Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza utente. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo.

 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno V

MAESTOSO EGITTO

PIRAMIDEUna terra dal fascino magnetico e dalla storia fastosa che hanno dato luogo ad una civiltà divenuta oggetto di un fantasmagorico immaginario collettivo di dimensione planetaria. Che ci ricorda la nostra fragilità. Prima parte.

                     di RITA BARTOLUCCI

 

RITABARTAi viaggi organizzati, cioè predisposti nelle mete e in tutto quello che ad esse ruota attorno da specifiche agenzie e compagnie turistiche, ho sempre preferito il fai da me. E non per spirito smargiasso, ma più semplicemente per non privarmi di quella prima splendida fase dell’andare, che fa principalmente capo a sogni e fantasie, nonché alla teorica ricerca sulle carte di luoghi che possano loro corrispondere.
Inoltre mi costa un po’ fatica, anche l’idea soltanto, di dover adeguare i miei bioritmi a tempi da altri prefissati; poiché il corpo, più della mente, ama la libertà o quantomeno le abitudini, e si sottrae e resiste a imposizioni esterne. A dire il vero, l’industria turistica oggi è molto evoluta e in grado di soddisfare richieste di itinerari alquanto personalizzati; ciononostante, laddove è per me possibile, continuo a privilegiare “la mia maniera”.
Ci sono però viaggi che, pur non rientrando nella categoria di quelli considerati estremi, senz’altro esulano dal mio modesto spirito d’avventura o, meglio, dal senso che io do all’avventura; presentano quindi, a mio giudizio, difficoltà d’ogni ordine e tipo e impongono l’ausilio di un’organizzazione forte.
Tra questi inserisco il tour, etichettato come classico, avente per destinazione l’Egitto: un paese che con la sua antica, raffinata ed evoluta civiltà ha improntato di sé tante altre culture dell’area mediterranea e oltre. Ma che all’oggi presenta problematiche di vario genere, determinate principalmente dalla complessa realtà socio-politica, che richiedono, quindi, particolare cautela anche agli estranei. Inoltre, la peculiarità dei suoi ambienti fisici, la faticosa convivenza di diverse religioni, gli ostacoli dettati dalla lingua hanno reso necessario l’intervento di guide esperte che appagassero il desiderio di conoscenza dei turisti, contenendone però l’eccessiva curiosità e soprattutto i modi incauti in cui esprimerla, e vigilassero sulla loro incolumità fisica, visti i troppi attentati a cui erano stati ripetutamente esposti in precedenza.
Nonostante in cuor mio nutrissi parecchie remore riguardo al progetto accarezzato, che mi spingevano ad accantonarlo o rinviarlo, troppo forte era però la voglia di poter metter piede su quella terra, per toccare con mano ciò che mi era parso sempre fiaba.
Del resto, il fasto e l’imponenza dell’antica storia egizia – che rifulgono nei sontuosi cerimoniali religiosi, nel possesso e dominio di strabilianti e avveniristiche conoscenze tecnico-scientifiche, nella potenza militare e sagacia politica dei governanti – hanno posto le condizioni perché tale civiltà divenisse oggetto di un fantasmagorico immaginario collettivo di dimensione planetaria.
Già Erodoto, illustre storiografo greco – definito dallo stesso Cicerone «pater historiae» per il metodo di ricerca utilizzato, che teneva ben separate, a livello di giudizio, le vicende mitiche da quelle invece soggette a diretta indagine e si articolava in tre fasi che implicavano: la visione diretta; l’ascolto di testimoni; la riflessione critica necessaria per scegliere tra più versioni quella più probabile e attendibile –, ne rimase talmente affascinato nel corso di uno dei suoi viaggi nel Mediterraneo, che la descrisse con dovizia di informazioni nel V secolo a. C., dopo aver soggiornato in Egitto per diversi mesi.
Dal diretto contatto egli trasse una ricca documentazione relativa al popolo, alle attività economiche praticate, agli usi, costumi e religione che lo condussero, forse per primo, a connotare quella terra con l’espressione di «dono del Nilo», di cui darà ampia testimonianza nel secondo libro delle Storie.
Anche Plutarco – biografo, scrittore, filosofo e sacerdote greco – ebbe grande ammirazione per l’Egitto, ma lo descrisse, differentemente da Erodoto, non con specifici intenti da storiografo, ma con quelli dello scrittore interessato a esaltare le umane imprese, avendo in vista il fine morale e umano dell’agire.
S’interessò soprattutto alla religione e ai suoi miti, principalmente a quello di Iside e Osiride, che fece rivivere in uno dei trattati dell’opera Moralia, cercando di mettere in evidenza che cosa fosse un mito e come lo si dovesse interpretare.
Nel mio piccolo e nel corso di una lunga pratica didattica – esercitata su adolescenti per i quali il tempo storico, quanto più affonda nel passato tanto meglio fa tutt’uno col c’era una volta – ho anch’io avuto modo in più occasioni di constatare come questa antica civiltà facesse presa sugli allievi, che rimanevano incantati nell’apprenderne notizie, ma faticavano a collocarle correttamente in un tempo, per loro tanto lontano da essere sfuggente, quanto vicino – fino a sentirlo contemporaneo – per lo sviluppo culturale che vi andavano scoprendo.

