Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza utente. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo.

 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LUOGHI DELL'ANIMA

SYLT CASEIl silenzio, la trasfigurazione artistica e il mistero delle isole del Nordeuropa. Il carico di storia, misticismo, religiosità e mito delle isole del Mediterraneo. Due bellezze diverse, ma ugualmente ammalianti.

                     di RITA BARTOLUCCI

RITAHo sempre amato il mare e mi verrebbe faticoso vivere senza la sua presenza. Allo stesso modo mi tornano gradite tutte quelle espressioni geografiche che gli fanno corona o, addirittura, gli sorgono nel mezzo. Incantevoli sono le coste che si buttano giù a picco, come anche quelle che lo incontrano piano, piano, su un letto di morbida sabbia o fine ghiaia. Per non dire, poi, di quelle lingue di terra che, a viva forza, si spingono e s’inoltrano nelle sue acque per esserne baciate o, ancora, dei rialti – tozzi e massicci – che si affacciano per osservarlo con affettuoso sguardo.  Simili a bocche sono anche le insenature, appena schiuse o aperte – a seconda della grandezza loro – in cenni di sorriso.Ma è alle isole, che va tutta la mia propensione. Le considero entità fisiche “speciali”, in quanto – staccate da contesti più vasti – sono dotate di maggior carattere, pur nelle differenze che le contraddistinguono. Inoltre, il fatto di aver operato un “taglio” con il mondo, le ammanta di un’aura di mistero che, ai miei occhi, accresce il loro fascino.
Non tenterò, di certo, a descriverle tutte o in parte – sarebbe un’impresa fallimentare e pure disumana. Mi limiterò a raggrupparne poche, in due categorie: isole mediterranee e nordiche. Ho scelto questo tipo di ripartizione, perché mi consente di evidenziare peculiarità diverse, dal RUGEN BINZ LIBERTYcui confronto non potrà che emergere la bellezza degli opposti e la gratificazione per chi li sceglie.
Muoverò da alcune isole germaniche: Rügen, Sylt, Norderney.

Rügen, localizzata nel mar Baltico, è la maggiore isola della Germania. Famosa per essere stata immortalata, nelle bianche scogliere di gesso, dal pittore romantico Caspar David Friedrich. Questi, con i suoi dipinti, ha dato visibilità a sentimenti legati all’idea di eterno, di infinito, di caducità delle umane cose. Nelle sue opere si coglie quel senso di tragica malinconia, che l’individuo – per lo stato di finitudine in cui versa – prova per condizioni a lui negate; ma alle quali inesorabilmente aspira. Nei tanti rugen friedrich“paesaggi dell’anima”, l’artista vede la natura come espressione del trascendente e del sublime. Si serve, per lo più, di colori freddi e di elementi usati in chiave simbolica – nebbia, rocce, rovine, ghiaccio – per esprimere l’inadeguatezza dell’uomo nei confronti dell’incommensurabile.
Nel suo mondo spirituale, trovano motivo anche le ragioni del mio viaggio.
L’attrattiva che rivolgo a tutto il Nord in genere, e a questa terra in specie, riposa infatti proprio nell’indeterminatezza degli spazi. Che spesso si registra in presenza di particolari condizioni atmosferiche e di luce. Il loro smaterializzarsi fa sì che oltrepassino i confini del reale e del possibile, per approdare alla vertigine del Nulla.
Oltre al nulla, Rügen tutto offre. Ha nell’interno ricche faggete, attraversate da piste ciclabili e pedonali. Gode di ampie spiagge, dotate di strutture balneari di insolita fattura, adatte a proteggere dal vento. Binz e Sellin sono le località più rinomate.
Binz, la più grande, ha ville e palazzi in stile liberty – che sfilano sul lungomare – e un lungo pontile bianco, di uguale foggia, proteso nelle acque. Decorazioni, colori, fabbricati fanno rivivere quell’atmosfera raffinata di esordiente turismo di primo Novecento. Invitano a immaginare signore chiaro vestite, in lunghi abiti e ombrellino, o costrette in castigatissimi costumi per sfidare giudizi bacchettoni.

