Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza utente. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo.

 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno VI   -  Articoli di Settembre 2022

NORMANDIA

PanoramaLa luce e il mare conferiscono a questa regione un senso di immensità. Una terra ricca di storia e di paesaggi incantati resi immortali da grandi artisti. Luogo di ricordo e di turismo.

 

RITABARTFulminee immagini a contrasto corrono alla mente allorché si fa riferimento alla Normandia. L’una drammatica nelle fosche tinte degli eventi bellici della Seconda guerra mondiale e del famoso sbarco operatovi il 6 giugno del 1944 dalle truppe alleate contro la potenza nazista.  L’altra vivida e splendida associata a un paesaggio di inaudita potenza e magico incanto, reso immortale – quale espressione dell’anima – dai più insigni artisti dell’Impressionismo.   
La Francia è indubbiamente una “gran terra” e l’espressione risulta quanto mai appropriata sia che venga usata e intesa in senso metaforico – rivolto alla gloriosa storia di cui la nazione è stata artefice – sia in quello puramente letterale, riferito alla vastità del territorio che sorprende e ammalia ovunque lo si giri.
FIRMA BARTOLUCCIHa spazi immensi dedicati a coltivi di gran pregio, centri urbani di mondiale fama, marine calde, luminose nei colori del Mediterraneo ed altre nordiche, splendenti nel biancore delle falesie a guardia di un mare più possente.
Proprio a quest’ultime intendo rivolgere l’attenzione, non solo per la loro intrinseca bellezza ma perché sanciscono, come pochi altri luoghi mai, uno stretto legame con la terra.
Contadini del mare erano definiti gli abitanti di queste zone, soliti ad alternare nel corso della giornata attività rurali a quelle marinare. Con i loro carri, buoi o massicci cavalli da tiro – oggi con i trattori – si recavano e si recano alle spiagge per coglierne le ricchezze lasciate lì dalle maree, allo stesso modo e con uguale spirito di un agricoltore che ha in cura il proprio campo e ne veglia il maturare dei prodotti. I lavori della tradizione, a immediato contatto con la natura, sereni e faticosi a un tempo, hanno finito col forgiare anche il carattere di questa gente che sa dare il giusto valore alle cose ed è capace di accogliere l’estraneo con spontaneità non artefatta.
Tanti sono i paesi radicati in questa regione del Nord francese, quasi invisibili dalla strada che, in gran parte, corre alta lungo le falesie – al contrario dei centri che WISSANTsorgono ai loro piedi – e si appiana soltanto verso i confini con il Belgio. Spesso si tratta di piccoli abitati fatti di bianche, basse case di pescatori – tanto interrate al suolo che per accedervi occorre scendere qualche gradino – e l’una addossata alle altre per darsi vicendevole riparo dai venti che, impetuosi, soffiano in inverno e non soltanto. Cumuli di sabbia le decorano all’esterno e rivestono le stradine fino a farle scomparire e, quando le raffiche sono più potenti, modificano anche il paesaggio delle dune imbrigliate nei cespugli argentei di una coriacea vegetazione desertica.
Ciò che impressiona maggiormente l’anima e lo sguardo è il senso d’immensità che da questo speciale territorio s’innalza. Indiscussi artefici ne sono la luce e il mare. Come ben se n’ebbero a vedere i tanti artisti pittori che qui vennero per cogliere il mistero dell’infinito; e lo trovarono nel dilatarsi smisurato delle spiagge a ogni ritiro di marea, nel luminoso sfolgorio accecante, ma anche nella grigia opacità che tutto cancella e annulla, e lascia sbalordito l’individuo in una realtà senza confini.

