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 NewsLetter 

Blog collettivo fondato e coordinato da Nando Cianci - Anno V

LA MIA PANDEMIA

Mario Setta«Per me la pandemia è stata la condizione normale di vita». Il virus dell'odio vissuto sulla propria pelle, ma che viene da lontano. Servirebbe un ritorno alla formula delle prime comunità cristiane.

                         di MARIO SETTA

Per me la pandemia è stata la condizione normale di vita. Ho scritto e pubblicato in questi giorni un articolo dal titolo L’odio della Chiesa. Un odio a livello individuale, come nel mio caso, ma anche a livello sistematico, come la punizione derivante dall'art. 5 del Concordato del 1929 inserito nella Costituzione Italiana, entrata in vigore nel 1948. 

Da prete, a Roma, mi sono occupato dell'assistenza e promozione sociale della categoria degli operai edili. Per loro ho creato una casa di ospitalità per pendolari. Ho combattuto con i sindacati per i diritti e l'elevazione sociale dei lavoratori. Richiamato a Sulmona, decido di fare della casa parrocchiale la sede di studio per preparare i lavoratori al diploma di terza media e metto a disposizione alcune stanze per operai pendolari che lavoravano alla FIAT. Conseguenza, dopo un po’ di tempo, condanna e allontanamento da parte del vescovo.

Ho celebrato la mia ultima Messa il 7 aprile 1979.  Avevo quarantatré anni.  Si chiudeva un periodo di nove anni, vissuto in una parrocchia nei dintorni di Sulmona. Piccole frazioni sotto il Morrone: Badia, Fonte d’Amore, Case Lupi, San Pietro, Bagnaturo. Non si chiudeva solo la mia esperienza di parroco. Si chiudeva definitivamente la mia vita di prete. Ho continuato i miei studi iniziati alla Pontificia Università Gregoriana e proseguiti alla Università di Urbino, conseguendo la laurea in Sociologia e in Filosofia. Accettai la candidatura come esterno nelle liste del PCI comunali. All’accettazione il vescovo risponde con la “sospensione a divinis”. Fui eletto consigliere, ma vi rimasi solo due anni.

Cercai di partecipare e vincere ai concorsi per l’insegnamento scolastico, ma non mi venne assegnata la cattedra, perché penalizzato dall'art. 5 del Concordato, essendo incorso nella sanzione canonica di “sospensione a divinis”. Quindi, niente lavoro. Sono costretto ad emigrare in Germania, a Stuttgart. Amici italiani emigranti mi dicono che al Consolato italiano cercano un italiano laureato. Vado, parlo e vengo interrogato dal direttore che mi assume immediatamente. Vi passo alcuni mesi. Torno in Italia, accompagnando un gruppo di ragazzini che studiavano in un collegio italiano.

Da allora non solo sono stato libero, ma mi sono sentito finalmente libero. Libero di raccontare le mie vicende personali, libero di impegnarmi a svolgere con entusiasmo e competenza la mia professione di insegnante. Libero, soprattutto, di studiare la Chiesa come tale; la sua organizzazione, la sua teologia, la sua dogmatica. L’odio della Chiesa è un odio atavico, senza nemmeno che lo si riconosca come tale. Esiste una lunga lista di perseguitati e annientati dalla Chiesa: la repressione operata dall’Inquisizione e le continue soffocazioni nei confronti delle numerose persone che hanno agito di testa propria per affermare la Verità. Una lunga schiera: Jan Hus, sacerdote, viene bruciato vivo all’età di 44 anni, nel 1415. Una serie mai discontinua con l’elenco di sacerdoti  considerai apostati, eretici, atei, ma che hanno offerto un contributo di lacrime e sangue per l’elevazione civile e morale dell’umanità: da Abelardo ad Arnaldo da Brescia, da Gioacchino da Fiore a fra Dolcino, da Serveto a Grozio, da Giordano Bruno a Tommaso Campanella, da Meslier a Morelly, da Condillac a Sieyés, da Galiani a Giannone, da Lamennais a Renan e Loisy, da Ottavio Colecchi a Bertrando Spaventa, da Vincenzo Gioberti a Tazzoli,  da Antonio  Rosmini a Roberto Ardigò, da Giorgio Asproni a Romolo Murri ed Ernesto Buonaiuti fino ai più recenti Giovanni Franzoni, Lorenzo Milani, Enzo Mazzi, Hans Küng, Paul Gauthier, e ultimamente Eugen Drewermann, prete cattolico, scomunicato e psicanalista, che nel libro Funzionari di Dio scrive: «Senza esitare si può affermare che la Chiesa cattolica è il sistema che ha portato avanti ed ha aumentato l’alienazione psichica dei suoi membri più coerentemente, più a lungo e con più esperienza di qualsiasi altro sistema apparso nella storia d’Europa». In realtà, la Chiesa si è configurata come un’organizzazione a base commerciale-economica, fondata sul principio del compra-vendita. Si acquistano clienti e si vendono sacramenti.

Delle tre virtù teologali (Fede, Speranza, Carità) la Chiesa ha privilegiato la Fede, ponendola al primo posto, interpretandola come “fides quae creditur”, cioè fede nelle verità dogmatiche del “Credo” e nemmeno come “fides qua creditur”, la fede proiettata verso la trascendenza. Storicamente la Chiesa ha puntato sulla fede nei dogmi per ottenere l’obbedienza in tutti i sensi: nelle coscienze e nei fatti. In nome della “sua” fede, ha comandato, ammazzato, distrutto il senso dell’umanità.

Se si pensa ai miliardi di esseri umani vissuti prima della venuta di Cristo e ai miliardi che non lo hanno conosciuto e non sono stati battezzati, si dovrebbe dedurre che sono tutti dannati. Un Cristianesimo così disumano e anticristiano sembra proprio inconcepibile. Una forma di odio contro l’umanità. Un Cristianesimo che in Italia ha trovato una società disposta al fenomeno religioso, un sistema politico consenziente, e tra l’altro filosofi e artisti, come il grande Dante Alighieri che ha raccontato tutta la storia della salvezza, col suo poema La Divina Commedia. E giustamente il critico Asor Rosa ha fatto notare come solo con l’abolizione della lettura a scuola ci si libererebbe dei condizionamenti religiosi.

In ultima analisi, l’obiettivo, sublime e profondamente cristiano, non è che la realizzazione d’una società oltre-umana, fatta di veri santi non canonizzati dalla Chiesa-istituzione. Sarebbe la ri-nascita di una Chiesa-Mondo, quella genuina di Cristo, mediante le seguenti riforme:
- la soppressione dello Stato Città del Vaticano;
- l’eliminazione della Segreteria di Stato;
- l’abolizione delle Congregazioni pontificie e delle nunziature apostoliche;
- le diocesi “ricondotte” a comunità autogestite;
- l’elezione dei vescovi e parroci dai rappresentanti delle comunità locali;
- l’abolizione dei seminari;
- l’abolizione dei Concordati;§
- l’abolizione dell’insegnamento di religione nella scuola pubblica;
- ecc. ecc. 

Tornare alla formula delle prime comunità cristiane (Atti capp. 2-3) dovrebbe essere  il programma pastorale. Se la Chiesa, secondo l’immagine di Cristo, deve essere come il lievito nella massa, il lievito è destinato a scomparire, ad essere invisibile, quando è integrato pienamente nella massa, modificandone la sostanza. Con una Chiesa-lievito il Mondo-massa avrebbe il sapore del pane appena sfornato. Un pane fraternamente condiviso tra tutti gli uomini.

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