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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

IL CUORE PULSANTE DI LISBONA

Quartiere morescoQuarta e ultima puntata di un viaggio in Portogallo. Gli azulejos, i miradouros, l’architettura manuelina e la ... freschezza dell'arte. Con un assaggio di saudade.

 

                                                 di ROBERTO LEOMBRONI

 

Santuario de Nossa SenhoraDodicesimo giorno. Nel pomeriggio dobbiamo riconsegnare l’auto a Lisbona. Oggi è più difficile evitare il caldo. Dopo la colazione in albergo, facciamo sosta sulla spiaggia di Patacho. La prima che incontriamo a poca distanza da Vila Nova de Milfontes. Bagno rapido. Reso particolarmente disagevole dalla presenza di sassi scivolosi. Passeggiata sugli scogli. Riprendiamo il viaggio con 41 gradi. Per fortuna abbiamo l’aria condizionata! Speriamo (invano) di trovare il fresco al quarto (e ultimo) Capo che visitiamo. Il Cabo de Espichel, ormai a pochi chilometri da Lisbona. Il panorama non è all’altezza di quelli che abbiamo goduto dai tre Capi precedenti. In compenso c’è il bellissimo santuario barocco de Nossa Senhora (XVIII secolo). Raffinato edificio circondato da un grande colonnato. Nei suoi pressi c’è una piccola costruzione religiosa (Ermida de Memoria), affacciata sull’Oceano, che rievoca l’ennesima apparizione. Purtroppo il caldo forte ci impedisce di fare una passeggiata più lunga. In perfetto orario arriviamo a Lisbona e riconsegniamo la piccola e fedele Cinquecento. Per fortuna il confortevole albergo (lo stesso dove abbiamo pernottato il primo Lisbona Alfama Miradouro sul Tejogiorno) è molto vicino alla Hertz. Dunque abbiamo ben presto la possibilità di una salutare rinfrescata. Indugiamo in albergo fino a sera. Dopodiché ci azzardiamo a sfidare l’afa salendo all’Alfama, il più pittoresco quartiere di Lisbona, di origine moresca. Qui gli azulejos, i tipici ornamenti dell’architettura portoghese, la fanno da padroni. Qui è il cuore pulsante della capitale. Con i suoi splendidi miradouros, gli osservatori dai quali la vista spazia su tutta la città e sul Tejo. È proprio di fronte a uno di essi (il miradouro de Santa Luzìa) che troviamo, dopo una lunga ricerca, l’omonimo ristorante che fa per noi. Il motivo? È uno dei pochi con l’aria condizionata.

