Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza utente. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo.

 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

RAMS

LOCANDINAVolti dell’amore: Rams, Storia di due fratelli e otto pecore. La resistenza di due fratelli misantropi alla distruzione dell’ancestrale legame fra uomini, animali e territorio che per secoli ha modellato le storie degli inestricabili intrecci fra esseri umano-animali e natura.

 

                                                       di NICOLA RANIERI

 

      

                                           

NICOLARANIERI1I miei genitori sono cresciuti in campagna. Ove mi spedivano tutte le estati a lavorare, fino al compimento dei 17 anni. Così ho maturato una certa conoscenza di storie, personaggi, luoghi.
Mio padre lavorava per il Ministero dell’Agricoltura. Questo mi ha aiutato a capire come funzionava l’amministrazione delle zone agricole, e come esse siano cambiate nel tempo.
Per molti islandesi, ancora oggi, le pecore restano sacre; rappresentano l’orgoglio della tradizione nazionale. Individui come i miei due protagonisti stanno scomparendo. Credo sia un peccato. Vorrei che i loro modi di vita continuassero.

L’intervista, rilasciata dopo il premio Un certain regarde a Cannes e dopo l’uscita nelle sale, racconta i motivi che hanno spinto Grímur Hákonarson a realizzare nel 2015 il film (suo secondo lungometraggio) intitolato Hrútar – arieti, montoni – tradotto in inglese Rams, con l’aggiunta poi (tra l’accattivante, il riduttivo e il mistificatorio) di Storia di due fratelli e otto pecore (nella versione italiana).

Ѐ la storia, epica e lirica al contempo, di due laconici fratelli misantropi che sembrano perdersi o provenire da un passato atavico quanto la notte dei tempi; da una razza di uomini in via di estinzione o già estinti – tanto sono orgogliosi, impavidi e determinati a resistere in una lotta impari. Due personaggi sprofondati in una vita quotidiana lontanissima dalla modernità. Con la quale, l’unico contatto è l’ascolto alla radio delle previsioni del tempo o delle notizie locali. Talmente risultano ruvidi e scontrosi che han rapporti quasi solo con gli animali e con notti e giorni nel segno di lunghe pause, silenzi entro paesaggi remoti.
RAMS3In una desertica valle islandese, verde soltanto nella brevità dell’estate, vi sono dunque questi due vichinghi solitari. Entrambi scapoli e in compagnia degli animali, sicuramente più cara di quella umana, pure perché unica fonte di sostentamento in un’aspra terra maestosa dalla natura indomita. In cui le figure di animali e di uomini spesso si confondono, facendosi sparute; sparpagliate, come le poche abitazioni sotto il grigio cielo in un paesaggio quasi perennemente invernale.
Sembra un mondo senza tempo. In realtà, fa parte del moderno mondo globale. A tal punto da risultare stravolto, devastato pure dalle odierne difficoltà economiche dei pochissimi abitanti rimasti a lottare con problemi di sopravvivenza. Mentre il legame con i secoli passati si è dissolto per sempre; anche quello con la sacralità degli animali che prima – considerati tutti al pari dei domestici – venivano trattati come fossero figli. Soprattutto le pecore di ceppo autoctono, preziosissime, di una razza ovina di eccezionale purezza, attorno a cui la vita dell’intera comunità ruotava.
Con tutto questo, e in un paesaggio sovrano che è il vero protagonista (non già mera ambientazione di una vicenda), sono quotidianamente alle prese i due fratelli.