Ma, niente può eguagliare l’emozione del trovarsi a immediato contatto con le sue testimonianze archeologiche, tutte ispirate a forme di dimensioni colossali che, a distanza di millenni, continuano a esercitare il loro fascino magnetico e a incutere rispetto e riverenza.
Chiunque le osservi non può non percepirsi se non come essere piccolo, fragile e soprattutto caduco, rispetto all’idea di eternità che da esse si leva. L’ambiente naturale poi, in prevalenza desertico, ne esalta il fascino e le tramuta in vive presenze con cui entrare in dialogo e comprendere le risposte profetiche che da esse o, meglio, dalla nostra interiore meditazione provengono.    
CAIRO NOTTE WIKIMEDIA didascaliaLa geografia del posto è, infatti, di per sé una favola.
Se si escludono i grossi agglomerati urbani, il territorio si presenta in veste di deserto, stranamente solcato da un lungo e corposo corso d’acqua, lateralmente affiancato da due strisce verdi di florida vegetazione. Potente è la visione che di esso si ha dall’aereo, da dove appare come un’opera pittorica astratta e essenziale – in tanto somigliante a quadri del pittore Mark Rothko – incentrata su soli tre colori: l’ocra per la terra, l’azzurro per l’acqua, il verde delle palme e delle coltivazioni.

Sono giunta al Cairo di notte. Le luci, distribuite su un’area immensa, sembravano non dovessero finire mai e ben rendevano l’idea della grandezza della città. Il mattino successivo, il suo sovraffollamento mi si è fulmineamente parato avanti, dall’alto di uno dei tanti ponti che attraversano il Nilo e collegano le isole presenti nel fiume al resto della città.        
Una immensa massa di popolazione era in movimento.
Lungo le grandi arterie viarie sfrecciavano fiumi di macchine – in concorrenza con le acque sottostanti – che eroici pedoni e ciclisti, con carichi di ciambelle e pani sfornati di fresco, tentavano di aggredire.
In tutto quel formicolio di gente, non ho potuto fare a meno di sentirmi uno scricciolo nella mia singola esistenza, rispetto al flusso enorme della vita che scorreva potente dinanzi ai miei occhi. Questa semplice e naturale sensazione mi ha messo in uno stato di gran serenità, inducendomi inoltre a pensare a come il valore della vita venga percepito in modalità diverse, a seconda dei modelli di sviluppo sociale, e quanto ad esse corrispondano vantaggi e svantaggi.
Gli esemplari che fanno capo a realtà di maggior benessere, in genere, si ispirano a criteri di estremo individualismo. Offrono notevole attenzione e protezione al singolo, ma gli procurano anche l’ansia di riuscita, l’angoscia per la conquista di un successo e, da ultimo, un terrore ingiustificato della morte, non più vista nella sua luce naturale. Là dove invece la collettività prevale sulla persona, il singolo è forse meno garantito nelle sue richieste personali, ma è anche meno pressato da eccessive aspettative, magari estranee al suo essere. Per cui, nella moltitudine egli ravvisa forza e sostegno. Insomma, avviene quello che solitamente capita a chi è figlio unico o a chi, al contrario, è attorniato da fratelli.

