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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

CITTÀ SENZA AFFANNO

BRUNO1Per vivere in città più "lente" occorrono l'opera delle Amministrazioni e la parole e le azioni dei cittadini.


di BRUNO CONTIGIANI

Se dopo la dichiarazione per una “Milano lenta” del Sindaco Giuseppe Sala di ritorno da Parigi (metropoli premiata durante la Giornata 2015 da Vivere con Lentezza) per gli sforzi della sua amministrazione di migliorarne la vivibilità, anche il Ministro Franceschini si sente in dovere di proclamare il 2018: Anno del Turismo Lento, noi lenti, non possiamo che accogliere queste parole con soddisfazione. 
Non che in precedenza non ci fossero stati segnali, a partire dal lavoro di Scuola Slow, o dalle provocazioni della nostra associazione o al grande lavoro svolto in passato da Carlin Petrini, il tempo è galantuomo, quindi è giunto il momento di verificare queste volontà nei fatti.

Che cosa significa lentezza per una città?
Parliamo di lentezza biunivoca, nel senso che non basteranno tutte le metropolitane che si vanno costruendo, i bike e car sharing che si stanno attuando, le piste ciclabili, e le domeniche a piedi, se non si riuscirà a disinnescare il clima di aggressività, di reattività stizzita e urlata, di polemica gratuita che si respira in molte parti del paese, soprattutto nei grandi centri urbani.
Quindi prima delle opere: l'esempio, che non dobbiamo aspettare arrivi da chi ci governa. Si può iniziare, con fermezza, e apertura mentale.

Alcune città stanno facendo molto per essere più vivibili. New York ha optato grazie al Sindaco Bloomberg per non edificare sulla vecchia  High Line, la vecchia ferrovia che congiungeva il Nord con il Sud di Manhattan, per trasformarla un viale alberato che costeggia l'Hudson, anche Londra in alcuni borghi fa grandi sforzi, soprattutto con musei locali e piste ciclabili, per non parlare del Nord Europa, dove in alcune città si è deciso di abolire i semafori, instaurando un traffico attento, o  Nantes e Reggio Emilia.
Bene quindi inserirsi in questo trend. Un punto riguarda però anche la reazione delle persone a certe scelte e la loro capacità di essere “lente” davvero. La parola e le azioni sono ora ai cittadini, che devono premere per avere condizioni di vivibilità migliori, nell'aria, nei rumori, nella vista (certi orrori urbani, come altre immagini sui social media, sono un cibo dannoso per il corpo), nell'acqua che potrebbe tornare ad essere bevibile, e soprattutto nel senso di convivenza quieta.

La lentezza va vissuta, attraverso l'ascolto, il rispetto, l'attenzione, l'educazione, la responsabilità, la flessibilità, l'esempio, la fantasia.
Nei giorni scorsi a Milano si è svolto il G7 della salute, iniziativa lodevole, nata nella speranza di avere in futuro l'Agenzia del Farmaco, che si è tenuta in una delle zone più centrali della città, riducendola a un labirinto corazzato impenetrabile, inquinato dal traffico impazzito, che non certo ha favorito la salute dei suoi abitanti. Non si poteva riflettere sulla collocazione? Per fare bene certe volte occorre tempo per pensare.

Agli amministratori compete il dovere di operare per non costringere le persone ad affannarsi in frenetiche rincorse incappando in intralci di ogni genere: a volte non servono nuove opere, ma semplificazioni di procedure, un costante ascolto e una visione, verrebbe da dire del buon senso, un po' di sana lentezza.

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