RAMS1Gummi e Kiddi – barbuti, ispidi, cocciuti – vivono in due case-fattorie quasi contigue. Ma non si parlano da decenni. Se proprio debbono comunicarsi qualcosa, scrivono su un foglio da mettere arrotolato in bocca al loro cane, quasi fosse un colombo viaggiatore.
Hanno pessimi rapporti. Che peggiorano ulteriormente allorché l’irruente e ubriacone Kiddi ottiene il premio al concorso annuale per il montone più bello, vincendo sul fratello che ne ha uno del tutto simile – come sono loro stessi. A questo punto, di totale incarognimento reciproco, Gummi scopre che il montone vincitore ha la virosi nervosa degenerativa, letale quanto il morbo della cosiddetta mucca pazza. Confida perciò la sua scoperta a chi di dovere, il quale allerta il Servizio sanitario. Che impone l’eliminazione di tutti i capi e la bonifica degli ovili.
Ѐ un durissimo colpo per l’intera comunità. I cui componenti sono combattuti fra l’andarsene all’estero o restare in Islanda in difficilissime condizioni economiche nonché esistenziali.
Gummi sembra più ragionevole, acquiescente, saggio, meno impulsivo dell’asociale Kiddi. Eppure, proprio lui, decide di disobbedire alla drastica imposizione delle autorità veterinarie. Nasconde sette pecore e il montone nella cantina trasformata in stalla, dopo aver ucciso tutte le altre, non senza averle prima a lungo accarezzate chiamandole con amorose parole dolcissime. Passandosi poi sul volto – rigato di lacrime e singhiozzante sul lavandino del bagno – le mani non ancora del tutto lavate dal sangue. Perché l’umano-animale legame con le pecore appena uccise è talmente stretto che gli sembra di aver RAMS4soppresso, con esse, pure se stesso e il rapporto con un mondo finito per sempre; con la sua amata terra, con gli sconfinati spazi e i silenzi tra il muschio e la tundra. Ove l’irrompere dell’epidemia – fattasi universale metafora del moderno – distrugge l’ancestrale legame fra uomini, animali e territorio: tutto quello che da secoli modellava le storie degli inestricabili intrecci fra esseri umano-animali e natura.
A questo reagiscono i due fratelli, unendo finalmente le loro forze.

Quando Kiddi viene a sapere che Gummi ha disobbedito all’Ordinanza veterinaria – abbattendo di sua mano quasi tutto il gregge, risparmiandone una piccola parte con il bellissimo montone per la riproduzione della specie – e che gli addetti al controllo stanno per arrivare, poiché ormai sanno che in cantina sono nascoste le pecore salvate, allora si reca precipitosamente dal fratello; vuole aiutarlo a tutti i costi.
Insieme, e con il prezioso ausilio del loro cane fedele, fuggono. Conducono il piccolo gregge verso la montagna – il più lontano possibile dai civilissimi controllori bardati di tutto punto, dalla testa ai piedi come fossero in un laboratorio o dopo una esplosione atomica. Fuggono, con i pochi animali rimasti, verso il ritorno al passato, sognando di ricominciare daccapo.
Lungo le pendici della montagna, però, nello scatenarsi di una bufera, nell’imperversare della tormenta di neve e col sopraggiungere della notte, le pecore scompaiono alla vista. Pure loro due si perdono nel buio.
Quando poi, finalmente, Kiddi riesce a ritrovare Gummi assiderato, si dà a scavare una grotta nella neve, per riparare dal freddo il fratello.
Quindi, trascinatolo dentro, si denuda e lo denuda. Lo scalda col proprio corpaccione, stringendolo, accarezzandolo, parlandogli teneramente come una madre al suo bimbo che sta forse morendo.
Così, spogliati degli abiti e di ogni residua sovrastruttura civile, si riscoprono umano-animali nella caverna dei primordi. A difendersi dalla avversa natura indifferente agli umani affanni tremendi. A fuggire da una civiltà che, per dominare la natura, si è fatta sempre più asettica e burocratica. Tanto razionalissima quanto incapace di comprendere alcunché al di fuori delle spietate regole sulla profilassi e la sicurezza. Capace solamente di ordinare l’abbattimento di tutte le greggi, proprio nel luogo in cui esse sono l’unica risorsa per gli abitanti. Che possono, quindi, o emigrare o restare poveri e oberati di debiti. Oppure ribellarsi con la fuga estrema verso i primordi, separandosi da una società clinicizzata. Per la quale la natura è solo la nemica da cui proteggersi, magari con un enorme preservativo dalla testa ai piedi e con ferree norme insensibili, prive di ripensamenti o di compassione.
Contro una siffatta civiltà, i due fratelli si ritrovano a scaldarsi reciprocamente con i corpi denudati: per tenersi in vita, a dispetto del gelo sociale che li circonda, o per morire nella loro terra del ghiaccio e del fuoco.
Se ne stanno stretti, abbracciati e decisi a resistere o a soccombere nelle viscere di madre terra, dentro una cavità scavata in fretta e somigliante a un protettivo iglù. Dentro la caverna del ventre materno – come due gemelli monozigoti stretti nella placenta – tornati finalmente nella grotta dell’origine, nel luogo ove nascita e morte perennemente si generano l’una dall’altra.  

Per inserire un commento devi effettuare il l'accesso. Clicca sulla voce di menu LOGIN per inserire le tue credenziali oppure per Registrati al sito e creare un account.

© A PASSO D'UOMO - All Rights Reserved.