Sylt, a corale voce, è ritenuta l’isola più bella della Germania.
Situata vicino alla Danimarca, un tempo era legata alla terraferma. Poi – per l’erosione marina – si è staccata da essa, restandone allacciata grazie a una diga artificiale. Ѐ meta di intenso, ma controllato turismo, che non ha apportato danno all’ambiente.
SYLT TRENINOVi sono giunta in una giornata estiva, umida di pioggia alternata a sole, a bordo di un rosso trenino che, sembrava essere uscito da una favola. Fischiettando, correva a pelo d’acqua lungo la stretta diga per giungere al centro dell’isola. Ѐ stata un’esperienza entusiasmante!
All’arrivo, mi hanno accolto spiagge dorate e alte dune di sabbia, ricamate di robusti cespugli erbacei, e un profumo intenso di rosa canina – fioritura spontanea in questo luogo.
Se paradiso potesse esistere, mi piacerebbe avesse le sue forme.
Tornata sulla terraferma e percorsi pochi chilometri – per caso e per fortuna – sono giunta, in prossimità di Husum, nel piccolo centro di Sebüll; dove si trova la casa-studio-museo di Emil Nolde. Uno dei principali esponenti dell’Espressionismo.
La visita, indimenticabile, ha aggiunto un’altra perla al viaggio.
Colori intensi, forme decise fuoriescono da netti tratti, e s’impongono all’osservatore che così resta coinvolto nella drammatica e fantasmagorica visione. Il giardino – al cui centro sorge la costruzione – fu ideato e curato dallo stesso artista e mantenuto nelle condizioni da lui scelte. E a tutt’oggi mantiene una straordinaria coerenza con l’interno. Alte piante e una marea di fiori colorati riempiono gli occhi di chi guarda.

Norderney non ha la vistosità di Sylt: è essenziale, intima, raccolta, pur nella sua grande estensione.
Ci si giunge in traghetto da Norddeich, dopo una breve traversata.
Si è accolti da una natura incontaminata, dove il mare del Nord fa da padrone.
Il silenzio, interrotto soltanto dallo stridio dei gabbiani e dal mugghiare di onde e vento, empie il paesaggio. Lo dilata in una dimensione metafisica.

Se il Nord, con le sue isole, è dotato di malia, il Mediterraneo non è da meno. Tanta è la numerosità di terre, grandi e piccole affioranti dall’acqua, che diventa difficile operare una scelta.
L’ambiente qui è ridente: il sole lo illumina nella sua potenza; un mare blu, ovunque, lo connota; candide case lo fioriscono. In inverno, il suo aspetto si mostra un po’ diverso. Venti freddi, provenienti da Est, lo raggelano e disperdono la mitezza di cui ha orgoglio e vanto. Ma breve è la stagione rigida.
 Per ragioni, di cui dirò, intendo soffermarmi sulle isole di Patmos, Santorini, Creta e Chrissi.

PATMOS CORTILE CHIESAPatmos è un’isola mistica, di impronta storico-religiosa, ricca di cultura bizantina.
La presenza dell’apostolo Giovanni, qui esiliato dall’imperatore Domiziano, le ha dato fama nel tempo. Ѐ detta anche isola dell’Apocalisse, poiché si tramanda che il santo vi abbia scritto l’ultima parte della Bibbia, sotto diretto suggerimento divino, da lui ascoltato attraverso una spaccatura della grotta, attorno alla quale è stato edificato un severo e imponente monastero.
Posta nel mar Egeo, non ha grandi dimensioni, al punto che non accoglie strutture aereoportuali, ma è, indubbiamente, una delle più spettacolari del Dodecaneso. Chora è il borgo medievale più importante e antico. Sorge sulla collina e circonda il monastero di San Giovanni, che spicca per colore scuro su tutti gli altri candidi costrutti. Skala è invece la moderna località turistica e portuale.
Essendo meta di devoti pellegrinaggi, si è mantenuta nella sua sobria genuinità, che non è andata a discapito dei tanti che vi soggiornano a scopo balneare. Un piacevole vento la percorre in tutte le ore del giorno, apportando gran sollievo nella calura estiva.

SANTORINIParlare di Santorini non vien facile. Essa è alquanto nota, famosa e persino di sapore leggendario nonché mitico, per via dell’eruzione vulcanica che (nel 1600 a. C.) l’ha devastata – modificandone la forma da circolare a falce di luna. La disgrazia, nel tempo, è divenuta la sua fortuna, poiché le ha conferito una bellezza unica, insieme a una notevole fertilità di suolo. La terra è segnata da vividi colori, frutto del materiale eruttivo emesso: il giallo dello zolfo, il rosso del ferro, il nero della lava. Meravigliosamente essi spiccano sull’abbacinante biancore delle case, disposte in alto, lungo un costone roccioso che si affaccia sull’ampia caldera sottostante. Il mare, di un blu intenso, si lega a quello delle tante cupole di chiese, disseminate ovunque. Spiagge, di ghiaie scure, lasciano intravvedere sassi, variamente tinti, simili a gioielli nella vetrina di un orefice. L’occhio non può che spaziare incantato su una natura tanto violenta e armoniosa.
Oia e Fira sono i centri più vissuti, da visitare possibilmente in tempi fuori da quelli canonici di vacanza, onde evitare masse voluminose di turisti, con cui contendersi la vista di impareggiabili tramonti.

