aggiungono a quella principale; palazzi signorili arrecano prestigio alla città, corredati da torri, non più a scopo difensivo, bensì a dimostrazione della potenza economica di singole famiglie.
Nonostante la comune condivisione di tanti e tali elementi urbanistici, i paesi presentano un aspetto d’insieme alquanto singolare e originale. Perché, dai materiali usati nelle costruzioni scaturiscono immagini che oscillano fra caratteri ora di severa cupezza, ora di ridente luminosità. A esempio, la pietra naturale – di ampio impiego – a seconda della sua colorazione induce nell’osservatore impressioni alquanto diverse. Ugualmente avviene nel caso dell’argilla. Sottoposta o meno a cottura, in forma di mattoni, rende gli abitati tristi o vivaci, a seconda della sfumatura cromatica di cui è portatrice. Perciò, i luoghi medievali si presentano con timbro assai differente.

 Quelli della penisola italiana – su alcuni dei quali mi soffermerò a scopo esemplificativo – risultano spesso di fattura non troppo omogenea, quindi più varia e generalmente di gentile aspetto. E ciò, per via di quanto ho già accennato sopra, ma anche per l’influenza di civiltà straniere. CERTALDOLe quali, nel corso delle vicende storiche, non solo hanno lasciato segni della loro presenza nell’urbanistica e nell’architettura locale, ma, soprattutto, hanno contribuito a far rimandare in lungo il processo di unificazione della penisola. Tuttavia proprio quei segni della loro presenza inducono, in chi li osserva, sentimenti di lieto stupore per un passato dal volto tanto creativo e multiforme.
Le località medievali d’oltralpe si presentano, invece, in modelli più uniformi. Che testimoniano della compattezza degli stati di appartenenza e si offrono alla vista in linee solitamente massicce e severe, di impronta spesso militare o ruvidamente agreste. Sono dominati dal colore scuro, che, come nel caso della Francia, diviene addirittura nero nei tetti di ardesia. Il loro suggestivo e austero aspetto incute un senso di timore reverenziale, verso espressioni di così gran potenza.   
Italia e Francia sono gli stati a me più noti e familiari, in cui la cultura medievale si è imposta con forti immagini. Su loro concentrerò la mia attenzione, conscia che comunque l’area di indagine si prospetta molto vasta e imporrà necessariamente scelte. Che saranno orientate solo verso alcune località delle due nazioni, visto che le tracce, lasciate in questa fascia temporale, sono, in entrambe, tante e diffuse.
Rivolgerò la mia attenzione principalmente a paesi di contenuta misura, poiché è più agevole cogliervi la tipicità del tempo storico di cui sono espressione. Il percorso muoverà dall’Italia e dalla regione Toscana, terra d’eccellenza per il Medioevo, che vi rifulge in una miriade di centri grandi e piccoli, tutti preziosi in egual misura.

San Gimignano, in provincia di Siena, è il primo “gioiello” dell’itinerario.
Sorge in collina ed ha sempre goduto di floridezza per la sua ubicazione lungo la Via Francigena, battuta da pellegrini in cammino verso Roma e da traffici commerciali. 
Ѐ un paese famoso per le torri. Se ne contano oggi solo quattordici, da più di settanta che erano all’inizio. Comunque ampiamente sufficienti a caratterizzare il paesaggio, che quindi si presenta in linee movimentate nel senso orizzontale e verticale, in un intreccio armonico e leggero. La PITIGLIANOpiù antica è la Torre Rognosa, che deve il curioso nome al fatto di essere divenuta una prigione, atta ad accogliere chi aveva “rogne”, ossia problemi. La più alta è quella del Podestà o Torre grossa. All’apice di una impegnativa salita, si apre la bella piazza Della Cisterna. Il duomo, del XII secolo, presenta una facciata di semplice fattura che non lascia indovinare lo splendore interno dei tanti affreschi, tra cui quelli del Ghirlandaio, nella cappella di Santa Fina.

Volterra, anch’essa posta su di un colle, spicca da lontano per la possente cinta muraria di origine etrusca, successivamente ampliata in età medievale. Ѐ magica per il colore dorato che le proviene dalla particolare pietra Panchino – un’arenaria mista a sabbia – usata nelle costruzioni. In certe ore del giorno, soprattutto al tramonto, s’illumina nelle calde tonalità dell’oro antico, dando luogo a una visione irreale e fantasmagorica. Ѐ famosa sin dall’antichità per le cave di alabastro, materiale qui lavorato con grande maestria. Reca importanti segni dellaciviltà medievale come il Palazzo dei Priori, simbolo del potere comunale, che si affaccia sull’omonima piazza insieme ad altri edifici prestigiosi, la cattedrale e la fortezza medicea.

Certaldo è un prezioso borgo, illustre per aver dato i natali e sepoltura al grande scrittore e poeta Giovanni Boccaccio.Nei suoi racconti – irridenti, burleschi, sagaci, teneri e malinconici – si ritrova lo spirito più autentico del popolo toscano. Le storie, rivissute in tale contesto urbano, paiono fresche di nuova vita e accompagnano il visitatore lungo l’erta via principale. Il villaggio s’impone per il colore rosso dei mattoni in terracotta, con cui son fatte tutte le abitazioni. Rimasto integro nella struttura, regala l’impressione di star vivendo un empo fuori dal proprio, profumato dalla mescita e vendita di vini pregiati.

