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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

LE CITTÀ DEI CONTRASTI

Monastero di AlcobacaSeconda puntata di un viaggio in Portogallo. Tra spiagge, chiese e monasteri. La gentile lentezza dei portoghesi e l’incontro con l’Europa dei giovani colti.

     di ROBERTO LEOMBRONI

 

Sintra Palacio Nacional 1Terzo giorno. Proseguiamo la nostra visita di Sintra. È la volta del Palacio Nacional, situato al centro della cittadina, notevole per le sue stanze. In particolare quelle dei Cigni e delle Gazze. Dopodiché ci dirigiamo verso nord. Prossima tappa: Òbidos. Graziosissimo centro medioevale. Purtroppo deturpato da una massa impressionante di turisti e di venditori di souvenir. Saliamo sulle mura e attraversiamo il piccolo centro storico. Ripartiti da Òbidos, costeggiamo la spiaggia di Nazarè. Rinuncio alla tentazione di fare il bagno. Anche perché il posto non è un granché. Con in più un vento perenne. Non trascuriamo invece la visita a due stupendi monasteri. Quello, imponente, annesso alla chiesa gotica di Alcobaça. E quello, più piccolo e raffinato (in stile manuelino), di Batalha. In quest’ultimo centro ci guadagniamo l’Oscar dell’imbranataggine. La cittadina, turistica, è strapiena di parcheggi. Ne scegliamo uno dei pochi (forse l’unico) non a pagamento. Sennonché dimentichiamo di localizzarlo. Dopo aver visitato il monastero, giriamo a vuoto per mezz’ora nel tentativo di ritrovarlo. Ci salverà una gentilissima giovane signora, che parla abbastanza l’italiano. Un vero angelo che si farà in quattro per aiutarci a ritrovare il parcheggio grazie all’unico indizio utile (quello di non essere a pagamento). Arriviamo piuttosto tardi a Coimbra. L’albergo è moderno e confortevole. Ma è fuori città. Siamo molto stanchi. Scegliamo dunque di cenare lì e andare a nanna. Rimandando al giorno dopo il giro della città. 

Quarto giorno. L’intera mattinata è dedicata alla scoperta di Coimbra. Attraversiamo il ponte sul fiume Mondego. Un (grande) fiume di cui ignoravamo l’esistenza. Avendo appreso, nei nostri studi di geografia, che i principali fiumi della Penisola Iberica erano il Duero, il Tago, il Guadiana, il Guadalquivir e l’Ebro. Del Mondego neanche l’ombra. Eppure è un fiume bello, oltre che grande! Ci immergiamo nella strada principale del centro storico e nei pittoreschi vicoli che da essa si diramano. Benvenuti allUniversità di CoimbraVisitiamo le belle chiese di São Tiago e Santa Cruz. Ma la chicca di Coimbra è la sua storica Università. Fondata nel 1290. Una delle prime in Europa. Nell’ampia strada che collega le varie Facoltà, nella parte moderna, si ripete il gradevole spettacolo (già sperimentato a Lisbona) di simpatiche studentesse (stavolta di Medicina) che, nei loro tradizionali costumi universitari, ci allietano con allegri ritmi musicali. Scopriamo che qui (nella Penisola Iberica in generale) il senso di appartenenza degli studenti alla propria Università è molto radicato. Lo verifichiamo quando, riattraversando il ponte sul Mondego, incrociamo un piccolo corteo di studenti spagnoli (di Valencia), con gli stendardi della loro Università. Fa piacere l’impatto con “questa” Europa. Costituita da giovani colti. La cui serena allegria fa dimenticare per un po’ le immagini di quei mascelluti “sovranisti” e skin-head che impazzano, da qualche tempo nelle strade di Budapest e di Porto Chiesa di Sao FranciscoVarsavia. Ma l’Università di Coimbra non è solo un centro di cultura e di ricerca. Entrando infatti nella sua parte più antica, si scopre un vero e proprio scrigno di gioielli artistici. A partire dalla Cappella e dalla splendida Biblioteca. Dopo pranzo, partiamo per Porto. L’estremo nord del Portogallo. Purtroppo l’indisponibilità di parcheggio da parte dell’albergo ci costa un bel po’ per tenere 24 ore l’auto in un garage. Da ora in poi sceglieremo oculatamente solo alberghi e guest-house con disponibilità di parcheggio. Porto (Oporto), anch’essa riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, offre un singolare spaccato dei contrasti che caratterizzano le città portoghesi. Piazze e viali eleganti, percorsi da fiumane di turisti, si alternano alle viuzze e ai vicoli, pieni di odori marinareschi, che confluiscono sull’animato Cais de Ribeira, la lunga strada che costeggia il Douro (o Duero). Visitiamo la Chiesa dei Clergos, con la sua caratteristica torre, simbolo della città. Ma il vero gioiello di Porto è l’Igreja (Chiesa) di São Francisco. Completamente dorata. Peccato che non vi si possano scattare foto! Proseguiamo con una lunga passeggiata sul Cais de Ribeira.