Creta è l’isola più grande di tutta la Grecia, la più a Sud d’Europa. A buon diritto, può vantarsi di essere culla della mitologia. Leggenda vuole infatti che Zeus fosse nato qui, come pure che uno dei suoi innumerevoli figli – Minosse – divenutone re, vi imprigionasse il Minotauro.
Era questi un essere mostruoso in forma di toro e uomo; solito a cibarsi di giovane carne umana.
COLONNE CNOSSOЀ una terra che, nell’immaginario collettivo, ancora gronda sangue e trasuda mistero. Componenti che attraggono come miele! Così come testimoniano le copiose presenze di visitatori nel sito archeologico di Cnosso. Dove, possenti, si stagliano le rovine del Palazzo regale, forse un po’ scenograficamente composte. Vi spicca un porticato, sorretto da poderose colonne rosse, profilate in nero in prossimità dei capitelli, colori simbolo di bestialità e sangue. La struttura introduce alla sala del trono, che appare spoglia, se non per la presenza dello scanno in pietra, segno inequivocabile del potere regale. Le successive stanze sono ricche di affreschi, dotate di impianti idrici e termici da far invidia a quelli d’oggi.
Nell’intrico di tanti spazi, viene spontaneo immaginare il luogo mitico del labirinto, voluto da Minosse per nascondervi la sua vergogna, insieme all’essere obbrobrioso del Minotauro. Il turista, suggestionato dai racconti leggendari, con sguardo morboso e attento osserva il tutto, quasi a scovarvi ancora fresche tracce di così luttuosi eventi.
Ma Creta annovera tanti altri importanti siti e musei archeologici.
Festo, oltre Cnosso, ne è il maggiore depositario. Non ha minor rilevanza, se mai, solo una vistosità più contenuta, da attribuirsi alle modalità di scavi, condotti dalla scuola italiana, secondo criteri esclusivamente storici e scientifici.
Anche qui sono visibili ruderi del palazzo regale del XVI secolo a.C. e spicca la scalinata monumentale, da cui la vista spazia sulla fertile piana di Messara. Un magnifico reperto, non ancora decifrato con su incisi geroglifici, è stato rinvenuto sotto gli appartamenti regali: il disco di Festo. Da tutto il contesto, si intuisce il modello dinamico di vita, condotto dagli antichi abitanti, che faceva capo al vicino porto di Matala: centro di intense attività commerciali.
Oggi Matala è divenuta una ricercata località turistica. Quando ho avuto la gioia di visitarla, era natura allo stato puro. La sua ampia spiaggia sassosa ustionava le estremità di chi, velocemente, tentava di percorrerla per gettarsi in acque cristalline. Intorno regnavano il silenzio e la bianca imponente scogliera con le sue antiche grotte, già abitate nella preistoria. Riutilizzate dai “figli dei fiori” in epoca hippy come luogo di libertà.
Considerata la notevole estensione di Creta, tant’altro si potrebbe dire. Meglio, però, dare spazio alla scoperta individuale. Mi limiterò solo a far cenno di una minuscola isola, completamente disabitata, posta a 8 Km più a Sud: Chrissi.
Non vi si può soggiornare, ma solo godere di una intera giornata di mare, dopo di che, l’imbarcazione con cui si è giunti ricondurrà al luogo di partenza. Essa incanta con le sue candide o rosee spiagge, intersecate da nodose radici di ginepro. Le acque hanno i colori dei Caraibi e fantastico è lasciarsi prosciugare dal sole e perdersi in un simile paradiso.

A conclusione di questo excursus tra terre nordiche e mediterranee, tanto opposte per sembiante e ubicazione, scegliere a chi tributare il “pomo” della bellezza, mi viene impossibile. Pure Paride avrebbe avuto qualche esitazione, quanto meno, avrebbe dovuto disporre di un quantitativo di mele assai maggiore: almeno una cassetta!

  

Per inserire un commento devi effettuare il l'accesso. Clicca sulla voce di menu LOGIN per inserire le tue credenziali oppure per Registrati al sito e creare un account.

© A PASSO D'UOMO - All Rights Reserved.