 Wissant è un luogo a me particolarmente caro, forse perché il primo visitato nel corso di diversi viaggi in questa zona: quello che mi ha introdotto al fascino verso il vuoto e il nulla per via della sua lunga ed estesa spiaggia bianca che tutto in sé convoglia e smaterializza.
Compreso tra due promontori dal curioso nome di Capo Naso Bianco e Capo Naso Grigio, attrae per la semplicità e l’essenzialità dell’abitato – in gran parte fatto di modeste case di pescatori – per la tranquillità del vivere e l’autenticità non intaccata da un turismo consumistico. La pesca è qui ancora un’attività fondamentale, LE TREPORTpraticata con tradizionali e pittoresche imbarcazioni dette flobarts che galleggiano anche con bassa marea in pochi centimetri d’acqua. In loro omaggio, ad agosto, si celebra una colorita festa in cui vengono fatte sfilare in gran numero, trascinate da trattori per la lunga spiaggia fino a prendere il mare. Il paese non vanta monumenti di gran pregio, si fregia soltanto della grand’arte di cui è capace la natura e, credetemi, non è poco!
La particolare luce soffusa e dorata che lo inonda nei giorni di bel tempo gli ha giustamente guadagnato il titolo di Perla della costa d’Opale e, come tale, spicca in questa parte alta di costa francese dove sabbia, mare e orizzonte si fondono e confondono.

Lasciato il litorale basso e sabbioso prossimo al confine con il Belgio e procedendo in direzione Ovest, il paesaggio muta: la costa tende ad innalzarsi e candide falesie si profilano a contornare arenili di gran respiro dai luminosi ciottoli. Centri importanti di villeggiatura e pesca vi si affacciano, tra questi s’impone quello di Le Treport.
La cittadina, turisticamente nota sin dal primo Novecento, risalta per le eleganti costruzioni dai tetti in ardesia che dal lungomare si spingono verso la collina e per i coloriti quartieri popolari, specie quello dei Cordiers, un tempo abitato da poveri pescatori che, non potendo acquistare le reti per l’attività ittica, s’industriavano con semplici corde munite di DIEPPEami. Suggestivo è accedere alla città dall’alto della falesia mediante la funicolare, realizzata sin dai primi del Novecento e poi usata dai Tedeschi come rifugio nell’avanzata degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Il panorama che si offre è sbalorditivo, sembra di planare sul mare e sull’abitato. Una volta scesi, il mercato del pesce accoglie il visitatore per regalargli quadri di grande bellezza: “nature vive” che guizzano e crostacei d’ogni tipo e fattura!
Un alto faro, posto al termine di un pontile che molto s’inoltra nell’acqua, veglia e guida il percorso delle navi e, quando il mare tumultua sotto la sferza del vento, le onde par se lo vogliano mangiare.

Dieppe è un altro centro di notevole rinomanza, più vasto del precedente e anch’esso famoso come stazione balneare sin dal tempo della Belle Époque, allorché era frequentato dalla ricca borghesia parigina. Poco distante dalla capitale francese, ne reca l’impronta nell’impianto urbanistico all’insegna di grande città, negli alti ed eleganti palazzi sormontati da tetti importanti che si affacciano su un lungomare splendente di levigati candidi sassi. Purtroppo, come tant’altri luoghi e paesi di questa zona, reca segni di tristi eventi bellici legati alla Seconda guerra mondiale e, nello specifico, riferiti al raid dell’agosto 1942, qui compiuto dagli Alleati contro i Tedeschi e finito in tragedia con la morte di tanti soldati canadesi. Un cimitero, allestito dagli stessi Tedeschi, ne accoglie le spoglie che ora riposano nella pace di un luogo amenoe sereno. Visitarlo dà modo a riflettere. 

1.Continua                                                  

Le foto:
Sotteville sur mer: Maximilian Schönher, CC0 1.0, Via Creative Commons
Wissant: Pixabay, Licenza libera
Le Treport: Zairon, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Dieppe: immagine di pubblico dominio, CC PER 2.0 via Creative Commons

Commenti   

#1 vincenzo 2022-06-29 10:39
Ciò che impressiona maggiormente l’anima e lo sguardo è il senso d’immensità che da questo speciale racconto s’innalza. Grazie Rita!

Per inserire un commento devi effettuare il l'accesso. Clicca sulla voce di menu LOGIN per inserire le tue credenziali oppure per Registrati al sito e creare un account.

© A PASSO D'UOMO - All Rights Reserved.