Pitigliano, posto in alto su una rupe di tufo, è un paese, a dir poco, fiabesco. La roccia magmatica, dalla quale si erge, gli dona un colore caldo ERICERITAdorato che lo fa apparire come un miraggio, più che una fisica realtà. Visto dalla vallata, sembra librarsi e sciogliersi nel cielo. Gli è stato attribuito il nome di “piccola Gerusalemme” per la presenza storica di una comunità ebraica con la sua Sinagoga, il forno dove cuocere il pane azimo e le cantine dove viene prodotto vino Kasher.

Anche nel meridione d’Italia sono presenti numerosi centri di epoca medievale. Essi, però, si differenziano dai precedenti esempi, in quanto rielaborano i tratti dell’arte romanica alla luce degli influssi normanni, arabi e bizantini. Con i quali, i popoli del Sud Italia hanno condiviso parte di storia. Per cui, le città, i borghi, i villaggi si presentano in una propria veste, che trova rimandi in tutto il mondo mediterraneo. Gli insediamenti sono, anche qui, luoghi fortificati; cinti da mura che racchiudono un intricato labirinto di strette vie, come avviene nelle kasbe. Il loro aspetto è solitamente luminoso, per l’ampio uso di pietra naturale bianca, o per lo stesso colore dato dalla calce usata per intonacare le abitazioni. Bari, Otranto, Gallipoli, insieme a tanti altri, ne sono fulgidi esempi.
Un’eccezione, al sommario quadro, la fa il centro di Erice in Sicilia. Ѐ questo tutto scolpito nel colore grigio scuro della locale pietra, che dal selciato prosegue nelle abitazioni e negli edifici civili e religiosi, tanto da farlo sembrare un paese celtico-normanno, se non fosse a distinguerlo il ridente mare mediterraneo sottostante. Posto in grande altura e spesso avvolto dalla nebbia, favoleggia storie di cavalieri nordici, che si fondono con gli antichi miti della religiosità romana.

Una visibilità diversa esibiscono i luoghi del medioevo francese. Mi soffermerò solo su pochissimi, per non tediare ulteriormente il lettore e per riceverne, mentalmente, ricche emozioni ancora. Le mete saranno quelle di Carcassonne, Dinan, Saint-Malo, Sarlat-la-Canéda.

SAINT MALOCarcassonne, nel sud della Francia, è la più grande città fortificata d’Europa.
Racchiusa entro una imponente cinta muraria merlata, lunga alcuni chilometri e affiancata da fiabesche torri, col suo bel castello del XII secolo, è il simbolo per eccellenza del Medioevo. Ne riporto immagini potenti. Fissate nel chiarore lunare, intrise del silenzio della notte, interrotto dal nitrito dei cavalli e dal suono metallico delle armature di antichi cavalieri che ripassano sul ponte e vanno lungo l’erta, che conduce alla fortezza. Bello è viaggiare con gli occhi della meraviglia!

Dinan e Saint-Malo sono città della Bretagna. La prima ha il suo porto fluviale su La Rance il cui estuario si intride delle acque oceaniche. Mentre la seconda ne è circondata. Entrambe dell’Oceano godono i vantaggi paesaggistici ed economici. Alti fari ne segnano le coste e sono salvezza ai naviganti, che solcano quel tratto di mare periglioso, colmo di insidiose rocce. Lunghe spiagge, magicamente, compaiono e spariscono nel costante fluire delle maree.
Dinan, piccola e raccolta, mostra il suo bel volto medievale, fatto di case a graticcio, di un interessante castello del XIV secolo e di lunghi bastioni che circondano lo storico abitato. Questo risulta ancora ricco di botteghe artigianali, in continuità con le antiche arti di conciatori e tessitori.
DINANSaint-Malo s’alza imponente dalle vertiginose mura di scuro granito, che stringono un centro storico possente, contrassegnato da alti palazzi dai neri tetti di ardesia. La città non ha perso di fascino in seguito alla ricostruzione, accurata e intelligente, dopo la seconda guerra mondiale. Tanti sono i suoi punti di forza. Ma i bastioni sono davvero eccezionali, e passeggiarci sopra procura sublimi emozioni. La vista spazia incantata sul grande mare e sosta sulle tante isole, e scogli, che le si fanno davanti – su una delle quali riposa Franҫois-René de Chateaubriad. Invita a dire quanto sia bello il mondo e quanto capace l’uomo che, nel tempo, l’ha creato.

Sarlat-la-Canéda è un borgo ubicato nel dipartimento della Dordogna, nel cuore del cosiddetto Périgord Nero. E in tale tinta si offre, a un primo colpo d’occhio, per via SARLATdei suoi tetti fortemente spioventi di nera ardesia. Qui il tempo pare, davvero, essersi fermato. Nei suoi vicoli, nelle ampie piazze di mercato, tra possenti palazzi e monumentali chiese, si può rivivere l’atmosfera del passato. Vederlo di notte è addirittura un sogno, quando s’illumina, per le fiamme dei ceri e per la musica che da ogni parte risuona, per ricreare quello spirito medievale da “festa dei folli”.

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