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 NewsLetter 

Blog collettivo - coordinato da Nando Cianci

EMOZIONI IN CARCERE

MARIA ROSARIADetenuti e “orfani speciali”, nel carcere di Sulmona raccolti fondi per i centri antiviolenza. Musica e lettura per imparare a stare insieme. 

                                di MARIA ROSARIA LA MORGIA

 

L’emozione della musica è difficile da tradurre in parole, specialmente quando ci si trova ad ascoltarla in un carcere, in una grande sala - teatro dove si arriva dopo aver attraversato controlli e lunghi corridoi. Platea divisa in due: da una parte un centinaio di detenuti e dall’altra numerosi studenti, insegnanti, magistrati. Sul piccolo palco c’è un gruppo di una ventina di uomini con la camicia bianca diretti da una donna esile e autorevole. Anna Galterio, la maestra del coro.
Le attribuiscono il miracolo di aver insegnato a cantare a chi non l’aveva mai fatto. Mesi di studio e di prove con l’obiettivo di esibirsi per raccogliere fondi da destinare ai centri antiviolenza, all’associazione nazionale Dire che raccoglie quelli di tutta Italia. Un obiettivo che non nasce per caso, né solo come evento in occasione del 25 novembre, la giornata istituita per farci riflettere, come se non dovessimo farlo tutti i giorni, sulla violenza contro le donne. In realtà nell’Istituto di pena di Sulmona da molti anni esiste un gruppo di studio formato da detenuti e guidato da Fiorella Ranalli, responsabile carceredell’area trattamentale. Si riuniscono nella stanza biblioteca per leggere e discutere, perché hanno capito e stanno capendo che lo studio è importante così come l’ascolto degli altri. Stanno imparando il valore dello stare insieme, del costruire relazioni positive, attività non facile. Tre anni fa mi avevano invitata con altre donne: Rita Pellegrini del centro antiviolenza di Pescara, Simona Giannangeli avvocata di quello di L’ Aquila, Teresa Nannarone, avvocata di Sulmona. Un dibattito costruttivo, conflittuale in modo civile perché avere punti di vista diversi non è un disvalore, alla fine mi arrivò un documento e l’invito a tornare.

Scrivevano: «Parlare di parità tra i sessi è facile, ciò che è difficile è convincersene profondamente, cioè acquisire questo nuovo tipo di relazione come patrimonio culturale proprio» e qualche riga dopo: «Parlare di libertà delle donne innesca una reazione di quasi paura negli uomini, eppure dovremmo tutti riconoscere che la libertà è l’ideale più alto da perseguire». Tornai prima da sola e poi con Annamaria Crispino, direttora della rivista Leggendaria, e con Michele Poli, presidente del Centro di Ascolto uomini Maltrattanti di Ferrara. Il lavoro non si è fermato e quest’anno si è focalizzato sulla violenza assistita, quella dei bambini e delle bambine, figli e figlie di vittime di femminicidio. 
"Orfani Speciali", così definiti da Anna Costanza Baldry -professoressa presso l'Università della Campania "Luigi Vanvitelli" - che nel carcere, prima dell’esibizione del coro, ha tenuto una lectio magistralis sull’argomento. E ci ha tenuto Baldry a far notare l’emozione per il ritrovarsi in uno spazio inconsueto con inconsueti partecipanti al dibattito. Partecipanti attivi perché prima erano stati lettori attenti avevano ricordato il direttore del carcere Sergio Romice e Fiorella Ranalli raccontando del percorso fatto discutendo per mesi, scontrandosi con parole e riflessioni per conquistare una nuova consapevolezza, con lo stesso fine che avevano scritto nel documento di tre anni fa: «riconsiderare con maggiore maturità il senso che intendiamo dare ai rapporti umani, in generale, ed ai rapporti tra uomo e donna in particolare». È un cammino di costruzione e soprattutto di ricostruzione, non facile ma necessario se si vuole rispettare davvero l’articolo 27 della Costituzione: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

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