Porto Cattedrale di Sao SebastiaoQuinto giorno. Continua la visita di Porto. La cattedrale di São Sebastião. Poi una lunga passeggiata lungo il Douro. Fino alla sua spettacolare confluenza nell’Atlantico. Laddove le onde dell’Oceano si infrangono sul molo, senza tuttavia intimidire gli imperturbabili pescatori. A mezzogiorno facciamo in tempo a tornare alla Chiesa dei Clergos per ascoltare un pezzo di concerto per organo. Dopo pranzo, bussola verso est. Destinazione Guimaraes. Graziosa cittadina su cui incombe la mole di un castello. Accolti cordialmente dalla proprietaria di un ottimo albergo. Rapida visita al castello. Il cui intGuimaraes Paco dos Duques de Bragancaerno non mostra particolari significative emergenze. Più accurata quella al Paço dos Duques de Bragança, palazzo quattrocentesco ricco di sontuose stanze, arazzi, mobili. Segue una passeggiata nella piazza più bella, la Praça de São Tiago. Dopo cena, ulteriore passeggiata (digestiva) nel parco del castello. Che all’imbrunire acquista molto in bellezza.

Sesto giorno. Da Guimaraes puntiamo verso sud. Ci si apre lo scenario di un altro Portogallo. Con un paesaggio decisamente più interessante dal punto di vista naturalistico. La meta è la Serra da Estrela, un parco naturale con montagne che arrivano fino ai 2000 metri. Purtroppo la prima parte (fino al passo) presenta un volto spettrale, a causa di recenti incendi. Poi il paesaggio diventa verde e gradevole. Arriviamo a Manteigas. Nel cuore della Serra. Ci sistemiamo in un ospitale B&B. Nel pomeriggio, lunga passeggiata sulla strada che si inerpica tra i boschi della Serra.

Settimo giorno. Riprendiamo la marcia verso sud. Sosta nell’accattivante paesino di Belmonte, patria del navigatore Pedro àlvares Cabral, lo “scopritore” Belmonte Castellodel Brasile. Visitiamo il castello e un interessante quartiere ebraico. Con belle casette e tanto di sinagoga. All’ora di pranzo, allettati da un cartello turistico, abbiamo l’infelice idea di uscire dalla strada principale che porta a Evora, con una deviazione per Flor de Rosas. La campagna è bella. Ma nel paesino c’è solo un castello. Trasformato in resort di lusso. Con piscina e giardino. Fuggiamo dal paesino “ciecato” e riprendiamo la strada per Evora. Siamo ormai nel mitico Alentejo. Terra di vini. Il paesaggio cambia decisamente. Alla flora montana della Serra si sostituiscono immense distese di querce da sughero e ulivi. Ci sistemiamo in un ottimo albergo Evora Chiesa di San Francescoe usciamo alla scoperta della città. Iniziamo con la Capela dos Ossos, collegata alla chiesa di San Francesco. Una lugubre cappella del XVI secolo (e restaurata nel XVIII) “decorata” esclusivamente con ossa umane. Tipica dell’Europa meridionale cattolica (in Portogallo ce n’è una anche a Faro), il suo intento è decisamente didascalico. Ispirato al classico memento mori (“ricordati che devi morire”… e qui ci vorrebbe la buon’anima di Troisi!). Infatti sul suo frontespizio si legge: Nós ossos que aqui estamos pelos vossos esperamos (“Noi ossa che qui stiamo, le vostre aspettiamo”). Visitiamo anche l’annesso museo. Poi vaghiamo liberamente per il centro storico. Scopriamo Evora Templo Augusteole antiche vestigia romane. Il maestoso Templo augusteo. I ruderi delle terme. L’acquedotto, nel quale sono state successivamente incastrate abitazioni civili. Sbuchiamo quindi nella grande rettangolare Praça do Giraldo. Il salotto della città.

(2-continuaPer leggere la prima puntata cliccare qui

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