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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

L'ULTIMA PARTITA

CAMPO CALCIOSi conclude la straordinaria esperienza del maestro che per 35 anni ha insegnato nel carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. Che saluta i "suoi" ragazzi raccontando una partita di calcio sospesa tra realtà e metafora.
di MARIO TAGLIANI

«Davanti a me si aprì un tappeto verde, ma proprio verde, quel bel verde bottiglia di quando l’erba ha bevuto acqua a iosa, mentre i fili grassi e lucidi erano tormentati da gambe veloci di adolescenti che rincorrevano una palla. Maglie azzurre e rosse che s’incrociavano di continuo, urla di gioia e di disappunto: una partita di calcio.

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TAGL2Prima di lasciarlo gli chiesi se avrebbe portato i ragazzi in aula per la lezione e la sua risposta fu la prima cosa che imparai: le lezioni in un carcere si fanno dappertutto, in un carcere un maestro è tutto, e anche sul campo di calcio si educano i ragazzi.
Non c’è bisogno di scrivere né di programmare le lezioni, si educa anche soffiando in un fischietto. E il maestro oggi si sarebbe trasformato in arbitro». (dal libro: Il maestro dentro)

Esattamente dopo 35 anni mi ritrovo sullo stesso campo, naturalmente con altri ragazzi, naturalmente con qualche chilo in più e capello in meno, a rincorrere una palla ma stavolta anch’io, come il vecchio maestro, col fischietto in bocca.
È vero, non è semplice arbitrare una partita al “Ferrante Aporti”, il carcere minorile di Torino.
A quell’età i ragazzi non vogliono e non sanno perdere anche se la squadra azzurra questa volta viene da fuori. Sono quasi tutti ragazzi arrivati in Italia con mezzi di fortuna, in genere gommoni, ma che hanno preso in mano la propria vita ricominciando anche a frequentare la scuola.
Le loro insegnanti hanno voluto che facessero un’esperienza particolare, quella di una giornata con quei ragazzi che la loro vita invece la stanno buttando via, vuoi perché non accompagnati nella crescita vuoi perché altri miti hanno offuscato le loro menti ancora acerbe.
Mentre sbuffavo in mezzo al campo incrociavo queste tipologie di giovani che sembravano vicine ma che andavano in direzioni diverse: chi guardava al futuro come una promessa e chi invece nel futuro vedeva solo una minaccia. Quanta grinta avevano questi ragazzi che hanno affrontato il deserto, il mare, l’indifferenza e l’ostilità delle persone “civili” e la palla era metafora di lotta, inseguimento di ideali, raggiungimento di mete.
Nemmeno dopo il 5 a 0 hanno rallentato il ritmo, nemmeno i 30 gradi sotto il sole (è vero, sono tutti neri mi dicevo ma sudano pure loro!) riuscivano ad appacificarsi col mondo. I miei ragazzi li vedevano sfrecciare in ogni direzione senza poter interferire nella loro corsa sfrenata, cercavano di opporsi per ridurre lo svantaggio e di nuovo la partita di calcio diventa una vera lezione di vita, quella lezione che ti mette davanti allo specchio e che ti rimanda quello che sei.
In campo non valgono le gerarchie di gruppo, non conta gridare di più ma bisogna correre, sudare, inseguire e, se ti rimane un alito di fiato, avere la lucidità di centrare una porta che prima vedevi grande ma che col passare dei minuti si rimpicciolisce sempre più.
Fu una partita di calcio a convincermi di scegliere il “Ferrante” come luogo di insegnamento e dopo tanti anni penso che mai scelta fu più felice.
Anche oggi che lo devo lasciare mi sento soddisfatto di quella scelta che mi ha arricchito, mi ha maturato e mi ha fatto leggere il mondo che cambia con una mente più elastica.
Lascio ragazzi apparentemente futili, leggeri e “pericolosi per la società”, ma ragazzi vivi che, come tutti, hanno bisogno di un punto di riferimento, di una guida che li accompagni nel difficile cammino verso la maturità.
Auguro a chi verrà dopo di me di cogliere in ogni momento questi spunti che lo aiuteranno nel suo lavoro, di imparare l’arte dell’ascolto perché solo ascoltandoli ogni giorno saprà anche cosa fare.
Addio ragazzi, spero di aver lasciato un “segno”, di aver dimostrato che un’altra vita è possibile, che i modelli sbagliati che vi hanno deviato si possono scambiare con lo studio, l’applicazione costante che sola ci fa raggiungere il nostro sogno, qualunque esso sia.

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