Tredicesimo giorno. Siamo fermamente decisi a non ripartire da Lisbona senza visitare il Mosteiro dos Jeronimos. Il suo più bel monumento. Che non abbiamo potuto vedere il primo giorno a causa della fila assurda. Ci sottoponiamo a una levataccia (la colazione in albergo è dalle 7.00). Alla stazione della metro prendiamo un biglietto cumulativo che ci permetterà di usufruire illimitatamente di tutti i mezzi pubblici di Lisbona (metro, tram, autobus). Scelta particolarmente felice. Che ci eviterà estenuanti marce sotto l’afa. Con la metro raggiungiamo Praça da Figueiras. Dove c’è il capolinea dei bus che vanno a Belem. Lisbona Mosteiro dos JeronimosRaggiungiamo comodamente (e al fresco!) il Monastero. Dove (miracolo!) la coda non c’è. Anche perché la biglietteria apre alle 10.00. Sono più o meno le 9.15. Ma l’attesa è fortunatamente all’ombra, nello spazio antistante la chiesa. Riusciamo finalmente a entrare in questo gioiello dell’architettura manuelina, costruito nel 1498 per celebrare le scoperte di Vasco da Gama. Un tripudio di pietre lavorate, torrette a conchiglia, colonne intrecciate di foglie e nodi, chiostri ad arcata, motivi animaleschi, colonne simili a tronchi, volte di pietra con venature dorate. Terminata la visita al Monastero, ci si ripropone il problema di come evitare il caldo. Tentiamo un blitz alla pastelaria settecentesca. Purtroppo manca l’aria condizionata. Che invece troviamo nel vicino, confortevolissimo Starbucks Cafè, dove, ci sprofondiamo nelle comodissime poltrone. Torniamo in centro con lo stesso autobus. Quale locale fresco scegliamo a questo punto? Non c’è dubbio. Il Museu do Fado. Situato lungo il Tejo, non troppo Lisbona Museu do Fadolontano dal Terreiro do Paço, dove scendiamo dal bus. Il Museo racconta la storia di uno dei simboli per antonomasia della cultura portoghese. Di Lisbona e Coimbra, in particolare. Nel freschissimo auditorium è difficile sconfiggere il torpore, aiutato dalla voce dolce e suadente degli esperti (in gran parte musicisti e cantanti) che ovviamente parlano in portoghese. Ma i sottotitoli sono in inglese. Riusciamo pertanto a cogliere il nocciolo del loro discorso. Riassumibile sinteticamente nel concetto di “indefinibilità” di tale genere musicale. Associato di norma a quello di saudade (“malinconia nostalgica” o “nostalgia malinconica”, fate voi). Insomma emigrazione, lontananza, separazione, dolore, sofferenza. Un genere rigorosamente branco (bianco). Sia detto senza alcuna ombra di razzismo. In effetti, l’immagine del nutrito gruppo di divi del fado (a partire dalla mitica Amàlia Rodrigues), che appare in una parete del Museo, non annovera alcun artista di colore. E non è un caso che esso non abbia attecchito nell’ex colonia portoghese del Brasile. Usciti dal Museo, ci spostiamo rapidamente in un altro luogo fresco. La cattedrale. Visitata la quale, decidiamo di tornare per un po’ (ovviamente con la metro) in albergo. Salutare rinfrescata. Per poi affrontare, nonostante la temperatura si mantenga sui 40 gradi, la salita al castello. Che ovviamente si trova nella parte più alta di Lisbona. Non è un granché di per sé. tram 28Merita solo il panorama che vi si gode.

Quattordicesimo (e ultimo) giorno.  Sta per calare il sipario su questa bella vacanza portoghese. Ma l’aereo è alle 16.30. Dunque abbiamo il tempo per gustarci l’ultima chicca di Lisbona. Il mitico tram Ventotto. Quello che attraversa buona parte del centro storico, arrampicandosi, in particolare, sui vicoli dell’Alfama. Trovarvi un posto a sedere è un terno al lotto. Lo abbiamo sperimentato il primo giorno. Quando abbiamo dovuto rinunciarvi. Ma stavolta ci facciamo furbi. Altra levataccia. L’obiettivo è quello di beccarlo al capolinea (ben lontano dal centro storico). Convinti di trovarlo vuoto. Purtroppo sbagliamo (per poco) la fermata. È la prima dopo il capolinea. Il tram arriva comunque pieno. Evidentemente non siamo i soli furbi. Ma a questo punto dobbiamo salire lo stesso. Un posto lo rimediamo. Io resto in piedi. Fortunatamente per poco. Una coppia scende dopo poche fermate. Mi siedo. Sfortunatamente è uno dei sedili “perpendicolari” al percorso. Per cui la gente che sale in continuazione mi copre buona parte della visuale. Pazienza. L’esperienza del Ventotto l’avevo già fatta (in condizioni ben migliori) sei anni fa. Scendiamo al capolinea di Martin Moniz e ci godiamo l’ultima passeggiata per il centro di Lisbona. Dove scopriamo, a pochi passi dal Rossio, la bellissima Igreja di São Domingos. Abbiamo accettato la proposta dell’albergo di prenotarci un taxi (a 15 euro) per accompagnarci all’aeroporto. Così viaggiamo al fresco. Ultimo momento di afa all’uscita dal punto di imbarco, prima di salire in aereo. Volo tranquillo fino a Ciampino. Dove ricomincia un’altra storia. Meno afosa. Ma anche meno interessante. 

 

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