Accantonate le personali riflessioni, ho lasciato che il mio sguardo vagasse libero sulla megalopoli, per indagarla nelle sue contrastanti differenze, visibili in diverse aree urbane.
CAIRO VECCHIO NUOVOQuella occidentale – dal volto moderno – cresciuta all’insegna dell’ordine e della funzionalità dello spazio, ha edifici prestigiosi, palazzi governativi, ampi viali, giardini. Quella orientale – più antica –, detta anche islamica per il modello architettonico cui è improntata, è fatta di strette vie, numerose moschee, minareti da cui si innalzano i canti dei muezzin nelle diverse ore del giorno.
Di quest’ultima fa parte anche la Cittadella del Saladino.
Ѐ questa una fortezza, posta su un rialzo, da cui si gode una splendida vista sulla città.
Con l’aria tersa è possibile spaziare con lo sguardo, fino a intravvedere le sagome delle piramidi sul fondo. All’imbrunire l’atmosfera diventa magica, allorché gli ultimi sprazzi di sole, le incipienti stelle e magari una propizia falce di luna le donano un fascino ineguagliabile. Al suo interno hanno sede alcune moschee di grande pregio, i cui alti e snelli minareti solcano l’aria insieme alle rondini che, numerose, svolazzano unendo il loro gioioso canto a quello religioso che, da lì, si eleva.
Tra i luoghi di culto islamico, sempre nella zona vecchia della città, va tenuto presente il più antico cimitero musulmano, a tutt’oggi funzionante, chiamato la Città dei morti.
Ha la stranezza di accogliere in sé anche individui vivi, molto poveri, che usano le tombe di famiglia abbandonate come loro abitazione. Cosicché, tra defunti e non, corrono strette relazioni.
Siccome l’indigenza è tanta, il cimitero si è ampliato a dismisura, dando vita a veri e propri quartieri, dove l’accortezza del visitatore è d’obbligo, a scanso di incorrere in spiacevoli sorprese.
In sua prossimità s’incontra il luogo più vitale che si possa immaginare: il suq Khan-Al-Khalili.
Ѐ questo un enorme e storico mercato, la sua presenza risale al XIV secolo. Tutto vi è reperibile, in una mescolanza di colori, suoni e odori. La mercatura è condotta in modo raffinato e magistrale, secondo canoni consolidati in una plurisecolare pratica. Essa prevede un vero e proprio teatro delle parti che s’ingenera tra acquirente e venditore, tutto giocato sul rialzo o scalo del prezzo.
Se viene a mancare questa fase di smercio – per l’inabilità del compratore e per la di lui immediata accettazione della quota indicata – la delusione è leggibile sul volto del mercante, pur pago del buon prezzo realizzato.
I banchi delle spezie sono un’irresistibile attrattiva coi loro colori accesi, simili a prati nello splendore della fioritura. I prodotti vi compaiono a gran mucchi, entro sacchi, barattoli o sistemati a mo’ di piccole piramidi. Da essi s’alza un odore dolce e stordente, che ancora mi pare di sentire nel ricordo. 
Non si può certo lasciare il Cairo senza averne visitato il prestigioso museo, che accoglie la più completa collezione di reperti archeologici dell’antico TUTANKHAMONEgitto. Naturalmente parlo della struttura situata nel pieno centro della città, in piazza Tahrir, sorta nel 1902. Visto che il nuovo complesso espositivo, da tempo in cantiere in prossimità delle piramidi a Giza, non era ultimato al momento del mio viaggio; è divenuto funzionante solo di recente, precisamente dal 3di aprile di questo 2021. Ne ho preso notizia dalla stampa e dalle fastose immagini televisive che ne mostravano l’inaugurazione attraverso una sontuosa cerimonia di trasferimento di 22 sarcofagi reali dal vecchio al nuovo museo, mediante una solenne parata su carri dorati che ricordavano i fasti e i trionfi degli antichi faraoni.   
Il nuovo impianto si è reso necessario per la ricchezza di materiali portati alla luce nei continui scavi, non più compatibili con la ristretta superficie dell’originario edificio, consistente in soli due piani.
L’impressione che ho riportato, relativa allo storico museo, è stata infatti quella di uno spazio troppo angusto per far risplendere oggetti di rara bellezza. Vi erano presenti testimonianze d’ogni tipo: strumenti della vita quotidiana, vasellame adibito a diverse funzioni, sarcofagi, mummie, gioielli.
Forse per il fatto di essere donna, ho riversato tutto il mio stupore sulle teche che esibivano preziosi di squisita fattura, realizzati con un gusto così “moderno” e raffinato, da lasciarci letteralmente gli occhi! Un altro aspetto, a mio parere particolarmente interessante, è stato quello di rinvenire nelle varie testimonianze i caratteri della funzionalità, tipici del mondo odierno.
I letti, gli scanni, gli ombrelli, gli oggetti da toletta sono creazioni tanto improntate a criteri di efficienza, da sembrare pronti per un immediato utilizzo. Non mi dilungherò a descrivere la magnificenza della maschera funeraria del faraone Tutankhamon: in oro massiccio, arricchita di pietre semipreziose. Le parole non ne sarebbero all’altezza.

(1-continua)

                 

 

Foto
Piramidi, Panorama con Minareto e Tutankhamon: Download gratuito Pixabay 
Il Cairo di notte è di Daniel Mayer (CC BY-SA 3.0). 

 

Per inserire un commento devi effettuare il l'accesso. Clicca sulla voce di menu LOGIN per inserire le tue credenziali oppure per Registrati al sito e creare un account.

© A PASSO D'UOMO - All Rights Reserved.