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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

NELLA BIDONVILLE DI JAIPUR

JAIPUR1Breve racconto di un progetto tra i Paria dell’India per assicurare un futuro a ragazze e ragazzi, condotto da Vivere con lentezza.

                         di BRUNO CONTIGIANI

Jaipur, è la capitale del Rajasthan, uno degli stati più tradizionalisti dell'India. Dal 2005 frequento con alcuni soci di Vivere con Lentezza questo Paese, ci vado una volta l'anno per verificare che i progetti che abbiamo messo in piedi continuino a funzionare. Per una piccola realtà come la nostra non è stato facile capire in che cosa avremmo potuto essere utili, o meglio, più utili. In effetti la domanda di aiuti è molto elevata.
JAIPUR2Occorre dire che la scelta dell'India è semplicemente dovuta al fatto che proprio nel 2005 un nostro socio ha deciso di prendersi un anno sabbatico e di andare in un piccolo villaggio per insegnare a lavorare il legno. Andarlo a trovare e farci coinvolgere in qualche idea di sostegno è stato un tutt'uno. Di coincidenza in coincidenza, da qualche anno collaboriamo con una Colony in una bidonville di Jaipur, alle soglie del deserto, per lo più abitata da Dalit, i fuori casta, forse più noti come Paria. L'economia di questa realtà è basata sulla raccolta per strada di plastica, alluminio e carta che accumulata all'interno viene periodicamente rivenduta. Fino all'anno scorso il nostro lavoro era soprattutto incentrato sul provvedere alle necessità della scuola nella bidonville, banchi, libri, divise, quaderni, visite mediche e oculistiche, ma da poco tempo il Governo ha aperto una scuola nelle vicinanze, così, considerate le ridotte risorse di cui disponiamo, adesso operiamo soprattutto per costruire un futuro per ragazzi e ragazze volonterosi che vogliono proseguire negli studi. Per ora si tratta di 4 ragazze e di un ragazzo: Vydia che sta studiando per diventare hostess, Pooja e Kushboo che vogliono diventare insegnanti e studiano on line, lavorando presso un nostro amico gioielliere, Kiran che vuole diventare designer di moda e frequenta l'università, Nandan che vorrebbe fare il poliziotto. La prevalenza delle ragazze è data dal fatto che in India (ma non solo a quanto pare) le donne incontrano grandi difficoltà ad avviarsi a un lavoro che non sia domestico, e soprattutto per queste ragazze è molto importante uscire dalla Colony, che tende con le sue rigide regole a tenerle gelosamente al proprio interno. A portare avanti questo progetto ci danno una mano Shaker e Rahul Sharma, due giovani cugini di casta braminica (riconoscibile anche dal cognome), che ci consentono di fare base nella loro scuola di specializzazione scientifica, la Whizdom School, aiutandoci nel disbrigo della burocrazia, a mettere a punto i vecchi laptop che abbiamo fornito e a capire i bisogni dei nostri studenti. Nel tempo si è formata una squadretta di persone del luogo che in nostra assenza provvede a far funzionare il tutto e segnalarci opportunità in linea con il nostro JAIPUR3modo di operare, siamo arrivati così alle macchine da cucire assegnate a donne, che lavorando a casa rattoppano il bilancio famigliare, e alle biciclette a lavoratori che risparmiano sul costo dei trasporti. Insomma forniamo direttamente strumenti di lavoro o di studio. Le nostre giornate si svolgono con poco tempo libero, perché da quelle parti tutto richiede tantissimo tempo e le scadenze sono solo una cifra ipotetica segnata sul calendario.

Jaipur, è sempre più caotica, attorno alla sua città rosa, il traffico non si ferma mai, l'inquinamento dell'aria e acustico a volte è insopportabile, e le frotte di turisti appaiono sempre più stremate, ma come dice Terzani: «Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno». Ma questo è un altro discorso, io non ne sono innamorato credo, però continuo ad andarci.

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