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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

UNA LETTURA DEL MONDO

YUVALUn modo di leggere il mondo in tre libri di Yuval Noah Harari.

                        di MARIO SETTA

 

Tre libri di Yuval Noah Harari hanno la capacità di raccontare la storia del mondo, dalla nascita ai secoli futuri. Tre libri, l’uno legato all’altro, come un’unica trattazione. Scritti ed editi in questi ultimi anni: “Sapiens. Da animali a dèi”, “Homo Deus, breve storia del futuro”, “21 Lezioni per il XXI secolo”. Più di dodici milioni di copie vendute, tradotti in quarantacinque Paesi.
YUVAL2Il filo conduttore usato da Harari è sempre identico: la ricerca per la ricerca, senza prevenzioni, senza dogmatismi. Un excursus storico che va dal neolitico ai giorni nostri e al futuro, affermando che secondo la biologia gli uomini non sono stati “creati”, ma si sono evoluti fin dove sono arrivati.
Un processo evoluzionistico cieco senza scopi, senza libertà; cosa che biologicamente non esiste, perché  pura invenzione umana.
Harari sostiene di fondare le sue considerazioni sulla scienza biologica, perché la biologia apre le porte, mentre la cultura le chiude. Per questo, forse, ha il coraggio di dedicare il suo terzo libro a suo “marito”, Itzik, dichiarandosi apertamente omosessuale.
Yuval Noah Harari, ebreo, ha studiato Storia a Oxford e insegna all’Università di Gerusalemme. Secondo lui la storia segue una direzione, un’inesorabile tendenza all’unità. Come se il cammino ultramillenario dell’Homo Sapiens si ripetesse nelle varie fasi temporali. Nel primo millennio a.C., si verificò la comparsa di tre fenomeni: la moneta, l’impero, la religione.
A livello economico, il denaro è stato il più grande conquistatore della storia. Non come fatto materiale, ma come realtà mentale, basata su due principi universali: la convertibilità e la fiducia.
A livello politico, dal 200 a.C., i popoli hanno vissuto in imperi costituiti. Hanno obbedito ai diversi imperatori, perché l’impero ha due caratteristiche: l’alto numero di popolazioni sottomesse, come avvenne nell’impero romano e la flessibilità dei confini, ad appetito illimitato. Harari immagina che questo accadrà anche in futuro, quando l’impero sarà veramente globale.
A livello religioso, nel primo millennio a.C., comparvero le religioni universali che diedero un contributo fondamentale all’unificazione dell’Umanità. Il monoteismo, nato in Egitto, fu meno tollerante del politeismo, che  non perseguitava gli eretici. I romani, con facilità, aggiungevano al loro pantheon altre divinità. Non fu così con i cristiani, perché si rifiutavano di obbedire e di rispettare l’imperatore. Per questa ragione vennero considerati sovversivi. D’altronde anche i cristiani si uccisero tra loro, come avvenne nella notte di San Bartolomeo, il 23 agosto 1572. La forma religiosa migliore potrebbe essere il sincretismo, sostiene Harari. Ma il sincretismo sarebbe una specie di calderone dove fondere le varie religioni e i problemi aumenterebbero.
YUVAL3La storia, in quanto tale, non procede per il benessere degli uomini, perché Clio è cieca. Non ha obiettivi da raggiungere, ma affidarsi solo allo scorrere del tempo. Darwin ha saputo interpretare l’evoluzione umana e, sapendone cogliere la teoria, non  prevede l’esistenza dell’anima. È un fatto scientifico come gli esperimenti di laboratorio smentiscano che gli uomini abbiano un’anima. La vita umana è assolutamente senza senso. È il risultato di ciechi processi evoluzionistici che agiscono senza un obiettivo e senza uno scopo.
Il problema della felicità si risolve solo sotto il profilo della biochimica. Diversamente la felicità è una pia illusione. Bisogna conoscere la chimica del nostro cervello e sviluppare trattamenti adeguati per essere felici.
Il rapporto tra specie umana ed economia globale crescerà ancora, ma aumenterà il numero delle  persone che saranno nella fame e nel bisogno. Ha quindi un gran valore la questione del reddito minimo universale, perché è inconcepibile che le 100 persone più ricche del mondo possiedano più del patrimonio complessivo di 4 miliardi di persone povere. “Possiamo non amare il capitalismo – afferma Harari – ma non possiamo vivere senza di esso”.
Fortunatamente, oggi  si assiste alla formazione di un impero globale, rafforzando la pace mondiale, anche se la pace non è semplice assenza di guerra. La vera pace comporta l’implausibilità della guerra e per la maggioranza delle nazioni esiste già.
La realtà odierna presenta uno scenario terrificante se dovesse realizzarsi il totalitarismo degli algoritmi. Un algoritmo è un insieme ordinato di istruzioni che possono essere usate per fare calcoli, risolvere problemi e prendere decisioni. Gli algoritmi che riguardano gli umani funzionano attraverso il controllo delle loro sensazioni, delle emozioni e dei  problemi. Ma pensare che gli uomini possano superare le capacità degli algoritmi è una pia illusione.
Il problema principale è il datismo: vengono cioè usati gli uomini-clienti come strumenti per creare “Internet di tutte le cose”, espandendosi in modo quasi cosmico. Il datismo  si sta trasformando in una religione che rivendica la facoltà di determinare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Un sistema, questo, uguale all’idea di Dio, con la quale gli uomini si fonderebbero. Per il datismo gli umani sono algoritmi e sarebbe possibile addirittura cambiare il mondo, passando dall’antropocentrismo al datocentrismo. È evidente, sottolinea Harari, che si tratterebbe di uno scenario possibile, ma non determinante. Una profezia, non la verità.
YUVAL4Se cambiassero le condizioni dell’elaborazione dei dati, la democrazia andrebbe verso il declino e scomparirebbe. Bisognerebbe, quindi, reinventare la democrazia in una forma completamente nuova, evitando il rischio di finire nella “dittatura digitale”. Uomini e macchine non possono non essere strettamente collegati, perché non si potrebbe sopravvivere se non connessi alla rete. L’uomo, quindi, dovrà appellarsi all’intelligenza in quanto  capacità di risolvere i problemi e alla coscienza in quanto capacità di provare sentimenti.
Harari ricorda che Mark Zuckeberg, il 16 febbraio 2017, ha lanciato un manifesto sulla necessità di costruire una comunità globale, ricorrendo all’uso di Facebook, con oltre due miliardi di utenti. Ma se la filosofia aziendale di Facebook è quella di stimolare la gente a passare sempre più tempo online rischia di deformare intelligenze e coscienze. Mentre sarebbe opportuno  incoraggiare le persone a connettersi quando necessario e per un tempo  limitato alle reali esigenze, poiché sociologicamente è dimostrato  che una persona è incapace di conoscerne, realmente, più di 150.
Nei tre libri esiste una vastità di problematiche, affrontate con acutezza e responsabilità, ma spesso irrisolte, lasciandole alle vicende future. Una diagnosi della storia umana, a vasto raggio: distaccata spassionata, ma scientificamente corretta. Un contributo unico per conoscere dove sta andando il mondo.

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